E Diliberto fomenta l'odio anti manager

Il leader comunista torna a incendiare la sinistra: «E comprendo chi
sequestra i dirigenti». Così vuole rubare voti a Di Pietro, ma nessuno
rimpiange la violenza dei cattivi maestri

Diliberto ne ha detta un’altra delle sue. Il leader del Pdci, che sta cercando di confluire nella Rifondazione comunista di Paolo Ferrero, non è nuovo a espressioni grevi e politicamente violente. Ieri, intervistato da Maria Latella su Skytg24, ha superato persino le sue peggiori performance del passato. Due frasi colpiscono. La prima dice: «Noi odiamo Berlusconi». La seconda: «Noi comprendiamo gli operai francesi che hanno sequestrato Francois-Henri Pinault». Un risultato Diliberto lo ha raggiunto. Oggi le sue espressioni figureranno in tutte le note politiche di giornata e già ieri trovavano spazio nei tg serali. Per un partito sparito dal Parlamento è un bel successo. Diliberto è così uscito dal cono d’ombra e ha ripreso il centro della scena. Se questa è la carta di identità del partito che dovrà unificare tutti i comunisti (e Cesare Salvi con loro) si comincia proprio male.
La crisi della sinistra moderata e la scomparsa della sinistra radical trovano una spiegazione proprio dall’esistenza di una cultura come quella di Diliberto. C’è tutto un mondo che non ha più alcuna voglia di ascoltare queste sirene e viene sospinto da frasi come questa verso l’astensione. C’è un’altra ragione, oltre la fuoriuscita dall’anonimato, dietro le espressioni violente di Diliberto? Il leader neo-comunista sente che i margini di recupero elettorali si sono fatti molto stretti. In tutti questi mesi non si è sentita la mancanza di forze radical nella vita parlamentare per due ragioni. La prima è che esse rappresentano un’Italia che va scomparendo. Il voto che ha cancellato intere forze politiche dalle scene parlamentari non è figlio di un destino cinico e baro ma ha rivelato l’esaurimento della capacità di attrazione e consenso della sinistra massimalista e violenta.
La seconda ragione è che le posizioni che tendono a criminalizzare l’avversario sono patrimonio indiscusso del partito di Di Pietro. La performance di Diliberto vuole recuperare a sinistra quei voti che si stanno dirigendo verso l’accrocco giustizialista. Il leader del Pdci vuole fare concorrenza all’ex pm, a Beppe Grillo, a Marco Travaglio. Ma è un elettorato di sinistra quello che «odia Berlusconi» e inneggia al sequestro dei dirigenti d’azienda?
Da molto tempo il tema dell’odio nella politica italiana è patrimonio di forze marginali che cercano nicchie elettorali. Altrettanto di nicchia sono le posizioni di chi esalta e comprende azioni di lotta sindacale estreme come quelle messe in atto dagli operai francesi. Una gran parte della sinistra riconosce che sia l’una sia l’altra posizione sono dannose perché danno l’immagine di un mondo furente mentre cresce nel Paese la domanda di sicurezza e di stabilità.
Tuttavia non si può catalogare l’uscita di Diliberto solo con la categoria dell’errore politico e del desiderio di conquistare titoli nei tg e sui giornali. Dietro quelle frasi c’è un doppio messaggio che porta con sé i germi di una stagione oscura per la politica italiana. Se torna l’idea che l’avversario va odiato come un nemico mortale e che le azioni di lotta sono giustificate anche quando diventano violente e colpiscono la persona umana, si rischia di spingere le aree più radical del sindacalismo e del popolo di sinistra verso scelte pericolose. Abbiamo alle spalle una non lontana stagione di cattivi maestri che si erano cimentati in questa pedagogia di odio e di violenza. Ne siamo usciti a fatica quando tutte le persone responsabili hanno ritenuto di dover marcare una linea di confine fra chi protesta, chi lotta e chi invita alla violenza. Si vuole tornare indietro?
È per questo che è necessario non lasciar cadere queste espressioni come irrilevanti. Rovesciamo il detto latino verba manent. Sarebbe gravissimo se venisse affidato solo ai leader del centrodestra il compito di rintuzzare Diliberto. Appena due anni fa Diliberto era parte di una maggioranza di governo che infine si è sciolta e ha conosciuto una vera disfatta elettorale. Molti sono convinti che nella crisi di quel governo e di quella maggioranza un ruolo determinante abbiano svolto le posizioni oltranziste dei Diliberto e dei Pecoraro Scanio. Sarebbe estremamente positivo se venisse dai dirigenti del Pd una condanna solenne e l’impegno a non costruire mai più maggioranze politiche con simili personaggi. Questa gente non ha diritto di replica.