La donna perfetta ha il suo Valentino

A Parigi lo stilista riporta in passerella il fiocco. Esordio dell’italiano Tisci per Givenchy

Daniela Fedi

da Parigi

Se la bellezza può salvare il mondo, Valentino potrebbe anche vincere il Nobel per la pace. Ciò che il couturier ha presentato l'altra sera a Parigi su una passerella sormontata da un gigantesco fiocco decorato da oltre 50 mila pailettes attaccate a mano una per una, è quanto di più poetico e pacificatore si possa immaginare: il trionfo della femminilità, la perfezione come sola arma contro le brutture della vita. Il tutto infiocchettato nel vero e proprio senso della parola essendo questo gentile ornamento comune ai pacchi regalo e agli abiti più femminili che ci siano, il leit motiv della superba collezione d'alta moda per l'autunno/inverno 2005-06.
In seta, raso e perfino in zibellino (per un bolero che sulla schiena formava il perfetto disegno di un grosso fiocco) questi nodi disciplinati in sartoria dalla micidiale precisione dei tagli, delineano forme che stanno tra il peplo e la scultura pur essendo felicemente libere e leggere. Tanto per dare un'idea c'era un vestito da sera candido, raccolto sul fianco da un grosso spillone di perle chiuso con una cascata di nappine luccicanti, che trasformava il corpo della modella in un'elegante colonna semovente aprendosi e chiudendosi ad ogni passo sulle piegoline drappeggiate. Un altro, tutto d'oro come le statue votive dei templi buddisti, aveva la baschina tagliata a fiocco sul fondoschiena, mentre quello blu ricamato da cristalli in tinta ricavava le tasche da due imperiose gale laterali da cui partiva lo sbieco della lunga gonna sottostante.
«Un tempo bastava mettere chilometri di tela rigida all'interno degli abiti per farli cadere come volevi - ha detto Valentino al termine del défilé applaudito tra l'altro da Madame Chirac oltre che da Gwineth Paltrow e da un esercito di star - oggi, invece, sono fatti di niente e proprio per questo richiedono molto più lavoro, trasformano la couture in un'impresa proibitiva». Ecco perché l'esordio dell'italiano Riccardo Tisci alla direzione artistica di Givenchy era previsto per il prossimo ottobre con la collezione prêt-à-porter. Invece pare che il giovane stilista abbia dato prova di tale dedizione e bravura da convincere Marco Gobbetti, amministratore delegato della maison controllata dal Gruppo Lvmh (Louis Vuitton Moët Hennessy), ad anticipare i tempi. «Sono terrorizzato» ha detto infatti Tisci ieri dando gli ultimi tocchi alla sua prima collezione d'alta moda che prevede addirittura 350mila euro di diamanti incastonati in innumerevoli micro-rose di struzzo sul cosiddetto «abito-fiore».
I 25 look presentati nello storico atelier di avenue George V erano all'altezza delle più rosee aspettative. E Hubert de Givenchy, che non s'è mai preso la briga di contattare i suoi successori, ha voluto incontrare questo simpatico ragazzo nato a Taranto e cresciuto a Cantù da una madre-coraggio rimasta vedova con nove figli da sfamare. «Chi l'avrebbe mai detto?» chiedeva la signora frastornata dall'emozione al pensiero che il suo ragazzo tra una settimana incontrerà Rania di Giordania per le prove del nuovo guardaroba.