E in azienda arriva il «coach»

E se il mondo del lavoro si muove per combattere lo stress, l'Italia non rimane certo indietro. È arrivata anche da noi la figura professionale destinata ad occuparsi del problema: si chiama executive coach e tutte le principali aziende ormai ne hanno uno che ha già aiutato i livelli manageriali nella difficile ripresa dopo le vacanze estive. L’executive coach interviene per aiutare i leader (manager di primo e di secondo livello) ad alleviare il disagio psicofisico, gestire l’ansia, diminuire l’aggressività e i danni da stress. Il tutto in piccoli gruppi o in sedute individuali, in cui l’obiettivo è «ridistribuire le energie». Parente stretto del counseling psicologico, l’executive coaching prestato come consulenza alle aziende pare funzionare, tanto che i coach italiani si sono riuniti in una federazione professionale (www.federazionecoach.it) che tiene anche corsi e seminari di formazione.
«Mi piacerebbe ribaltare la prospettiva di stress e parlare invece di benessere. La connotazione negativa dello stress infatti impone una riparazione che presuppone che le aziende rechino soltanto danni ai propri dipendenti. Le organizzazioni oggi possono invece essere anche responsabili dello star bene di una persona», ci spiega Andrea Vitullo, executive coach già manager nel marketing e nella comunicazione di aziende multinazionali e autore del volume «Leadership riflessive. La ricerca di anima nelle organizzazioni» (Apogeo, pagg. 256, euro 13).
Il volume fornisce alcune modalità per prendere le distanze dagli stress quotidiani che ci derivano dagli obiettivi da raggiungere a ogni costo. Secondo Vitullo è necessario uno spazio libero per distanziarci dalle pressioni strategiche e operative e questo spazio può essere offerto proprio dall’azienda: «Durante la pausa pranzo, è possibile organizzare corsi di lingue, riflessioni filosofiche su temi importanti per la persona, corsi di yoga, meditazione o formazione più innovativa dove si aiutino i manager a diventare leader di se stessi e a lavorare sullo sviluppo personale. Personale e professionale oggi si stanno sovrapponendo in misura sempre maggiore. Non sono più le aziende a dover garantire un progetto di vita ai dipendenti, ma le persone che devono avere un progetto personale e poi scegliere quale organizzazione in un momento specifico del proprio percorso personale e professionale può garantire il raggiungimento di quegli obiettivi. Da parte sua, l’azienda deve imparare a conoscere e riconoscere il talento dei propri manager. Su questo incontro di esigenze lavora il coaching».
Ma qual è la vera novità del coaching rispetto ad altri metodi di interazione in azienda? «L’ascolto. Oltre all’introduzione di discipline che creano benessere e seminari di leadership evoluta, intervisto tutti i soggetti dell’organizzazione con cui sono coinvolto, chiedo loro quali sono i valori importanti, dò spazio al percorso di vita di ciascuno. È un metodo di grande successo. Negli Stati Uniti e nelle nazioni del nord Europa è in atto da anni».