IL DUELLO Moka contro espresso

Gli italiani ne bevono centoquarantamila tazzine al minuto. Significa otto milioni e mezzo all’ora, in totale duecento milioni ogni giorno. Tutti caffè bevuti fra le mura di casa: poi c’è quello consumato al bar, in ufficio, al ristorante, altri riti quotidiani indispensabili quanto la sorsata mattutina o dopo un pranzo in famiglia. Una tazzina non stupisce nessuno, ma un po’ divide. È una battaglia a colpi di tradizioni. L’espresso, quello della macchina, sempre più utilizzata anche in casa. E la caffettiera, quella che rumoreggia al mattino e ogni giorno lascia la sua traccia marrone sui fornelli.
Una battaglia di abitudini e, anche, di immaginario. La macchina - dice un’indagine realizzata da Astra ricerche per Saeco - è utilizzata da un italiano su quattro (il 27% sopra i 15 anni), mentre quasi 42 milioni di italiani sono ancora legati al profumo della vecchia moka di casa, quella inventata da Alfonso Bialetti all’inizio degli anni Trenta e diventata un accessorio immancabile nelle case dagli anni del dopoguerra e del boom economico. C’è il sapore forte della tazzina caldissima insieme a quello di uno strumento che da anni ti aspetta ogni mattina col manico un po’ sbrecciato, il metallo bruciacchiato, la sua forma così familiare. E, dall’altro lato, c’è la comodità della macchina che ha tutt’altro gusto, quello del bar e del caffè in compagnia, di un po’ di tecnologia che entra in cucina e fa bella mostra di sé, sul ripiano vicino ai fornelli o al lavandino, come sui banconi. Pochi, resistenti, ancora guardano indietro: la napoletana in rame, il bollitore della nonna.
Nostalgie sporadiche ma radicate in un paese che, per numero di tazzine, non conosce rivali. E che difficilmente penserà di digerire l’ultima notizia che arriva da un gruppo di ricercatori britannici, che hanno osato mettere in dubbio una convinzione assodata, quella per cui le dosi di caffeina quotidiane siano indispensabili per sopravvivere alla stanchezza fisica e all’annebbiamento mentale.
Per gli studiosi dell’università di Bristol è soltanto una suggestione: quella del caffè che risveglia al mattino - dicono in una ricerca presentata l’altro giorno a un convegno della British nutrition foundation - è una credenza senza basi scientifiche. Il caffè non risveglia, né rende più reattivi. Allevia soltanto i sintomi di astinenza maturati durante la notte: è una dose quotidiana a cui, una volta fatta l’abitudine (bastano due colazioni di fila), non puoi più rinunciare ma che non ti lascia più sveglio ed energico. Soltanto chi non ha consumato caffè per un periodo prolungato riceverebbe una vera scossa dalla caffeina. Quella che arriva con il profumo del caffè fumante appena ti alzi, e prosegue con il sapore che non può mancare: altrimenti non riesci nemmeno a spiccicare mezza parola. È un’illusione, dicono gli scienziati. Per gli italiani è solo questione di scelta: la vecchia moka o l’espresso veloce, dipende da quanta fretta hai. Ma il caffè è indispensabile.
eleonora.barbieri@ilgiornale.it