D'Onofrio: "Sì, ho abolito quelle prove e non mi sono mai pentito"

L’ex ministro che, nel ’94, cancellò una lunga tradizione: "Erano un’ingiustizia. E comunque io non c’entro con il caos successivo che ha annullato la meritocrazia"

Roma - Agli studenti in affanno per il recupero dei debiti probabilmente il suo nome non dice nulla. Ma fu proprio il democristiano Francesco D’Onofrio, ministro della Pubblica istruzione del primo governo Berlusconi, a cancellare gli esami di riparazione. Molti pensano che la crisi della scuola italiana si sia aggravata proprio a partire da quella scelta. D’Onofrio ma lei si è mai pentito?
«Ancora con questa storia? No. Non sono pentito: quando io sono arrivato al ministero il processo di abolizione degli esami di riparazione era già iniziato. Addirittura nel ’77 erano stati cancellati alle elementari, alle medie e alla maturità. Lo sapeva lei che si poteva ripetere pure la maturità a settembre? Io mi limitai a procedere sulla stessa strada e con un decreto legge nell’agosto del ’94 abrogai gli esami di riparazione anche al liceo. Il governo però restò in carica soltanto otto mesi ed io non ho nulla a che fare con quello che è successo dopo. Soprattutto non c’entro con la vergogna dei corsi di recupero che poi venne attuata dai successivi ministri. Prima Giancarlo Lombardi col governo Dini e poi Luigi Berlinguer con Prodi».

Vergogna?
«Ma certo. L’abolizione degli esami di riparazione da parte mia aveva un obiettivo strategico che era quello di rendere la scuola direttamente responsabile dell’istruzione dei ragazzi. Nel mio progetto gli studenti avrebbero dovuto frequentare corsi obbligatori o il mese dopo la fine delle lezioni o il mese prima. Poi con il caos dei recuperi e dei debiti hanno finito per cancellare la meritocrazia invece degli esami».

Ma come si poteva introdurre il concetto della meritocrazia attraverso l’eliminazione di una verifica della preparazione degli studenti, come erano appunto gli esami di riparazione?
«Come ho già detto il processo era già iniziato. Noi lo abbiamo soltanto completato. Comunque si volevano mettere insieme la responsabilità della scuola e la qualità dell’apprendimento, che con gli esami di riparazione di fatto ricadeva invece sulle famiglie».

Ovvero?
«Il sistema andava avanti con le lezioni private quindi andava bene chi si poteva permettere di pagare profumatamente i professori più bravi. Si era creata una discriminazione tra i ricchi che potevano pagare le lezioni per i figli e i poveri che invece non se le potevano permettere. Un’ingiustizia palese. Purtroppo, invece di perseguire questo obbiettivo, l’abolizione degli esami è diventata un modo per rendere gli studi più facili mentre noi volevamo renderli più rigorosi, dando a tutti le stesse opportunità».

L’attuale ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, si è detta favorevole ad un ripristino degli esami di riparazione.
«A mio parere rimettere gli esami non è la soluzione: tutto a quel punto ricadrebbe di nuovo sulle famiglie».

Il sistema attuale però sta portando la scuola alla rovina: gli studenti italiani sono i più impreparati d’Europa.
«Certo anche il sistema attuale non funziona e non garantisce i risultati. Sono d’accordo con la strada aperta dall’ex ministro Fioroni che ora anche la Gelmini mi sembra voglia perseguire. Imporre una maggiore serietà, un maggiore rigore, verificando con certezza i risultati. Non credo che per far questo occorra ripristinare gli esami di riparazione. Insisto: la responsabilità della preparazione degli studenti deve essere della scuola che frequentano non dei professori che possono permettersi di pagare extra fuori casa».