E il boss ordinò agli ultrà: "Benzina sui poliziotti"

Nelle telefonate per organizzare gli scontri
tutta la ferocia
dei camorristi di Napoli<br />

nostro inviato a Napoli
Centinaia di intercettazioni telefoniche e ambientali. Pedinamenti. Fotografie, video degli scontri. È imponente il materiale raccolto dal gip Luigi Giordano nell’ordinanza sui 40 arresti per gli scontri di Pianura. Ecco i passaggi più eclatanti.
LA CAMORRA IN CURVA
Rivela il pentito Emilio Zapata Misso: «Gli equilibri fra i gruppi di tifosi e quelli fra clan camorristici si influenzano gli uni con gli altri (...) Il capo dei “Mastiffs” è Tommaso Gennaro, detto “Genny a carogna”, figlio di Ciro De Tommaso camorrista affiliato al clan Misso (...) Così come il gruppo “Rione Sanità” è comandato da Gianluca De Marino, fratello di Ciro, componente del gruppo di fuoco del clan Misso (...)».
«MI DIVERTO

SE MUORE UNO SBIRRO».
Tra il materiale sequestrato a ultrà napoletani oltre a spranghe, coltelli e potenti petardi, riferimenti a ciclostili e slogan come “mi diverso solo se a morire è uno sbirro”, “Digos infame, contro voi ci sono lame”.
PAROLA D’ORDINE: «AGATA»
La discarica sta per riaprire. Il 2 gennaio il capopopolo Leopoldo Carandente contatta Di Vicino, leader del gruppo ultrà Niss. È l’inizio della fine. «Agata! È guerra, guerra, è iniziata la guerra. Bisogna bloccare la rotonda a Don Giustino».
AUTISTA SOTTO SHOCK
Verbale di Ciro R., autista di un pullman sequestrato dai teppisti: «Erano 15, con sciarpe e cappucci, davanti al bus, davano calci e pugni, quindi sono saliti armati di coltelli e bastoni, mi hanno obbligato a mettere l’autobus di traverso, poi hanno bucato le ruote, fuori incendiavano tutto...».
«CI STANNO UCCIDENDO»
Tra il 4 e il 5 gennaio partono gli attacchi alle sedi di partito. Carandente è agitato, spiazzato dalla reazione di carabinieri e polizia: «Ci stanno uccidendo, ci stanno appicciando». Segue una telefonata concitata tra capi ultrà delle 12.54, dopo l’assalto a un commissariato di Pianura: «I Niss sono stati capaci di fare delle cose... sono andati con le molotov nel distretto, un macello è successo stanotte».
«BENZINA SUI POLIZIOTTI»
È il 7 gennaio. Mentre Carandente sbotta («butta la benzina, vai Gaetano... vai tranquillo, state guardando lo spettacolo? Chiama tutti, falli venì»), Di Vicino parla di ricompense («Eee sai, ci danno pure i soldi a noi... L’arsenale, è guerriglia stasera». Un militare riesce a sfuggire al linciaggio, Di Vicino scherza: «Aho... quel carabiniere se ne scappò con la macchina, ma non so dov’è, riuscì a infilarsi come le zoccole».
EDILIZIA E CONFLITTO D’INTERESSI
Carandente sembra avere un interesse specifico nell’edilizia nella zona Selva di Pianura. Se riapre la discarica i valori degli immobili crollano. «In più devo fare questo progetto di una casa mia qua – dice - devo... devo... devo fa sto progettino...»
FILO DIRETTO COL SINDACO
In una telefonata del 22 dicembre, l’assessore Nugnes (definito dai carabinieri il regista occulto della rivolta) rivela: «Noi secondo me è meglio se ci stiamo zitti... no perché il Sindaco... mi ha detto ti devo dire alcune cose... che stanno dietro... togliamoci da mezzo... ci sta la camorra». Poi, a commento della proposta di Diodato sulla riapertura della discarica, Nugnes taglia corto: «Il sindaco è contrario...».
REGISTA IN COMUNE
Nugnes fa le soffiate sui movimenti della polizia. Ne parla con vari indagati, tra cui il consigliere comunale Marco Nonno di An. «Sono partiti, stanno a Fuorigrotta». E Nonno, alle persone in strada: «Ragazzi, stanno arrivando». Ancora: «Li tengo, li vedo, sono incolonnato in mezzo a loro. Questi sono solo i primi, dietro ce ne sono altri – insiste Nugnes – senti Marco, blocca via Sarzania». Nugnes, quando capisce di essere intercettato, fa il doppio gioco: «Li ho visti con gli occhi miei (i teppisti, ndr) se vengono qua sotto, qualcuno di loro ci appizza la pelle». Nonno ride: «Salutiamo il maresciallo».
LA JERVOLINO:

«GIORGIO, STATT’ ACCUORT!»
Il 9 gennaio il sindaco di Napoli parla con l’assessore Nugnes, che le dice: «Mi ha chiamato il capo di gabinetto del prefetto, mi ha chiesto se ero disponibile a vedere il prefetto riservatamente». La Jervolino risponde: «Basta che questo non ci fa fare fetenzie, statt’ accuort». «Ci sono trattative in corso a Roma – sussurra il sindaco – per portare la monnezza nostra in provincia di Salerno, ma il prefetto non lo sa... il che farebbe decadere l’ipotesi Pianura. Un bacio, ciao bello».