E la febbre suina? Un’altra bufala (che ci costa un occhio)

Doveva essere l'ultima inarrestabile sciagura, praticamente l'undicesima piaga d'Egitto, inflitta al mondo. E invece l'influenza suina, si sta rivelando, dati alla mano, pericolosa e mortale quanto se non meno di una vecchia influenza. Giusto qualche giorno fa l'Organizzazione mondiale della sanità ha ridimensionato il numero delle vittime dell'influenza suina affidando al suo vicedirettore generale, Keiji Fukuda, la seguente, sconcertante dichiarazione ufficiale: «Al di là del numero dei morti effettivi per contagio, i casi di influenza certificati da test in laboratorio sono 79 e solo 7, tutti in Messico, si può dire con sicurezza che abbiano avuto un esito letale determinato esclusivamente dalla nuova influenza». Abbagli, esagerazioni. Allarmi che passano dal livello uno, al quattro, al cinque come si trattasse di un videogame. Un po' troppo apprensiva, o forse un po' troppo disinvolta questa Oms che interviene spesso a gamba tesa nel mondo. Sconquassando una volta il settore avicolo, (era il tempo dell'aviaria), un'altra volta gli allevamenti di bovini (era il tempo della mucca pazza). Mandando spesso al rogo, in una sorta di precipitosa caccia alle streghe, animali, posti di lavoro, filiere produttive e colture, frutto di anni di sacrifici. Con costi vertiginosi e conseguenze drammatiche che, questa curiosa girandola di pandemie annunciate e poi curiosamente scomparse nel silenzio, ha inflitto ai contribuenti. Paure ingiustificate che hanno provocato senza ragione un crollo nei consumi con perdite stimate solo in Italia di 2 miliardi per la mucca pazza nel 2001 e un miliardo per il pollame con l'aviaria nel 2005.
Qualcosa vi sfugge? Rinfreschiamoci la memoria. Nel 1997 l'influenza dei polli, la tristemente famosa aviaria, partita da Hong Kong, avrebbe dovuto sterminare milioni di persone. Le immagini che circolavano rappresentavano un mondo in panico totale, dove le persone giravano con la mascherina bianca alla ricerca di un vaccino o di un antibiotico e Shigeru Omi, direttore dell'ufficio dell'Oms del sud-est asiatico, dopo il secondo decesso in Thailandia, sentenziava: «Il virus dei polli può fare milioni di morti, i governi ci aiutino a combattere l'epidemia». Il bilancio definitivo dell'aviaria ha provocato, secondo i dati della stessa Organizzazione mondiale della sanità, 421 contagi e 257 morti. Nel 2002 è stata la volta della Sars (sindrome respiratoria acuta) che doveva proseguire l'opera devastatrice dell'aviaria. «La minaccia viene dall'Asia», lanciava puntualmente l'allarme Harlem Bruntland dal quartier generale dell’Oms di Ginevra. Inevitabile il nuovo panico collettivo. Che puntualmente si è spento assieme alla nuova «pandemia» un anno dopo, nel luglio del 2003 lasciando sul terreno, su 8.100 casi, 774 morti. Non sono pochi, certo, ma se rileggiamo i dati diffusi dalla stessa Oms, scopriamo che la classica influenza colpisce da 3 a 5 milioni di persone nel mondo ogni anno e ne uccide circa 500mila e per questo viene considerata sempre, dall'Oms , la terza causa di morte per malattie infettive dopo Aids e Tbc.
