E adesso il preside convoca l’imam per insegnare il Corano ai professori

L'iniziativa a Luzzara, in provincia di reggio Emilia. Nell’istituto quattro alunni su 10 non sono
cattolici e non sanno parlare in italiano.
Il dirigente: "Per i docenti è importante
conoscere anche le altre confessioni". "Nessuno è stato obbligato ad
ascoltarlo. E in tutte le aule
sono appesi i crocifissi: guai
a chi si permette di criticare

L’integrazione multietnica non è più un concetto astratto. Lo sa bene Roberto Ferrari, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Luzzara, provincia emiliana. Una scuola che brulica di settecentosettanta creature tra scuola d’infanzia, elementari e medie, di cui 280 extracomunitari. Pakistani, indiani, tunisini, marocchini, turchi, albanesi. Circa quattro studenti su dieci non parlano italiano, seguono il menù vegetariano e seguono una religione diversa da quella cattolica. Un problema non da poco che Ferrari ha affrontato in stile educativo. «Abbiamo molti arabi nella nostra scuola e così, durante le ore di attività di formazione del corpo docente, ho chiamato a scuola un imam. L’anno scorso l’invito era stato respinto, mentre quest’anno un giovane religioso ha acconsentito e si è presentato ai nostri insegnanti». Per fare che cosa? «Ha spiegato i concetti fondamentali della religione musulmana e poi i principi del Corano».

Insomma gli insegnanti italiani vanno a lezione di Corano? «Nessuno è stato costretto ad affrontare le spiegazioni dell’imam - precisa il preside - ma la maggior parte degli insegnanti era presente. Per un professore è importante masticare qualche concetto a sfondo religioso: questi studenti vivono in famiglie dove il Corano è legge». Imam a scuola, quindi, ma non solo per i professori. Prima di Pasqua, durante lo scorso anno scolastico, c’è stata una riunione di tutti gli studenti. Ma non è stata un’assemblea qualunque. «Per facilitare l’incontro tra le culture diverse e portare avanti il nostro progetto di educazione alla pace abbiamo promosso il dialogo interreligioso » racconta Ferrari. Così, davanti alla scolaresca si sono esibiti a turno, un parroco, un guru indiano e un imam. «Abbiamo pregato in tre lingue diverse ». Ha cominciato Don Mario con il «Padre Nostro», poi il guru con «Un unico Dio universale » e infine l’imam con la preghiera in arabo.

Il suo testo? Eccolo. «È un onore particolare essere con Dio, il signore dei mondi, compassionevole e misericordioso, padrino del giorno del giudizio. Tu solo noi adoriamo, e soltanto a te chiediamo aiuto. Guidaci sul retto sentiero, il sentiero di coloro che tu hai eletto, non coloro che sono incorsi nella tua ira né coloro che si sono perduti». La parola dell’imam viene rispettata così come quella indù. Ma nessuno deve interferire nella religione cattolica. «I crocefissi sono appesi nelle aule – aggiunge con foga Ferrari – e se qualcuno si permette di dire qualcosa io gli rispondo di tornarsene nel suo paese». Anche l’accoglienza ha i suoi limiti.