E nella regione bianca la proposta alletta anche i democratici

«Scelta sensata» per il consigliere regionale del Pd Andrea Causin. I dubbi del governatore

nostro inviato a Venezia

«Mi pare un'idea sensata», dice Andrea Causin, consigliere regionale democratico. «È un pastrocchio», ribatte Andrea Ferrazzi, assessore democratico all'Educazione della provincia di Venezia. I democratici sono i primi a dividersi sulla provocazione lanciata da Elena Donazzan. Buon segno, vuol dire che non si preparano barricate né guerre di religione. In Veneto la questione dell'integrazione scolastica e del confronto fra culture è troppo sentita perché diventi oggetto di scontro ideologico. La Donazzan pone problemi reali: le nuove generazioni devono conoscere le radici culturali e religiose venete e le classi non devono diventare ghetti. Così, con i dovuti distinguo, i fronti dei favorevoli e dei contrari sono trasversali e anche bilanciati.
Carmela Palumbo, dirigente scolastica del Veneto, rileva ostacoli tecnici: «La religione è materia regolata dal Concordato con la Chiesa, non è neppure di potestà esclusiva dello Stato, figurarsi di una regione. Diverso potrebbe essere il discorso dell'insegnamento di una storia delle religioni». Anche Ferrazzi ne fa una questione di leggi e regolamenti: «Un autentico pastrocchio tecnico-giuridico e pure culturale, nessuna regione può cambiare la materia con forza normativa».
Il governatore azzurro Giancarlo Galan prende la proposta con le molle: «Come il presidente Berlusconi ha detto che il voto agli immigrati non fa parte del programma di governo, così nel nostro programma non rientra qualcosa che assomigli a un insegnamento obbligatorio della religione cattolica». Ma con l'assessore Donazzan sono compatti il suo partito, An, e la Lega Nord i cui sindaci non chiedono altro che di rivedere i criteri di composizione delle classi e di insistere sulla cultura e l'identità veneta. D'accordo anche Diego Cancian, consigliere regionale di Progetto Nordest, il partito fondato da Giorgio Panto: «Complimenti all'iniziativa, ben venga l'inserimento della storia veneta e l'ora di religione obbligatoria intesa come scuola di vita per chiunque». Condivide il democratico Causin: «È una proposta sensata. L'insegnamento delle religioni, delle tradizioni storiche e culturali che le caratterizzano aiutano a comprendere le differenze tra persone e a superare i pregiudizi. Nell'alternativa tra ghettizzare i figli degli immigrati, togliendo opportunità di crescita anche ai nostri, e abbattere i pregiudizi legati alla sfera della religione, mi pare che la seconda sia più efficace e intelligente».