Dossier Telecom, gup: "Attività per interessi di Tronchetti e Buora"

Le motivazioni dei
patteggiamenti nell’inchiesta milanese sui dossier
illegali: "L'acquisizione di
informazioni e di intrusione informatica erano attività
strettamente pertinenti alle scelte aziendali"

Milano - "Le richieste di acquisizione di informazioni e di intrusione informatica erano attività strettamente pertinenti a scelte aziendali" idonee "a soddisfare ed a corrispondere a specifici interessi delle due società (Telecom e Pirelli, ndr) e del gruppo dirigente" rappresentato dal "presidente Marco Tronchetti Provera" e "dall'amministratore delegato Carlo Buora". A scriverlo è il gup di Milano Mariolina Panasiti nelle motivazioni dei patteggiamenti nell’ambito dell’inchiesta milanese sui dossier illegali.

Gli interessi di Tronchetti Il giudice, lo scorso 28 maggio, nel decidere sui patteggiamenti e sulle richieste di rinvio a giudizio, aveva fatto cadere l’accusa di appropriazione indebita ai danni di Telecom e Pirelli contestata dalla Procura ad alcuni imputati, tra cui Giuliano Tavaroli, Fabio Ghioni ed Emanuele Cipriani. Nelle motivazioni si legge: "Ritiene questo decidente che sia mancata in atti proprio la prova, anzi si è positivamente formata la prova contraria, che le manovre per come contestate agli imputati" siano state compiute "all’unico fine di stornare risorse economiche dalle società Telecom e Pirelli". I pm, secondo il giudice, hanno "fatto proprie le tesi delle due società", che parlavano di un’appropriazione indebita ai loro danni. Una tesi che il giudice non ha accolto, spiegando che le richieste dei dossier erano attività "nelle due aziende pienamente condivise e conosciute". Come emerge dalle motivazioni, Tronchetti Provera e Carlo Buora "hanno approvato il bilancio dei due diversi settori security delle due aziende, senza alcun rilievo di sorta". Il budget delle direzioni security "approvato e condiviso", si legge ancora, "era negli anni cresciuto, passando da 10 milioni di euro a 50/60 milioni di euro, fino a toccare i 120 milioni di euro nell’anno 2004".

I benefici delle attività Le "logiche" dell’attività di dossieraggio illegale "tendono a beneficiare, non già l’azienda come tale, ma chi in un dato momento storico ne è il proprietario di controllo". Il gup di Milano Mariolina Panasiti, che nelle scorse settimane ha disposto anche la trasmissione degli atti alla Procura perchè valuti se aprire nuove indagini, parla di una "gravissima intromissione nella vita privata delle persone mossa da logiche partigiane nella contrapposizione tra blocchi di potere economici e finanziari, logiche che tendono a beneficiare" colui che "in un dato momento storico" è "il proprietario di controllo" dell’ azienda. Nel corso dell’udienza preliminare, l’investigatore privato Emanuele Cipriani aveva più volte chiamato in causa l’attuale presidente di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, sostenendo di aver agito sulla scorta di direttive aziendali. Secondo il giudice è "palesemente inverosimile" che Fabio Ghioni abbia agito di sua iniziativa, come è "altamente improbabile" che Giuliano Tavaroli, ex capo della security di Telecom e Pirelli, abbia agito "nel suo interesse".

Ostinato diniego Nelle sue dichiarazioni in fase di indagini sulla vicenda dei dossier illegali, Tronchetti Provera ha manifestato un "ostinato diniego di ogni consapevolezza di quanto accadeva nelle aziende da lui, almeno formalmente, gestite". Il giudice spiega, in uno dei passaggi delle oltre 300 pagine di motivazioni, che l’allora presidente di Telecom e di Pirelli nelle dichiarazioni "rese in sede di esame in fase di indagini" ha manifestato un "ostinato diniego" anche "nella consapevolezza di quegli elementi di conoscenza comunemente condivisi in azienda da dipendenti e dirigenti di diversi livelli, ed addirittura portati alla conoscenza delle collettività in convention di security". Il giudice, nelle scorse settimane, anche alla luce di alcune testimonianze in sede di udienza preliminare, tra cui la deposizione di Tronchetti Provera, ha disposto la trasmissione degli atti in Procura perchè valuti la possibilità di nuove indagini.