Le donne in piazza con unico bersaglio: il Cav La Bongiorno: "Chi tace oggi diventa complice"

Sotto lo slogan "Se non ora quando?", centinaia di migliaia di donne sono scese in piazza per difendere la loro dignita. Ma soprattutto per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Dicevano no alle bandiere di partito e alle strumentalizzazione, ma i politici dell'opposizione, Cgil e Fli cavalcano la protesta

Milano - "Se non ora quando?". Accomunate da questo interrogativo, centinaia di migliaia di donne (per gli organizzatori un milione) sono scese nelle piazze di 230 città della Penisola "per chiedere più rispetto per libertà e i diritti delle donne", ma soprattutto, le dimissioni del premier. Perché se il filo conduttore delle manifestazioni, almeno quello spiattellato ai quattro venti, era quello di rispettare se stesse, la realtà è un'altra. Il rispetto della donna sembra uno specchietto per le allodole che copre, ma neanche più di tanto, il proposito di attaccare il presidente del Consiglio. Un'altra prova delle discordanze tra propositi e realizzazioni è rappresentata dalla presenza di molti uomini. Ma non era una manifestazione delle donne indetta per difendere le donne? Per continuare poi con i proclami e le promesse di scendere in piazza senza bandiere di partito e di sindacato. Una promessa disattesa visto che politici dell'opposizione, del terzo polo, del Fli, della Cgil non hanno perso un attimo per strumentalizzare le proteste e lanciare anatemi e accuse nei confronti del Cavaliere.

L'opposizione cavalca la protesta "Vogliamo porre al centro della nostra vita e della vita del Paese la parole dignità, dignità della persona, della donna, della democrazia", ha detto la presidente del Pd, Rosy Bindi, ai piedi del palco di piazza del Popolo. Poi è la volta di Vendola. "Oggi credo che sia un colpo mortale per il berlusconismo", ha chiosato il leader di Sel da Milano. La tuonata arriva anche dal Fli. Di fronte all’inchiesta sulle notti di Arcore e sulla "carica erotica" come "criterio di selezione" per la classe politica, "chi tace diventa complice", ha detto Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, spiegando così la sua partecipazione alla manifestazione. Che poi ci tiene però a precisare che l’obiettivo della manifestazione non è certo la caduta del governo Berlusconi: "I governi cadono in Parlamento, ma questa cosa è più importante. Le grandi rivoluzioni che cambiano le cose partono da rivoluzioni culturali. La caduta del governo è una cosa molto più piccola rispetto alla discriminazione permanente della donna".

La reazione della Gelmini "Non capisco come si possa chiamare moralista questa piazza, ha detto la Gelmini, che poi aggiunge: "Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne". "Non vengano a raccontarci di voler difendere la loro dignità quando sono le prime a bollare automaticamente come prostituta qualsiasi donna metta piede in casa del premier", continua il ministro. "Si tratta delle solite eroine snob della sinistra che sono uscite dai loro salotti per tentare di strumentalizzare la questione femminile e per attaccare un governo che continua ad avere la fiducia della maggioranza degli italiani". 

Lerner e Perina a Milano Sul palco di Milano si susseguono gli interventi degli ospiti: Claudia Mori, Flavia Perina, Randa Ghazy, Maddalena Crippa, Alessandro Robecchi. E poi Gad Lerner, Franca Rame, la giornalista Assunta Sarlo, Rosellina Archinto. Al coro degli oppositori non poteva mancare la Camusso che, ospite della puntata straordinaria di In mezz’ora in diretta da piazza dal Popolo, parla così delle manifestazioni: "Un Paese che dice che su piano economico siamo fermi, che sulla giustizia non c’è più uguaglianza, che chiede rispetto per le donne, e credo anche da parte degli uomini". E poi attacca l’esecutivo: "È un governo che ha fatto una politica contro le donne, basti pensare che il primo provvedimento è stata la cancellazione della legge sulle dimissioni in bianco che venivano usate per licenziare le lavoratrici incinte".

Il Pd "Questo sarà l’inizio della spallata decisiva al governo Berlusconi", ha così commentato il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, che è tra la folla in piazza del Popolo a Roma. Per Di Pietro, la manifestazione è "un prologo" del referendum sul legittimo impedimento che lui chiede sia fissato il 19 maggio, cioè con il secondo turno delle amministrative. Secondo il leader dell’Idv, "Berlusconi non è né più né meno di Mubarak, Gheddafi e Ben Ali, con la differenza che lui è ridicolo".

Il commento di Casini "La dignità delle donne deve riguardare tutti, destra, sinistra e anche noi uomini" ha detto il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. "È una manifestazione importante di protesta civile, è un importante sentimento che emerge, è la dignità che esplode. Ma poi bisogna proseguire", ha detto la senatrice del Pd Livia Turco, dalla manifestazione di piazza del Popolo a Roma.

Le reazioni del Pdl "Sarebbe bello che le donne scendessero in piazza per ragioni vere, non per strumentalizzazioni contro il governo", ha commentato il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, invece dice: "A scendere in piazza è lo schieramento anti berlusconiano fondato sulla sinistra a testimonianza che è essa, insieme a un nucleo di magistrati politicizzati, ad aumentare sempre più la tensione ampliando i termini dello scontro politico". Ancora più netto Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra: "Le donne che scendono in piazza sono figlie di quelle che nel '68 invitavano a fare l'amore e non la guerra. Oggi fanno la guerra a chi fa l'amore. E una sinistra disperata".  E la presidente del Partito Democratico Rosy Bindi, anche lei in piazza del Popolo: «Vogliamo porre al centro della nostra vita e della vita del Paese la parole dignità, dignità della persona, della donna, della democrazia».

In piazza contro un uomo
"In piazza oggi non una manifestazione delle donne ma di una parte di donne, che come unico obiettivo hanno quello di mandare a casa Silvio Berlusconi". Lo dichiara Daniela Santanché, sottosegretario all’Attuazione del Programma di Governo. "Donne che, ancora nel terzo millennio sanno solo essere strumento di uomini. Peccato che a farle scendere in piazza sia solo l’odio nei confronti di un uomo e non l’amore per le donne stesse, che invece ritornano alla categoria delle donne per bene e delle donne per male, a seconda della loro appartenenza a una parte politica".