E ora Prodi parla da Papa

Silvio Berlusconi, sabato, al Family day ha detto che, secondo lui, un cattolico non può stare a sinistra e che in molti in Italia vorrebbero che la Chiesa tacesse.
Romano Prodi ha detto che «essere cattolico o meno è cosa seria, che implica una decisione personale e un’interpretazione della società. Discorsi di questo tipo significano essere totalmente estranei allo spirito cattolico. Totalmente estranei». Con una differenza fondamentale. Non ha detto «secondo me», ha detto e basta. Come se non ce ne fosse bisogno, perché è certo, sulle questioni cattoliche, di poter dogmatizzare. Naturalmente lo ha detto con un’enfasi e un tono classici di chi deve nascondere il nulla che dice.
Ora, intendiamoci, nella storia della Chiesa ci sono stati momenti nei quali si sono creati movimenti a favore della gerarchia e a sfavore del popolo cattolico. Sempre nella stessa storia si sono creati altri movimenti che sostenevano il contrario, e cioè che il popolo era detentore di una verità che andava posta contro la gerarchia. Difficile un caso come quello di Romano Prodi che, in una botta sola, s’è messo contro il popolo e contro la gerarchia. Complimenti. Un caso di studio.
Si può discutere in aeternum sul rapporto tra fede e politica e, infatti, se ne discute da quando Gesù Cristo iniziò la sua predicazione. Berlusconi può avere un’idea, Prodi ne può avere un’altra. Quello che non si può fare è che uno, come il professore di Bologna, non ritenga di avere un’idea, ma ritenga di avere l’idea su come debbano articolarsi i rapporti tra fede e politica. Non ci voleva lui per dirci che la fede implica una decisione personale (che teologo!) e che serve anche un’interpretazione della società (che sociologo!). Lo sapevamo anche noi. Ma questo non conta. Conta di più, e lo vorremmo invitare a riflettere su questo, il popolo, che sabato è sceso in piazza, per la prima volta, per difendere non la religione cristiana, ma l’eredità culturale del Cristianesimo contro le politiche penalizzanti di questo governo.
Vorrei tornare sul popolo di sabato in Piazza San Giovanni. E umilmente, essendo di centrodestra, un po’ populista, berlusconiano (tutto il peggio per il professor Prodi, che viceversa si nutre alla scuola dossettiana bolognese), ebbene, vorrei ricordare che nel popolo cristiano c’è quella cosa che i teologi hanno chiamato sensus fidelium. Questo senso, in varie occasioni, è stato utile anche per la definizione del dogma. È la coscienza comune che il popolo cristiano ha da una parte dei comportamenti coerenti con il cosiddetto depositum fidei (il nocciolo del messaggio cristiano) e, dall’altra, del senso della presenza di un nemico che mette in discussione il patrimonio cristiano.
Chi ha interpretato meglio ieri questo senso del popolo cristiano?