Draghi: "Troppe tasse paralizzano il Paese. E il Sud cresce troppo poco..."

Il governatore di Bankitalia approva le mosse del governo contro la pressione fiscale record di Prodi. E suggerisce: ridurre le spese dell'1% l'anno, in pensione più tardi, cancellare il divieto di cumulo tra pensione e lavoro. <a href="/a.pic1?ID=265698" target="_blank"><strong>Berlusconi: &quot;Diagnosi utile, riconosco molte mie idee&quot;</strong></a>

da Roma

Meno tasse, più istruzione, più lavoro. L’Italia ha «desiderio, ambizione e risorse» per tornare a crescere - dice Mario Draghi nelle sue terze considerazioni finali all’assemblea di Bankitalia - ma tutto questo s’infrange nell’urto con «gli interessi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento». Per ripartire, occorre l’impegno di tutte le forze di cui il Paese dispone, dai giovani alle donne, dal Mezzogiorno alla politica.
Il quadro economico. Draghi ripercorre l’andamento della crisi finanziaria, le sue ripercussioni sull’economia reale, ed osserva che «è presto per dire se è terminata». Oggi, aggiunge, i maggiori rischi vengono dall’«accumularsi di tensioni inflazionistiche», con il continuo aumento dei prezzi dell’energia e di altre materie prime. L’euro ha fatto argine ai rincari, la Bce ha agito bene. Inevitabilmente, l’Italia ha risentito del rallentamento internazionale, «e la fase di debolezza si protrarrà per tutto l’anno in corso». La domanda interna è «molto modesta», la spesa delle famiglie è frenata dai bassi redditi e dal rialzo dei prezzi. Il nodo della bassa produttività non si scioglie «da più di dieci anni». L’occupazione è aumentata, grazie alla maggiore flessibilità, ma il tasso di occupazione resta basso, soprattutto quello delle donne.
Tasse troppo alte. Sono evidenti considerazioni di inizio legislatura quelle che il governatore legge davanti ai banchieri e agli imprenditori riuniti nella «sala rossa» di palazzo Koch. Draghi ricorda che la riduzione del deficit pubblico negli ultimi due anni è dovuta al forte aumento della pressione fiscale, 2,8 punti percentuali fra il 2005 e il 2007. L’incidenza delle entrate fiscali sul Pil è ormai al 43,3%, superiore di quasi tre punti alla media europea. Per ogni 100 euro di costo del lavoro, il prelievo fiscale e contributivo arriva a 46 euro; e l’aliquota sui profitti d’impresa è superiore di 8 punti alla media Ue. L’alleggerimento del prelievo sulla retribuzione legata alla produttività (cioè la detassazione degli straordinari decisa dal governo) «può avere effetti positivi». Draghi chiede che venga estesa a fasce via via più ampie di lavoratori. Un progetto pluriennale di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposta «migliorerebbe le aspettative di famiglie e imprese».
Pensioni, alzare l’età. Draghi ricorda che il 30% della spesa pensionistica va a cittadini con meno di 65 anni. L’età di pensionamento va dunque incrementata. Bisogna anche «cancellare gli ultimi impedimenti al cumulo fra lavoro e pensione» e incoraggiare forme flessibili di impiego.
Mezzogiorno e federalismo. Una delle novità delle considerazioni 2008 è l’enfasi sulla questione Sud. Nel 2007, ricorda il governatore, il Pil per abitante delle regioni meridionali non ha raggiunto il 60% del Pil del Centronord, restando inferiore al livello di trent’anni fa. La produttività media per occupato nel Sud è inferiore del 18%. La quota di lavoro irregolare sfiora il 20%. Divari molto ampi si riscontrano in tutti i settori - dalla sanità alla scuola, dalla giustizia alle infrastrutture - nonostante il forte impegno finanziario da parte dello Stato. Draghi chiede che si applichi un sistema di valutazione sulla qualità dei servizi. Finanziamenti non più a pioggia, ma in qualche modo legati ai risultati. Regioni e Comuni debbono premiare l’efficienza e indirizzare le risorse verso gli usi più produttivi e le priorità più urgenti. «Il federalismo fiscale - ricorda Draghi - avrà tanto più generale consenso nel Paese, quanto più accrescerà l’efficacia dell’azione pubblica».
Banche, occhio al patrimonio. Le nostre banche hanno retto all’urto della crisi finanziaria, grazie a bilanci «stabilmente fondati sulla raccolta dalla clientela». Ecco perché la trasparenza e la correttezza con i clienti costituiscono un «fondamentale presidio» del settore. Bisogna adesso che le banche rafforzino la patrimonializzazione, prima di pensare a nuovi progetti di espansione.