E adesso Fini sprofonda nel ridicolo: "Fli alle elezioni? Non è andato male"

L'assemblea di Futuro e Libertà decide di non apparentarsi con nessuno né a Milano né a Napoli. Ma Urso e Ronchi se ne vanno prima del voto di ratifica. Poi Bocchino torna all'attacco: "Ha perso l'estremismo di Berlusconi". Fini fa recita un (parziale) mea culpa: "Ho commesso alcuni errori, ma solo tattici, non strategici"

Pescara - "Non credo si possa avere la presunzione di essere in grado di non commettere errori, ma se faccio un bilancio di quest’ultimo anno posso anche parlare di alcuni miei errori, ma tattici, non strategici". Un mea culpa parziale quello di Gianfranco Fini, fatto nel corso del seminario "Libertiamo", rispondendo a una domanda di Alessandro Campi. In particolare, ha aggiunto il presidente della Camera, "per un partito di centrodestra non si può transigere su alcuni punti fondanti come l’amor di patria e la legalità". Fini ha detto che non si sarebbe mai aspettato che "la Lega decidesse di non votare per i 150 anni dell'unità nazionale. Se me lo avessero detto non ci avrei creduto. Uno degli elementi di rottura per noi" con questo centrodestra "è stata la consapevolezza che un popolo senza coscienza della propria storia e l’orgoglio delle proprie radici non ha futuro".


"Il risultato delle amministrative per Fli è stato tutt’altro che negativo". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parlando al seminario di Libertiamo a Pescara. "Non siamo affatto preoccupati del risultato che può essere foriero di soddisfazioni", ha aggiunto.
Il presidente della Camera è tornato poi a riflettere su quel famoso 22 aprile 2010, giorno della direzione nazionale del Pdl. "E' stato utile alzare quel dito?", si è chiesto Fini, riferendosi al "che fai mi cacci" che ha segnato l’incrinatura dei rapporti tra i cofondatori del Popolo della Libertà. "Da un punto di vista della tranquillità -ha detto Fini- no, ma era certamente giusto farlo. Quando Berlusconi mi accusa di avere reso impossibile alcune riforme mi mette sul petto una medaglia, perché "quelle riforme erano tese a fare sì che tutta l’attenzione si spostasse sull’imputato che è innocente fino al terzo grado di giudizio ma non possiamo guardare solo alla sorte dell’imputato mettendo fuori il diritto della parte lesa. Se le riforme che dovevano fare erano la prescrizione breve magari per archiviare solo uno o due processi non potevamo rinunciare alla bandiera della legalità...".

Approvata linea del no apparentamento Intanto oggi si è svolta l'assemblea nazionale di Fli ed è andato tutto secondo le previsioni. L’assemblea ha infatti approvato a larghissima maggioranza la linea del Terzo Polo sui ballottaggi. In sala solo tre dei 350 aventi diritto si sono astenuti. A partecipare al voto sono stati circa un centinaio di dirigenti presenti oggi nell’hotel romano nel quale si è tenuta la riunione. Non hanno invece partecipato al voto i dissidenti, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, abbandonando alcune decine di minuti prima della conclusione la riunione. "Quello che avevo da dire l'ho detto del resto oggi ratifichiamo decisioni che sono state annunciate già tre giorni fa. Scelgo quindi di rimanere in silenzio anche per non alimentare polemiche durante la campagna elettorale e parlerò quindi dopo i ballottaggi". Così Adolfo Urso, deputato di Fli, a margine dell'Assemblea Nazionale di Fli al residence Ripetta.

"Nel partito ci può anche essere una minoranza filoberlusconiana l'unico vincolo però deve esser quello della lealtà. Si può anche andare via da Fli per una convinzione politica profonda, e di questo avremmo rispetto, ma se poi uno perché a palazzo Grazioli si è conservato una casella diventa ministro, o sottosegretario, o qualcosa del genere, non possiamo dare dignità politica o rispetto né ora né dopo": queste le parole proonunciate nel suo intervento da Carmelo Briguglio. Nessun intervento per le due colombe dissidenti, Adolfo Urso e Andrea Ronchi, che hanno ascoltato tutti i discorsi senza applaudire mai, seduti silenziosi in nona fila.

"È una sorta di dichiarazione di impotenza politica". Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha commentato così la decisione di Fli di non fare apparentamenti ai ballottaggi di Milano e Napoli. "In una situazione nella quale c’è un confronto politico bipolare - ha sottolineato - non schierarsi è una dichiarazione di impotenza".

Bocchino: puntiamo al 6% "Abbiamo superato la prima tappa con le amministrative, quella della sopravvivenza. Adesso ci attende la seconda: dimostrare di essere indispensabili nei ballottaggi, e infine la terza, essere protagonisti alle prossime politiche". Italo Bocchino detta la linea sui ballottaggi: libertà di voto e nessun appoggio ai candidati a Milano a Napoli. Ma spiega anche che "non è in discussione l’appartenenza politica di Futuro e Libertà a centrodestra né il bipolarismo in cui abbiamo creduto e crediamo". Bocchino dice questo in particolare rivolgendosi a Urso e Ronchi e che contestano al partito una deriva a sinistra. Lui la nega ma sostiene che: "Senza Fini e Casini Berlusconi non vincerà più e Fini ha avuto ragione su tutte le questione che ha posto a Mirabello, a Bastia e a Milano". "Le elezioni - prosegue Bocchino - le ha perse la deriva estremista di Berlusconi e Bossi che noi avevamo denunciato e che è alla base della nascita di Fli". Bocchino rivendica il "risultato importante" ottenuto alle amministrative. "Se consideriamo il voto in Sicilia alla fine avremo il 3% - afferma - so che qualcuno dice che sono risultati da prefisso telefonico ma dopo 60 giorni, senza una campagna elettorale di Fini con la possibilità di usare il suo nome nel simbolo, senza risorse il nostro debutto è stato soddisfacente e ci garantisce che Fli alla politiche partirà dal 6% poiché Fini pesa il 39% del nostro consenso quando sarà capolista".

A Milano c’è stata la sconfitta del berlusconismo: Pisapia non ha preso i voti dei centri sociali, ha preso il voto della borghesia che ha deciso di dire basta al berlusconismo. A Napoli ha perso il "ghe pensi mi", ha detto ancora il vicepresidente di Fli spiegando che nel capoluogo partenopeo il partito non può stare con chi "rappresenta il giustizialismo" né con chi esprime "il fallimento del berlusconismo" ed è sostenuto dal Pdl che ha come segretario "quel Cosentino che i pubblici ministeri inseguono per rapporti con la camorra".