Droga, cantieri, sanità e rifiuti: gli affari d’oro della ’ndrangheta

I servizi segreti e il procuratore antimafia Grasso: "Non è più arcaica. Anzi, ora è diventata la più competitiva fra le organizzazioni criminali"

Roma - «Una strage, quella di Duisburg, che nasce da motivazioni arcaiche ma che poi incontra lo scenario e le dimensioni degli affari». L’affermazione, non nuova per la verità, arriva dal presidente della commissione Antimafia, Francesco Forgione, e trova un supporto concreto nella relazione che agli inizi di agosto il Sisde ha inviato al Parlamento.

Già da tempo l’allarme ’ndrangheta era stato dato sia dai servizi di sicurezza che dal presidente della Direzione nazionale antimafia, Piero Grasso, e anche dagli inquirenti calabresi che hanno a che fare non più con una organizzazione criminale di tipo arcaico, ma «con l’attore criminale più competitivo e quello in grado di esprimere le maggiori potenzialità eversive». Così sottolineava il Sisde nel suo rapporto semestrale, dove evidenziava anche che la «’ndrangheta è ramificata nei Paesi centrali dell’Europa, Germania, Olanda, Francia e Belgio».

Una relazione che sembrava prevedere quanto è successo e che raccoglieva già da tempo i risultati del lavoro degli inquirenti. Che avevano accertato che le aggregazioni calabresi si concentrano dove «l’emigrazione è più cospicua e radicata, così da conservare la propria forza intimidatoria per penetrare il locale tessuto economico e finanziario». Ma non soltanto, la relazione del Sisde ha messo anche in evidenza le regole delle faide tra clan. «Il profilo strategico delle cosche egemoni induce a superare le ricorrenti occasioni di attrito per non compromettere la conduzione degli affari illegali».

Non è successo così stavolta ed è uno dei rompicapi degli investigatori, visto che la strage di Duisburg accende i riflettori sulle cosche calabro-tedesche. Anche in questo caso il Sisde aveva dato un’indicazione: «Quando i clan non riescono a condividere il territorio secondo stabili regole si ripropongono situazioni di crisi dagli incerti sviluppi». L’intelligence si dice sicura della supremazia della ’ndrangheta nella criminalità organizzata, ma non sempre le sinergie con le organizzazioni esterne all’Italia impediscono «accese e violente competizioni fra i vari clan». Oltre all’«incontrastato protagonismo nel mercato degli stupefacenti» gli affari della ’ndrangheta «riguardano i lavori stradali, in particolare la Salerno-Reggio, il settore sanitario, sino alla gestione diretta delle strutture, le attività turistiche nonché l’agroalimentare con il crescente interesse verso i mercati del Centro-Nord». Un patrimonio economico vastissimo.

Il procuratore Grasso mette in evidenza che «i sei morti di Duisburg sono il frutto di una faida sanguinosa che dura ormai da 16 anni, ma non solo. Sono anche il segnale dell’enorme interesse economico che c’è dietro questi gruppi in lotta fra loro». Grasso va oltre e sostiene che la difficoltà per le indagini è soprattutto quella di «intercettare il canale delle ingenti somme di danaro che vengono accumulate». Anche per Francesco Forgione è riduttivo ricondurre la strage solo ad una faida: «Non c’è la piena consapevolezza della capacità della ’ndrangheta di avere un ruolo internazionale. Gli uomini dei clan non vanno in Germania a fare i pizzaioli».

Sulla strage è intervenuto ieri anche il premier Romano Prodi, spostando l’accento sul piano culturale: «Il governo lotta duramente, ma serve anche l’aiuto dei giovani per un cambiamento storico».