Ma che cosa è esattamente l'Oms, o per usare l'anacronimo inglese, la Who, World Health Organization? È l'agenzia specializzata dell'Onu per la salute, fondata il 7 aprile 1948, con sede a Ginevra. È governata da 193 stati membri attraverso l'Assemblea mondiale della sanità (Wha), convocata ogni anno proprio nel mese di maggio. Da Ginevra l'Oms ha ramificazioni nel mondo con sei strutture operative che hanno sede a Copenaghen, a Brazzaville, al Cairo, a Nuova Delhi a Washington e a Manila. Ma quanto ci costa tutto ciò? Al 31 dicembre del 2005 data dell'ultimo attendibile Report del Management Coordination Committee l'Oms poteva vantare già un record particolarissimo: il primo posto per costi, giusto dopo il Segretariato generale dell'Onu. Nel dettaglio su 58mila dipendenti Onu distribuiti nelle trenta agenzie l'Oms era e rimane ancora la quarta per affollamento di personale: vantando, già tre anni fa, 4.441 dipendenti, 2.530 amministrativi e 1.911 «professional», la categoria «operativa». Il totale degli stipendi lordi, contabilizzato dal Coordination Committee a quella data ammontava a 310.252.000 dollari di cui 99.622.000 per gli amministrativi e 210.630.000 per i professional ma il totale non è quello che leggete perché a disposizione dell'Oms c'era e c’è (e possiamo affermare, secondo una delibera Onu che è stato maggiorato ogni anno del 2,5 per cento) un budget di spesa che già tre anni e mezzo fa, era di 1.592.892.000. Una cifra comprensiva degli stipendi, dei benefit e dei finanziamenti ai ricercatori dell'Oms. Sulla scorta dello stesso rapporto (purtroppo per sapere tutta la verità si dovrà attendere fino al 2010 quando l'adozione degli Ipsas, i principi internazionali per la contabilità economico-patrimoniale nel settore pubblico, obbligheranno finalmente anche l'Onu a fare chiarezza su stipendi e benefit) si è arrivati recentemente a stabilire come all'Oms e nel resto dell'Onu le retribuzioni lorde delle due categorie, professional e dirigenti, vadano da un minimo di 43.831 dollari a un massimo di quasi 190mila. Ebbene sappiate che all'Oms oltre il 50 di questi dipendenti è inquadrato tra il quarto e il quinto livello con un salario medio lordo che si aggirava già tre anni attorno ai 120mila dollari annui. Poi, come ricordavamo, il budget di un'agenzia come l'Oms prevede benefit, come aiuti per l'affitto della casa o la scuola dei figli e gli scatti sono quasi automatici ogni uno o due anni. Non è ancora tutto perché i dati dei rapporti ufficiali, distillati dall'Onu, comprendono infatti solo il personale con contratti di almeno 12 mesi. Ciò significa che mancano tutti i numerosi collaboratori che lavorano per meno di un anno per un'organizzazione e che non sono compresi i costi per i consulenti notoriamente esperti superpagati che volentieri orbitano attorno all'Oms. I conti, dunque, almeno quelli che vengono fatti nelle nostre tasche, non tornano.
E la terna vincente: pandemia, panico e profitto non solo alimenta il gran carrozzone Oms ma riempie anche la cassaforte di molte multinazionali del farmaco, che , guarda caso, finanziano ricerche, studi e sperimentazioni sotto l'egida Oms. C'è chi per l'aviaria ha venduto il proprio Tamiflu ai governi di tutto il pianeta, guadagnando, tra il 2006 e il 2007 oltre 3,5 miliardi di dollari. E chi lo scorso marzo ha annunciato, la decisione d'investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l'influenza stagionale e pandemica, che verrà situato casualmente proprio in Messico. E chi ancora ha, di recente, assorbito la Kendrik, azienda messicana produttrice di farmaci generici, con un giro d'affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di «migliorare la propria posizione nei paesi emergenti».
Ma state tranquilli l'Oms non solo non demorde per l'influenza suina («è un supervirus ignoto, che contiene i tratti genetici di quattro virus») continua a ripetere da Ginevra la direttrice dell' Organizzazione Margaret Chan ma, sistematicamente, annuncia una nuova malattia ogni anno: dal 1967, rivelano gli esperti di Ginevra e dintorni, sono stati identificati 39 nuovi agenti patogeni, tra cui l'Hiv, l'Ebola, la febbre di Marburg. E, per non farci mancare niente, rispolverano di tanto in tanto anche altre epidemie del secolo precedente, come la malaria , la tubercolosi e il vaiolo. Giusto per far imbufalire anche un tipo tranquillo come Gerolamo Sirchia che, nel 2001, quand'era ministro della Salute dichiarava «di essere stanco di chi fa previsioni a vanvera e di chi semina paura». Se non lo sapevate sappiate che anche la dengue e la chikungunya sono malattie per le quali il nostro Paese è considerato a potenziale rischio dall'Oms come sostiene Annelies Wilder-Smith, curatrice della guida «Viaggi e salute nei cinque continenti» dell'Oms (ma quanto sarà costata quella pubblicazione?).
Per fortuna l'Oms ha speso altri quattrini per venirci a dire l'anno scorso, in un convegno sul suicidio, a Ginevra che ogni 30 secondi nel mondo una persona si toglie la vita. Ma subito, per sollevarci non proprio il morale, ha speso tanti altri quattrini per stabilire, dopo una accurata ricerca, che il Viagra è il farmaco più contraffatto.