E Buffon si scopre senza difesa davanti a un tifoso del Torino

Tre gol di Pellissier, l’ultimo al 91’: la vendetta di un vero cuore
granata. Il Chievo merita l’impresa, ma il portiere e il suo reparto
sono sotto accusa

Torino - Quel cuore vecchio Toro ha detto alla Juve che non è proprio anno. E quando Del Piero diventa Delpeggio il cielo delle speranze diventa grigio tenebra. Sergio Pellissier, anni trenta, naso da pugile rimediato da un colpo avversario, una storia a mezza via tra l’essere e il non essere nel calcio che conta, non aveva mai segnato tre gol tutti insieme. Eroe ideale per il Fantacalcio. Avrà fatto ricchi tanti. Ha raccolto un mondo di voglie in un colpo solo: soddisfare l’anima torinista, nata agli inizi di carriera, provare l’emozione che non si dimentica. «E fare una tripletta al portiere più forte del mondo», ha concluso lui. Cosa chiedere di più per l’album dei ricordi? Una pagina da stracciare per quelli della Juve.
Ieri la Juve ha sentito il rintocco del fine corsa. Comunque fosse andata l’Inter, era giornata da pollice verso.

In qualche modo sono affiorati tutti i problemi di questa sua stagione: una difesa da mal di testa, l’incoerenza calcistica di Del Piero che, quando serve, ti tradisce o mostra il segno di una vecchiaia sulla quale qualcuno dovrebbe ragionare, la somma fatica a toglier personalità agli avversari, subendone il gioco e poco capace di rimediare in fretta agli errori dei difensori. Il Chievo ha giocato un gran primo tempo a centrocampo, ma chissà se i meriti sono tutti suoi? Ieri Pellissier avrebbe dovuto giocare nella Juve: tre occasioni e tre reti da mettere i brividi. Finora aveva realizzato sei gol in campionato. In un colpo solo ne ha segnato la metà: killeristico e puntuale, ma qualcuno aveva la pistola ad acqua. Tutto cominciò in coppia con Amauri, proprio al Chievo. Segnò undici reti. Magari ci sarebbe da farci un pensierino per il prossimo anno.

Del Piero ha cominciato balbettando e mandando all’aria un gol ad inizio partita. Avesse segnato, poteva cambiar faccia al match. Invece si è mangiato una, due, tre occasioni e, a quel punto, la Juve avrebbe dovuto cominciare a votarsi ai santi suoi. Alla fine ha pensato di cavarsela con San Vincenzo (Iaquinta). Ma non è bastato. San David (Trezeguet) non fa più i miracoli.

Perso (ragionevolmente) il campionato, la Juve dovrebbe ragionare su quanto le hanno detto il Chievo, la partita, le reti di Pellissier. L’attacco ha segnato tre gol, ma la difesa ne ha presi altri tre, mettendo la squadra sempre nella condizione di dover recuperare. E questo è il peggio. Buffon ha toccato la 300ª partita e l’usura comincia a vedersi. Non c’è rete nella quale esentarlo da colpe. Chiellini è un gladiatore, ma troppe partite gli fanno perdere reattività. Il centrocampo ha dimenticato pressing e velocità. Quando se n’è ricordato si sono visti i risultati.

L’attacco ha messo in croce Del Piero. È tornato quello di tre anni fa, pronto per la pensione quando diceva di esser vittima di Capello: pasticcia nei dribbling, si mangia occasioni indimenticabili. Quando i dirigenti bianconeri dicono di voler costruire una squadra intorno al capitano, rischiano di passare per matti. Meglio sarebbe rivedere le idee su Cassano, accantonate ancora per un anno. C’è il rischio che la squadra si ritrovi con un Cassano in meno e un Del Piero di troppo. Ieri è stato così. La Juve di Amauri e Iaquinta è ancora troppo fragile, quella di Trezeguet forse da dimenticare. Il francese ha buttato l’occasione per tornare padrone di un ruolo. La Juve ha ritrovato gli assist di Camoranesi. Ma ci vorrà di più, tanto di più. La Signora può buttare questa stagione, non la prossima.