E il Fatto profetizza: presto effetto domino Silvio come Mubarak

Nel blog di Peter Gomez si parla di un effetto domino che, dopo Ben Alì e Mubarak, potrebbe colpire Berlusconi. Il direttore dimentica però che i primi due sono capi di regimi autoritari, mentre il Cav è stato democraticamente eletto

Milano - Finite le cartucce Il Fatto Quotidiano passa alle granate. Lo spunto per aumentare il calibro dei proiettili arriva dal blog di Peter Gomez, direttore del sito web del giornale di Padellaro. Il titolo è chiarissimo: Berlusconi e il vento del Maghreb. E l’idea è altrettanto chiara: per uno strano effetto domino dopo Ben Alì e Mubarak toccherà a Berlusconi. Poco importa che i due politici nord africani fossero a capo di regimi autoritari da ventitre anni il primo e da trenta il secondo.

“Nell’immediato la prospettiva è che centinaia di migliaia di profughi arrivino sulle coste italiane. Nel medio periodo invece il pericolo (per Berlusconi) è che l’incendio del Mediterraneo si propaghi anche qui.” Una boutade lasciata come un messaggio in bottiglia nell’oceano dei blog? “Non è uno scherzo. È un’eventualità concreta che preoccupa più d’uno dei signori del Palazzo”. La paura che serpeggia tra le righe è che l’imboscata mediatico-giudiziaria esploda come una bolla di sapone: “E’ ovvio, il premier farà di tutto per tirare il processo per le lunghe – prosegue il direttore del Fattoquotidiano.it-. Anzi per non farlo nemmeno iniziare”.

Insomma, se si sgonfia l’agguato delle Procura la sinistra torna al suo vecchio amore: la piazza. Gomez compone un calderone in cui tutto fa brodo: popolarità, consenso, lobby, poteri deboli e forti. Poco importa che Berlusconi abbia il mandato degli elettori e una maggioranza di 320 parlamentari perché “poi ci sono le donne. C’è la chiesa. Gli americani, i paesi dell’Unione europea, e addirittura la massoneria. Persino Licio Gelli lo ha mollato”. Per dar contro al Cavaliere non si butta via nulla, nemmeno una dichiarazione del Gran Maestro di Pistoia.

E poi, sul finire, sgancia una chiusa da piazzale Loreto: “Sventolare il Tricolore e non un vessillo di partito è un fatto quasi eversivo. Anche perché, in fondo, pure al Cairo e a Tunisi, i manifestanti imbracciavano solo le bandiere dei loro rispettivi Paesi. Ma lo hanno fatto per giorni. E abbiamo poi visto tutti come è finita”. Abbiamo visto anche morti, feriti e devastazioni, ma questa è una storia di cui Gomez preferisce non parlare… Una lezione da cattivo maestro anni Settanta che raccoglie subito pessimi discepoli, come ci si poteva facilmente aspettare. Lo abbiamo frainteso noi leggendo nel suo articolo una volontà di infiammare gli animi? La parola ai suoi lettori: i commenti all’articolo sono espliciti. Dav-id apre le danze e lancia un appuntamento: “Il 17 marzo facciamogli la festa!”.

Giorgio scrive: “L’unico modo per cacciare questo schifoso è attaccarlo, attaccarlo, attaccarlo sempre e comunque”. Molti rispondono all’appello e qualcuno chiede anche delucidazioni: “Correggetemi se sbaglio, bisognerebbe fare la madre di tutte le manifestazioni di protesta,come in Egitto e costringere il tiranno a fuggire, sbaglio?”. Probabilmente non sbaglia. Ma quale lettore è colto dai nostri stessi dubbi: “Peter cosa fai? – scrive un commentatore – Ti auguri la guerra civile in Italia? Occhio alle parole, qui c’è gente che ci crede davvero”.