E con i vestiti la colonna sonora è d'autore


Allora niente forzature. «Un compositore deve sempre ricordare che siamo ospiti di uno stilista – continua Ceccarini -. Ho visto colleghi bravissimi durare una stagione. Ci vuole rispetto, perché non sei bravo se metti della bella musica, ma se scegli quella giusta per ciascuna sfilata». Matteo Ceccarini colleziona vinili, soprattutto di colonne sonore teatrali e cinematografiche, da quando aveva 16 anni. A 21 ne custodiva oltre mille e fu ingaggiato dal pr di una discoteca per mixare un nuovo tipo di musica, magica e sognante, per una sala ambient, dove la gente potesse parlare oltre che muoversi. Erano i primi anni Novanta e un giorno passo di lì Gianfranco Ferrè. Colpito da quel sound, chiese a Ceccarini di comporre le musiche per le sue sfilate. Fu così che il ragazzo, inconsapevolmente, portò il teatro in passerella, sostituendo l'uso delle hit parade con una musica nuova, che accompagnava, in modo orgogliosamente secondario, il movimento delle modelle. Un'operazione che riesce perfettamente al musicista durante la sfilata di Giorgio Armani, «l'ultimo dei samurai. Lui non ha bisogno di situazioni che distraggono, ma di una melodia che accompagni serenamente creazioni incredibili.
Da Vivienne Westwood, invece, l'unione musica-sfilata fa da contrasto. I vestiti sono talmente particolari nelle loro costruzioni architettoniche che spesso si usa musica classica come narrativa di un film». Ma come si arriva a comporre la colonna sonora di una sfilata? «Ascolto almeno 7 ore di musica tutti i giorni per fare ricerca. Poco prima che inizi la settimana della moda, incontro lo stilista che mi racconta la storia della collezione. Allora mi ritiro, entro in un processo creativo e, tempo tre giorni, consegno. Per Milano ho preparato una decina di colonne sonore; per Parigi ne farò cinque». Purtroppo, se pensate di collegarvi in streaming per godervi una sfilata con le musiche di Ceccarini dobbiamo deludervi: «La musica non è quella della passerella per una questione di diritti. Quindi di solito creo due composizioni: una per la sala, dove sono libero di usare note ricavate anche da hit famose; e una simile, ma composta per l'online. Tra due anni tutta la musica sarà di questo tipo».
MTiz