E in ateneo si studia l’antiberlusconismo

RomaSi lavora al futuro, così forse almeno nelle politiche del 2026 ci saranno forze nuove e voti freschi per il disastrato (malgrado le infinite grane del Pdl) centrosinistra anti-Cav. Dunque si punta agli infanti, agli imberbi con la merendina nello zaino, masse vergini da educare a colpi di D’Avanzo a fumetti e «Bunga bunga for kids». È evidente che un ragazzino che a 13 anni, invece di pensare alle femminucce o a combinare qualche disastro, va ad una pallosissima convention di intellettuali al Palasharp e per giunta si mette a sdottoreggiare dal palco impancando un comizietto da secchioncello che deve far contento la zia, sta subendo una pessima educazione. Il consenso forzato al pensiero buono e giusto, quello che si inculca nella scuola politicamente corretta (i Paesi ricchi che affamano il Terzo mondo, le banalità manichee sulla storia europea, gli indiani buoni e gli yankee cattivi, i soliti quattro libri etc.), da cui fuggiva il bambino assetato di libertà de I quattrocento colpi, deve creare soldatini in erba buoni solo a riprodurre le convinzioni dei genitori borghesi e progressisti, che ricompenseranno la sua diligenza obbediente con una carrierina preconfezionata. I giovani balilla di Giustizia e libertà, bimbi-kamikaze della fatwa etica.
Li hanno fatti sfilare in piazza con la Camusso e Rosy Bindi, povere creature, travestendoli da vecchi perbenisti che fanno la ramanzina a Berlusconi («Non si sfruttano le donne!»), un ragazzaccio lui in confronto a loro (lo striscione dei pischelli con la frangetta era: «Nonno, dai il buon esempio»). C’è un video agghiacciante prodotto da mammenellarete.it dove cinque treenni, o giù di lì, vengono intervistati (sì, intervistati, a 3 anni) mentre girano sul triciclo per sapere le ragioni (le ragioni, a 3 anni) per cui aderiscono (aderiscono, a 3 anni) a «Se non ora quando» (ecco, magari non ora, tra qualche anno). La bambina di 3 anni è d’accordo con Vendola e Di Pietro, meno con i distinguo sulla magistratura di Violante, visto che dice: «Vado in piazza il 13 febbraio perché è il mio futuro» (a 3 anni, parla di futuro). Poi articola meglio il concetto sociologico: «Perché siamo diversi ma abbiamo uguali diritti di realizzare i nostri sogni». «Uguali diritti», a 3 anni. Ovviamente la povera piccola sta ripetendo la filastrocca che la mamma gli ha ordinato di imparare, con fez e moschetto, in stretta osservanza dei precetti dell’Opera nazionale balilla. Un’altra piccolina, tipo 4 anni, imbacuccata in un piumino rosa, è stata usata come appendi-slogan nella manifestazione del 13, manichino in miniatura per un cartello «Sono una bimba e dico basta!», scritto ovviamente dalla madre.
Sull’Unità Concita (Concettina) De Gregorio si è sciolta per l’asilo nido in versione arma politica, quei «bambini che hanno disegnato in piazza del Popolo», che «resterà una delle immagini più belle». Nei panni della maestra che segna con la matita blu il tema scorretto in effetti è credibilissima. Nel frattempo si sono messi in moto altri funzionari del Minculpop di Bontà, giustizia e libertà. A Spoleto un’insegnante ha avuto la geniale idea di sottoporre agli alunni della prima media (11 anni) questo interessante compito libertario: «Disegna un carro di Carnevale prendendo spunto dai festini di Berlusconi ad Arcore». Chissà poi il criterio per assegnare i voti ai disegni. L’ultima viene da Bassano del Grappa, in Veneto, dove l’assessore comunale alle pari opportunità ha mandato una circolare nelle scuole per sollecitare dibattiti in aula sul Rubygate. Siamo allo sfruttamento (politico) dei minori.