E Malachia scrisse: tutto finirà con Pietro II

da Roma

Il «re» indiscusso delle profezie sui Papi è (o meglio dovrebbe essere) San Malachia di Armagh, vescovo e monaco, vissuto tra il 1094 e il 1148. La sua Prophetia de Summis Pontificibus inizia a circolare nel 1595 e contiene la descrizione dei Papi da Celestino II (1144) fino ai nostri giorni. Il tempo trascorso dalla morte del santo e le prime notizie sulle sue profezie hanno fatto pensare che si tratti di un apocrifo. I 111 Papi della lista sono designati in modo figurato o allusivo con brevi proposizioni latine. Ecco qualche esempio: Giovanni XXIII viene definito Pastor et nauta (è stato Patriarca di Venezia), Paolo VI Flos florum, cioè «fiore dei fiori» (nello stemma di Montini c’erano tre gigli). Papa Luciani viene designato con De medietate Lunae, una frase letta come la profezia di un pontificato breve o come l’indicazione del suo cognome (la metà della luna è «Lu» come Luciani). Giovanni Paolo II è indicato come De labore solis, la fatica del sole.
Secondo la lista attribuita a Malachia, dopo Wojtyla sarebbe arrivato un Papa definito De gloria olivae, la gloria dell’ulivo, e quindi sarebbe giunta la fine dei tempi con l’ultimo Papa Pietro II. Come conciliare questa indicazione con Jozef Ratzinger? Benedetto XVI non ha né ha mai avuto l’ulivo nello stemma, come invece si poteva trovare, ad esempio, in quello del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi. Non è legato in modo particolare a terre di ulivi, come poteva essere il cardinale Carlo Maria Martini, che trascorre molta parte della sua vita di studioso e arcivescovo emerito a Gerusalemme.
Ovviamente gli studiosi si sono industriati, col senno di poi, di trovare la spiegazione. Ed ecco che per Benedetto XVI Alberto Bassoli ipotizza un ruolo decisivo nel preparare la pace universale (l’ulivo questo simboleggia) o nell’avvicinamento tra cristiani ed ebrei.
L’ultimo Pontefice è indicato come «Pietro romano»: vale a dire che il papa che chiude la successione apostolica dovrebbe chiamarsi Pietro II, disobbedendo in tal modo alla tradizione che non ha mai visto nessuno dei suoi successori riprendere il nome dell’apostolo. La fine dei vicari di Cristo coinciderebbe con quella del mondo, così descritta da Malachia o meglio dallo pseudo-Malachia: «Nell’ultima persecuzione della Santa Chiesa, risiederà Pietro il Romano che farà pascolare le sue pecore fra le tribolazioni. Passate queste, Roma sarà distrutta e il giudice temibile giudicherà il suo popolo».