Due amiche la tengono immobile il barista la droga e poi la stupra

La vittima è una ragazzina di 13 anni. L’uomo pensava forse ad uno scambio: denaro e stupefacenti per sesso

Gian Paolo Laffranchi

da Brescia

Tradita, drogata, stuprata a 16 anni. Costretta a subire la sorte più umiliante da persone che credeva fidate, 2 coetanee che l’avrebbero tenuta ferma mentre un ultrasessantenne abusava di lei.
Testimone di tanta disumanità un’amica della vittima, che avrebbe tentato di opporsi inutilmente. La violenza sessuale di gruppo sarebbe avvenuta un mese e mezzo fa in una cascina abbandonata nella provincia di Brescia. Arrestati un noto barista, L.L., e le 2 ragazze presunte sue complici.
La brutalità, forse, non era prevista. L’idea del sessantaduenne, in carcere da 3 giorni per un’ordinanza di custodia cautelare, sarebbe stata quella di uno scambio. Denaro e stupefacenti per un rapporto sessuale. Ma la minorenne prescelta non era affatto consenziente.
Ha preso la cocaina soltanto perché obbligata. Dopodiché ha trovato il coraggio per denunciare la violenza subita. Le coetanee che l’avrebbero ingannata e tradita sono state fermate 10 giorni fa. Hanno confermato il rapporto sessuale, ma hanno negato la violenza.
Sesso, droga e soldi. Niente di nuovo da queste parti. Brescia è la capitale dei night, conta una cinquantina di lap-dance bar in provincia, abbonda di luci rosse e assiste di notte a un viavai incessante di clienti sulle strade delle prostitute.
Gli inquirenti cercano di far luce sul contesto in cui è maturato il crimine e prendono in considerazione l’ipotesi di un giro di prostituzione minorile. Ma stavolta non è la solita storia. È una vicenda più complicata, più ambigua. Più immorale.
«Andiamo con questo: paga parecchio». Si sarebbero avvicinate così tante ragazze a un bar fra i più «in» della città. Un posto frequentato dalla «Brescia bene»: politici di ogni colore, industriali di ogni settore, notabili di ogni tipo. Tante aspiranti cortigiane per ricchi e munifici signori di mezza età.
Tra questi anche il gestore del locale, noto sia per il savoir faire sia per l’estrema generosità. Non gli sono stati contestati i reati di spaccio o di favoreggiamento, ma di violenza sessuale aggravata di gruppo. Sottoposto ieri all’interrogatorio di garanzia al tribunale di Brescia, di fronte al giudice per le indagini preliminari Roberto Spanò si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Quello che emerge è uno scenario di degrado senza età. Minorenni che si vendono per denaro e cocaina, anziani che ne approfittano alla luce del sole, nel cuore pulsante di una città operosa e assai benestante, in un ambiente che copre lo sfacelo con una patina di lussuoso decoro.
Le indagini sul caso, coordinate dal pubblico ministero Roberta Licci, sono condotte dai carabinieri della compagnia di Brescia.