E l’Europa bacchetta Prodi: «Completi la riforma Biagi»

La relazione annuale ammonisce: «Italia in ritardo su occupazione e lavoro»

da Roma

L’Agenda di Lisbona rischia di diventare un incubo per Romano Prodi. Nel marzo del Duemila era il presidente della Commissione europea che, al termine di un consiglio europeo straordinario, la varò. Oggi è il presidente del Consiglio di governo nel cui programma elettorale ha scritto obbiettivi diametralmente opposti a quelli definiti sette anni fa in Portogallo.
Un Rapporto che verrà discusso nel consiglio dei ministri del Lavoro europei giovedì prossimo (anticipato dall’ufficio di corrispondenza dell’Ansa di Bruxelles) lo dice senza mezzi termini: «L'Italia è ancora molto lontana dal raggiungere gli obiettivi fissati dall'agenda di Lisbona». Per questo invita il governo a completare la riforma Biagi (che forze della maggioranza vorrebbero abolire, così come scritto nel programma dell’Unione) e a non ammorbidire la riforma delle pensioni. Insomma, a non eliminare lo scalone della riforma Tremonti-Maroni.
Su quest’ultimo punto il Rapporto ricorda che «il tasso di occupazione totale è aumentato, attestandosi sopra il 57%. Ma si colloca ben al di sotto degli obbiettivi di Lisbona». Ed aggiunge: «La situazione è particolarmente negativa» per i lavoratori più anziani. Come ricordato da Mario Draghi al Forex, la popolazione con età fra i 55 ed i 64 anni d’età ancora in attività è il 31% del totale; contro un obbiettivo europeo del 50%. Fenomeno prodotto in Italia dalle pensioni di anzianità. Da qui, l’implicito invito dell’Unione europea a non toccare la riforma che prevede - appunto - un aumento automatico dell’età di pensionamento. Il Rapporto Ue si concentra sul capitolo dell’occupazione. E mentre è evidente come Bruxelles non apprezzi passi indietro sulla liberalizzazione del mercato del lavoro introdotta con la legge Biagi, il documento traccia un quadro articolato sulle misure introdotte dalla precedente legislatura. Dal 2004 - scrive il documento - ci sono stati «progressi evidenti». Ma con una «modesta creazione di posti di lavoro» e un calo del tasso di disoccupazione dovuto anche «a un effetto dissuasivo tra i giovani e le donne», che in gran numero hanno rinunciato alla ricerca di una sistemazione.
La legge Biagi, dunque, è da completare. Ma è l’intero stato sociale ad aver bisogno in Italia di nuovi interventi. Per Bruxelles la spesa sociale italiana è eccessiva e spesso «poco chiara e trasparente». Da qui, l’invito a «migliorare l’efficienza ed a ridurre gli sprechi attraverso un uso più razionale delle risorse».
I problemi, comunque, restano. Il rapporto lamenta come «il mercato del lavoro italiano sia ancora marcatamente caratterizzato da squilibri territoriali e dal divario tra i sessi». E segnala i rischi del lavoro nero e della precarietà. Nel rapporto, infatti, l'Ue guarda con preoccupazione a una «crescente flessibilità, in particolare per i giovani», e denuncia «una presenza persistentemente elevata di posti di lavoro irregolari». Il rapporto apprezza l’«introduzione di nuovi meccanismi per lottare contro il lavoro non dichiarato» e valuta positivamente il progetto di «estendere le prestazioni sociali di disoccupazione per i lavoratori atipici e temporanei. Ma purtroppo manca ancora una riforma sistematica degli ammortizatori sociali».