Il dramma delle bambine uccise in braccio alla mamma

Un’auto le ha travolte nel palazzo dove avevano trovato rifugio Un uomo si tuffa per salvarle: «Ma la più piccola era già morta»

Genova - Il suo corpo come uno scudo inutile. La sua mano come un'ancora che non tiene. E un istante di disperazione per capire che non ce l'avrebbero fatta. Che prendere in braccio la bimba più piccola e stringere forte forte quella più grande, sarebbe soltanto servito a stare insieme fino all'ultimo, a regalare un'ingannevole tranquillità a quegli occhietti che cercavano coraggio. Una mamma Shpresa Djala, albanese, 28 anni, e le sue figlie, Gianissa di un anno e Gioia, di 8, sono tre delle sei vittime del diluvio che ha sommerso Genova. Sono le vittime che raccontano quello che è successo. Perché sono state sorprese come tutta la città da una piena improvvisa del torrente Bisagno, cioè il corso d'acqua che faceva meno paura agli esperti.

Erano le 12.17 nel quartiere di Marassi, a due passi dallo stadio, quando le acque non sono più riuscire a trovare la normale via verso il mare e hanno superato gli argini. Il fiume di fango si è fatto largo su strade e marciapiedi. Ha travolto auto, cassonetti, panchine. Ha sradicato alberi e trascinato qualunque cosa trovasse sul suo cammino. La mamma con le sue bimbe, proprio come tanti altri genovesi, erano lì per caso, forse perché uscivano in tutta fretta da una delle tante scuole genovesi che non erano state chiuse per precauzione. Sono state «inseguite» da una marea improvvisa. Hanno cercato scampo in un portone. Ma mentre la carezza della mamma rassicurava le bimbe finalmente al riparo, la furia del fango ha voluto imporre la sua forza. Un'auto scaraventata dentro al portone ha colpito la famiglia che si sentiva in salvo. Probabilmente ha ucciso sul colpo la donna e le bambine, i cui corpo sono stati poi strapazzati dalla corrente.

La testimonianza di chi era lì, a due passi dal portone maledetto, è tragica. Rosario Gioia è un operaio disoccupato e ieri era tra i genovesi che provavano a resistere alla piena del Bisagno. Ha visto la scena. Ha visto la bimba più piccola che veniva trascinata via. E non ha pensato a se stesso, si è tuffato nel fango. Ce l'ha fatta ad afferrare una manina e ha cominciato a nuotare per portare al sicuro quella bimba che non doveva morire così. Poi la resa. Il cuoricino non batteva più, gli occhi non si aprivano più. Era morta, quella bimba. Come era morta la sua sorellina, ancora abbracciata alla mamma, sotto il fango di uno scantinato nel quale sono stati trovati i loro corpi.

La disperazione dell'eroe mancato è la disperazione di tanti altri genovesi che hanno assistito alle altre tragedie. Angela Chiaramonte, moglie di un agente della polizia penitenziaria in servizio nel vicino carcere di Marassi, è stata travolta da un'auto trascinata dal fango. È morta schiacciata tra i rottami di altri mezzi accartocciati uno sull'altro da quel fiume impazzito. Evelina Pietranera, 50 anni, è stata trascinata via insieme alla sua edicola di via Fereggianno. La stessa fine si credeva avessero fatto le altre due vittime, S.C., 20 anni, il cui nome non è stato divulgato, e C.S., 21 anni, morto al pronto soccorso dell’ospedale San Martino. Ma in serata S.C. è stato rintracciato e sta bene. Mentre un altro bimbo è stato salvato in tempo e ora è ricoverato al Gaslini.
La piena improvvisa ha sorpreso tutti. Gli uomini della Protezione civile del Comune erano sul punto in cui il torrente Bisagno ha superato gli argini pochi minuti prima che gli eventi precipitassero.

A mezzogiorno l'altezza delle acque non era stata ritenuta pericolosa, diciassette minuti dopo, Marassi era già sott'acqua. Colpita proprio nel punto in cui si sono in passato sempre verificati i problemi. Dopo l'esondazione, dopo la tragedia, il Bisagno è tornato a far paura. Il torrente in cui è stata lasciata crescere una vera foresta, quel torrente alla cui Foce è stato lasciato un enorme cantiere aperto con gru, macchinari e detriti, è tornato ad essere l'incubo della città. E a quel punto, i timori di una nuova ondata di piena hanno indotto vigili e volontari a girare per le strade con i megafoni, per far evacuare tutte le strade vicine al corso del torrente. Quelle voci che non avevano messo in allerta, poche ore prima, i residenti di Marassi. E a due bimbe non è rimasto che sentirsi rincuorare dall'ultima bugia buona della loro mamma.