E in arrivo c’è il no definitivo di Bankitalia

Dopo il primo stop, il gruppo bolognese presenta oggi le controdeduzioni a Palazzo Koch. In caso di altra bocciatura Unipol ricorrerà al Tar

Gian Maria De Francesco

da Roma

Unipol cerca di sciogliere il nodo Bnl, ma il rischio di un «no» definitivo da parte di Bankitalia sembra aumentare sempre più.
Ieri il consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa bolognese ha esaminato le linee guida delle controdeduzioni che saranno presentate oggi a Via Nazionale. Il comunicato diffuso da Via Nazionale non è entrato nel merito delle argomentazioni. Secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, si punterà soprattutto a ridiscutere la questione legata alle opzioni put concesse a Nomura, Crédit Suisse e Deutsche Bank e poi rinegoziate. Il loro impatto sulla patrimonializzazione del conglomerato finanziario sarebbe inferiore a quanto rilevato dai tecnici di Palazzo Koch che l’hanno ritenuta complessivamente carente per 1,118 miliardi. Per la parte restante, che è pertanto inferiore al miliardo di euro, si prospetteranno soluzioni alternative che potrebbero puntare sulla notevole capacità di fare utili del nuovo gruppo bancassicurativo.
Al momento non sembra ipotizzabile un ulteriore coinvolgimento dei partner finanziari nella partita anche se lunedì scorso Nomura aveva precisato che erano allo studio «strategie alternative per aiutare Unipol a raggiungere i suoi obiettivi». E come lo stesso comunicato della compagnia sottolinea, il cda «ha confermato l’intenzione di proseguire nella linea intrapresa per ricercare soluzioni idonee alla tutela degli interessi della società, degli azionisti e dei propri partner». Nessuna menzione, per la prima volta, sulla volontà di proseguire sulla strada dell’Opa. Comunque, la risposta che la Banca d’Italia si attende è una precisa esposizione delle modalità con le quali si intende far fronte alla carenza di capitale in eccesso: cessioni di partecipazioni, aumento di capitale o interventi dei partner. In assenza di queste pare difficile che Via Nazionale possa dare il suo benestare al termine dei 15 giorni che la legge stabilisce per l’esame del dossier.
Gli alleati di Unipol stanno alla finestra e attendono sviluppi. Posizione attendista anche per la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che ha il 3,9% di Bnl ma che non aderisce ai patti parasociali con Via Stalingrado. «Prenderemo autonomamente le nostre determinazioni. Non siamo coinvolti e vogliamo rimanere esterni. Le indiscrezioni su recenti contatti tra noi e Unipol sono prive di fondamento», ha spiegato al Giornale l’amministratore delegato, Guido Leoni. «Abbiamo acquisito una quota di Bnl perché abbiamo visto muoversi le Coop che sono nostre clienti e abbiamo fiducia in quel che fanno. I cooperatori sono gente che ha i calli sulle mani e merita rispetto», ha aggiunto. La tempesta giudiziaria che si è abbattuta sulle Opa bancarie ha suggerito al sistema creditizio italiano la massima prudenza. «Quando le bocce si saranno fermate - ha concluso Leoni - si farà il punto. Così fa un investitore serio come una banca».
A una probabile bocciatura definitiva da parte di Bankitalia, Unipol dovrebbe comunque contrapporre il ricorso al Tar. Ma il tempo gioca tutto a favore del Banco Bilbao che, se decidesse di riproporsi, avrà gioco facile nel riacquistare le quote eccedenti il 30% di Bnl che Bologna e alleati dovranno cedere in caso di ritirata strategica. Ieri il presidente di Legacoop (l’associazione delle Coop rosse cui partecipano anche le cooperative azioniste di Unipol attraverso Holmo, ndr), Giuliano Poletti, ha tuttavia rimarcato che se la strada che porta a Bnl non sarà percorribile, il progetto di fondo di un maggior impegno nel settore bancario sarà confermato. Magari seguendo la via che porta al Monte Paschi di Siena, che proprio ieri ha denunciato la «campagna denigratoria» nella quale si sente coinvolta dopo che il centro della finanza si è ancora una volta spostato nei palazzi di giustizia.