E' una lezione, la gente non ascolta i salotti ma la propria paura

La Svizzera ha detto no alla costruzione dei minareti, quelle torri vicine alle moschee dalle quali i muezzin chiamano i fedeli islamici alla preghiera. Hanno detto un no deciso: il 57,5% degli svizzeri che hanno votato. Minareto viene da una parola araba che vuol dire faro: di questa luce gli svizzeri hanno deciso di fare a meno.
Quando iniziò questa storia del referendum sembrava una scampagnata di qualche esaltato, una ristretta minoranza di scalmanati che, a detta dei più, non sarebbe andata da nessuna parte. Invece da nessuna parte è andato tutto quell’establishment che era contro coloro che non volevano più minareti in Svizzera. L’establishment da una parte, gli svizzeri dall’altra.
Questa realtà non riguarda solo gli svizzeri. Se in Italia si facesse qualcosa del genere come andrebbe a finire? In alcune regioni del Nord, Lombardia e Veneto in testa, il risultato appare scontato, si andrebbe incontro a una evidente e schiacciante sconfitta. E nel resto d’Italia? Vedete, quando in Italia qualcuno interpreta gli umori del popolo viene immediatamente tacciato di populismo. Si dice che liscia il pelo alle peggiori pulsioni del popolo bue e che, così facendo, porta l’Italia verso il baratro. Lo fa diventare un Paese incivile dove lo stomaco prende il posto del cervello. Tante volte, poi, alle elezioni, il popolo ha scelto questi che vengono chiamati populisti perché in essi ha trovato chi dava voce a quello che pensa, che sente, che ritiene più giusto.
Oggi in Italia a proposito dell’immigrazione c’è tutta una corrente che ritiene di dover prendere le distanze da coloro che portano avanti una linea più intransigente. Ma in che consiste questa intransigenza? A parte qualche scalmanatura, intransigenza significa rispetto della legge e rispetto dovuto alle tradizioni culturali e religiose del nostro Paese. Venga pure chi vuol venire, ma non a fare ciò che vuole. Questo ragionamento, che non fa una grinza, non va di moda in quell’enorme salotto costituito da certa stampa, da certi politici e da certa intellighenzia che ha paura a dire la verità. Non volendo lisciare il pelo al popolo se lo lisciano tra di loro e sono contenti così. Liscia oggi, liscia domani, nel frattempo il popolo sente altro e va in un’altra direzione, esattamente come in Svizzera. Chi conta da una parte, chi non conta nulla, salvo alle elezioni e ai referendum, dall’altra. Non si tratta di lisciare il pelo al popolo nel verso in cui se lo vuole sentire lisciato. Si tratta di capire che il senso di insicurezza e di paura che il popolo sente nei confronti di un’immigrazione indistinta e confusa, non sono delle invenzioni, è la realtà. Ciò che c’è da fare non è disquisire su questa stolta paura dell’immigrato che albergherebbe nel popolo. Ciò che c’è da fare è toglierla la paura al popolo.
Nelle più antiche costituzioni una delle libertà fondamentali è la libertà dalla paura. Si tratta della Dichiarazione americana del 1776 che sotto non aveva la firma di Calderoli, ma di una serie di padri fondatori della democrazia più importante del mondo. La necessità di integrare gli immigrati è sacrosanta, ma ci vuole chiarezza, molta chiarezza. Altrimenti succede come in Svizzera.