E' morto il re dell'Hag Tommaso Berger

Si è spento a Rio de Janeiro il famoso imprenditore del caffè decaffeinato. Due anni fa aveva scritto un libro, &quot;Onora il padre&quot;, in cui accusava il figlio Roberto di aver distrutto il patrimonio familiare<br />

Rio de Janeiro - Addio al padre del caffè Hag. All’età di 80 anni è morto Tommaso Berger, l’imprenditore italiano - di origine austriaca - che aveva messo in piedi un vero e proprio impero commerciale  lanciando prodotti che sono entrati nelle case di tutti gli italiani: il caffè decaffeinato Hag (marchio rilevato da un ricco mercante tedesco nel 1950), le acque minerali Fiuggi, Sangemini, fino alla Levissima, passando anche per settori non alimentari (come la pomata Vegetallumina, inventata dal padre, o il lucido per scarpe Guttalin).

Origini ebraiche Nato a Vienna, nel 1929, da una ricca famiglia, Berger cresce a Milano, dove suo padre dirige la branca italiana dell’azienda ereditata dal nonno. La sua origine ebrea e le leggi razziali del 1938 lo portano lontano dall’Italia e nel 1943 fugge in Svizzera. Con la Liberazione e la ricostruzione comincia una nuova fase della sua vita: prende in mano le redini dell’azienda di famiglia dopo la morte del padre (avvenuta nel 1951) e dopo un’esperienza lavorativa di sei mesi negli Stati Uniti.

Marchi storici Tornato in Italia, costruisce passo passo uno dei più grossi imperi della industria alimentare italiana: alcuni marchi storici entrano a far parte della vita quotidiana di milioni e milioni di famiglie italiane, anche grazie a Carosello, su cui Berger punta molto.

Il caffè Su tutti il caffè Hag: il decaffeinato spopola per l’aroma identico a quello del caffè comune, associato a vantaggi cardiocircolatori. E anche l’acqua minerale diventa via via immancabile sulla tavola delle famiglie italiane. Ma dopo il successo, arrivano gli anni ’difficilì, con un nemico inaspettato: Berger viene infatti tradito dalle persone che gli sono più vicine.

Il libro-accusa La sua autobiografia "Onora il padre" comincia con una frase che fa subito comprendere quanto sarà amaro il finale di questa favola: "Mio figlio ha fatto un sacco di soldi. I miei". Nel 1992, infatti, vende tutti i marchi alla Garma di Raul Gardini (che anni dopo cederà a sua volta gli asset al gruppo Kraft) perché, spiegherà anni dopo in un’intervista radiofonica, il figlio "non era idoneo" a gestire il gruppo. I 150 milioni di dollari del patrimonio vengono così sistemati in un Trust, per tutelare, spiega, "me stesso, i miei figli e i figli dei miei figli".

Il contenzioso giudiziario Tuttavia, dopo un paio d’anni con bilanci in rosso e dopo il suo tentativo di estromettere i gestori dal Trust, parte un contenzioso giudiziario con i figli che Berger preferisce concludere con un accordo: "Volevo mettere una pietra tombale su tutto", dirà nel 2007. L’accordo economico, tuttavia, non porta armonia in famiglia e così Berger scrive quel libro disponendo che i nipoti, al compimento dei 18 anni d’età, ne ricevano una copia con un regalo: "Così - spiega - avranno un’idea di cosa era il nonno".