Dossier Rai sul Tg3:la Berlinguer fa politica

Uno studio chiesto dai vertici analizza il taglio dei notiziari: sulla terza rete servizi "accompagnati". Verso sinistra

Roma - Un telegiornale «accompagnato». Verso sinistra. La definizione del Tg3 («accompagnato», appunto) è contenuta in uno studio confezionato dalla Bain&Company, una multinazionale della consulenza, per i vertici Rai, che lo hanno chiesto in vista della riorganizzazione dell’area news. Il rapporto analizza l’offerta informativa della tv nazionale (a confronto anche con quella europea) e cataloga i tg a seconda dello stile e del modo di trattare la notizia. Ebbene, mentre Tg1 e Tg2 sono «Tg veloci», nel senso che danno notizie con «servizi brevi», quello di Bianca Berlinguer le «accompagna», con «servizi di durata maggiore» e dunque con maggior taglio (commento). «Rientrano in questo cluster il Tg4 e il Tg3» si legge nel dossier.

Sembra di ritrovare, tradotto in termini più neutri, lo stesso rilievo mosso dal presidente Rai Paolo Garimberti al tg di RaiTre (cosa che ha fatto infuriare la Berlinguer). «Esiste un problema Tg3» aveva ammesso il presidente Rai un mesetto fa, dopo aver osservato che «i lanci del Tg3 della sera prima non erano obiettivi». Un problema «non in termini di completezza», aveva aggiunto Garimberti, ma «di distinzione tra opinioni e notizie». Un «tg accompagnato», appunto, che oltre a dare le notizie tende a spiegarle (ovviamente a modo suo).

Il tg che, tra l’altro, dà più spazio alla politica tra tutti i notiziari delle tre reti Rai. Il Tg1, messo alla gogna pubblica perché «troppo politicizzato», in realtà è quello che si occupa meno di tutti di politica, solo il 18% del suo tempo (mentre dà più tempo alla cronaca, il 30%). Il Tg3 parla per il 34% di politica, per il 25% di cronaca e per il 17% di esteri, meno di Tg1 e Tg2 (entrambi al 20%). La Berlinguer è battuta solamente da Mentana, che col suo TgLa7 ha inaugurato una forma di «tg spiegato» (sempre definizione del dossier) che tratta di politica più di quattro minuti su dieci (43%). In generale i notiziari Rai sono più politici di quelli Mediaset, con un rapporto di 27% a 17%.

La politica però sembra pagare in termini di ascolto, quelli del Tg3 sono cresciuti sensibilmente con la direzione Berlinguer, che nella stagione 2010/2011 si posiziona al quarto posto (davanti anche al Tg2) con uno share medio del 11,7%. Primo rimane il Tg1 (22,6%), seguito dal Tg5 (21,1%) e poi da Studio Aperto (15%) e TgR (12,3%). Il «tg spiegato» (e politico) di Mentana conquista una media del 6,3%, ottima.

Dall’analisi del rapporto emerge insomma un Tg1 completamente diverso dall’immagine riflessa dalle polemiche sul suo direttore. Tutt’altro che politicizzato, il Tg1 è invece il notiziario meno commentoso di tutti. Insieme al Tg2, attualmente guidato da Marcello Masi (molto ben voluto dalla redazione), è quello che presenta le durate medie più basse per i servizi. Questo significa che Tg1 e Tg2 tendono più al modello di notiziario puro che non a quello, più tagliato, di Tg3 e Tg4, o del TgLa7. Minzolini trasmette mediamente 27 servizi per edizione, contro i 18 del Tg3 e i 12 del TgLa7. E la metà dei servizi del Tg1 trattano di cronaca o esteri, non di politica. Eppure se si chiedesse ad un passante qual è il tg più politico, risponderebbe probabilmente il Tg1, mai così sotto tiro come durante la direzione Minzolini.

Anche sul calo degli ascolti si vede l’incidenza dello switch off, il passaggio obbligato al digitale terrestre, che ha premiato Rainews24. Nella curva da gennaio 2010 a settembre 2011 il momento del passaggio al digitale segna un aumento verticale di share per il canale all news (dallo 0,1 allo 0,6%). Share ancora bassi che però hanno eroso quelli dei tg generalisti, in modo proporzionale alla fetta di ascolti: chi ne aveva di più ne ha persi di più.

Adesso il dg Lorenza Lei, anche sulla base di questo dossier, dovrà modificare l’assetto delle news Rai. Soprattutto sul piano produttivo, accorpando funzioni e mezzi tecnici che da sempre sono moltiplicati per ogni testata, moltiplicando i costi (per uno stesso evento in Cina la Rai manda tre troupe per «coprirlo»...). Quanto ai cambi di direzioni di cui si vocifera, tutto dipende dal Cda. I consiglieri del centrosinistra puntano a cambiare (per poi mettere mano alle direzioni di reti e tg), ma uno stop è arrivato da Petroni, in quota Tesoro. Però si avvicina la scadenza naturale del Cda, a marzo 2012. E lì bisognerà vedere se la cura Monti arriverà anche a viale Mazzini.

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