E l’uomo playboy accende i colori degli Anni Sessanta

A Milano il giorno della nostalgia firmata da Valentino e Cavalli

Daniela Fedi

da Milano

«I ricordi sono una cosa che hai o che hai perduto?» si chiede Woody Allen in Manhattan. Gli stilisti non hanno dubbi né scrupoli nell'attingere tanto dal loro passato quanto da quello dell'intera umanità. In quest'ultimo caso, allora, bisogna parlare di revival, ma se invece si tratta di memorie personali che innescano il processo creativo, le collezioni risultano piacevolmente sentimentali, come soffuse di nostalgia. Esemplare di tutto ciò quel che si è visto ieri a Milano Moda Uomo, prima sulla passerella di Valentino, poi da Cavalli e da Fendi che hanno scelto come pure Menichetti e C. P. Company formule alternative alla sfilata per presentare le nuove proposte all'eleganza maschile della prossima estate.
Il più famoso dei nostri couturier e il meno diplomatico dei nostri stilisti (Cavalli dice sempre quel che pensa: una mosca bianca in un mondo anche troppo paludato), si sono ispirati ai loro ricordi del decennio tra gli anni Sessanta e Settanta, l'epoca d'oro dei playboy. Inutile dire che la visione di Valentino è circoscritta al bel mondo di Capri dove all'epoca si svolgeva una manifestazione di sfilate chiamata Maremoda. «C'erano proprio tutti - racconta il couturier - le belle ragazze venivano per sfilare, i ragazzi per far la corte alle ragazze e in mezzo noi». Per «noi» Valentino intende l'irresistibile compagnia formata intorno a lui e al suo socio, Giancarlo Giammetti, da personaggi come Helmut Berger, Jerry Hall e Florinda Bolkan. Insomma un'atmosfera che ha sfilato su una riproduzione in scala dei faraglioni visti dalla via Krupps sotto forma di croccanti completi candidi in lino o piquet, raffinati capi da spiaggia (uno per tutti la giacca-camicia di spugna), sofisticati abbinamenti cromatici (dal tutto rosa al glicine spezzato da giallo, verde o blu) fino ad arrivare al nero da sera tanto più bello quanto nuovo per forme e proporzioni. Mescolate il tutto e servite caldo su Lapo Elkann, che secondo Valentino e Giammetti è la moderna incarnazione del playboy.
Cavalli, invece, indica in Matteo Marzotto l'unico erede dei vari Gigi Riva, Beppe Piroddi e Gunther Sachs. La sua collezione parte da qui o meglio dalla proposta che gli ha fatto Playboy Enterprises Inc. di ridesegnare il leggendario costume delle conigliette oltre che gli interni del Palms Casino Resort di Las Vegas. «Come prima cosa farò la coda maculata e molto più ricca» ha detto lo stilista toscano indicando il pon pon cucito sul sedere del cosiddetto abito delle Bunny Girls. Sei di loro, più belle e in carne di qualsiasi modella, si aggiravano ieri sera sulla lussuosa scenografia della presentazione: il bar di un casinò anni Settanta tutto nero, una piscina tutta bianca e un gruppo di bellezze (oltre alle conigliette sei splendide top a cavalcioni delle Lamborghini. Difficile a questo punto dire come fossero i modelli maschili, ma a naso sembravano meno stampati del solito e altrettanto sensuali.
Certo il colpo d'occhio cromatico era di primordine, ma mai quanto le spettacolari giacche di C. P. Company in tessuto tecnico tinto «a terra», cioè con pigmenti enzimatici che fissano le polveri nella trama. Fendi ha invece presentato la collezione con il film The first sun girato apposta dal regista Luca Guadagnino, prossimamente sui grandi schermi con la versione cinematografica del libro scandalo Melissa P. «Il tema è l'estate o meglio quel sentimento agrodolce di nostalgia per qualcosa che sta finendo» ha detto Silvia Venturini Fendi. Non è dato sapere cosa centri tutto questo con i bellissimi giubbotti di cotone vetrificato oppure con quelli in pelle che da lontano sembra cerata da barca, ma la stilista è brava e soprattutto ha nel Dna quel giusto mix di lusso e modernità che è la magia del marchio romano controllato oggi dal Gruppo Lvmh.