E il Tg1 racconta favole ecologiche

È da un pezzo che ignoro il Tg1. Diciamo da quando mi sono accorto - o almeno ritengo di essermi accorto - che dà non informazioni ma emozioni. Pur tuttavia c'è sempre qualcuno - non so se con l'intenzione di volermi fare un dispetto o un piacere - che non rinuncia a voler condividere con me quelle emozioni. Ieri raccontavamo di come il primo Tg della Rai aveva strillato all'allarme della sparizione dei ghiacci dell'Antartide, come il distacco di un colossale iceberg di 100 kmq aveva appena «provato»: a rassicurarli dell'allarme era il consulente di climatologia della Rai, un laureato in agraria, senza arte né parte, ma sufficientemente dritto da aver capito dove soffia il vento.
E il vento, a quanto pare, soffia nella direzione dei fantasmagorici parchi eolici, quelli che un filosofo, presidente di Legambiente, disse 30 anni fa che avrebbero alimentato, entro 10 anni, il 10% del fabbisogno elettrico italiano. Scaduto il decennio, il vento alimentava il nostro fabbisogno per lo 0,004%: inutile dire che Romano Prodi lo fece lo stesso presidente dell'Enel. (Ancora oggi il vento contribuisce per meno dell'1% al nostro fabbisogno d'elettricità). Se il vento (non) soffia nella direzione dei parchi eolici, il sole (non) brilla sui pannelli fotovoltaici (FV): il contributo del FV al nostro fabbisogno elettrico, che era lo 0.002% nel 1997, è diminuito a 0.001% nel 2006. Una diminuzione, si badi, che non è solo relativa (per via del fatto che in 10 anni i consumi totali sono aumentati), ma è assoluta: 6 GWh FV nel 1997 contro i 4 GWh nel 2006. Le cui ragioni - a dispetto della aumentata potenza FV voluta da Prodi e dai suoi ministri (e programmata da Veltroni per il futuro) - vi spiegherò un'altra volta. Una cosa è certa: eolico e FV sono una tale frode tecnologica che, perché non se ne vedano i disastrosi effetti, dobbiamo decidere di stare tutti al buio. La parola d'ordine, ben gridata, dei venditori di energia eolica e FV è proprio questa: non usate energia!
Ed è con questo grido che si sono aperti i roboanti titoli del Tg1 di ieri: «Il mondo al buio per un'ora per salvare il pianeta!». La notizia corregge subito il titolo: «il mondo», si scopre, sono in realtà 380 città. Mi pare superfluo ricordare al direttore Gianni Riotta che solo in Italia ci sono 8000 comuni, e ancora più superfluo ricordargli che in un anno ci sono altrettante ore. Vorrei anche potergli spiegare quanto inutile e dannosa sia ogni forma di risparmio energetico, ma, stavolta, sono in vena di prendere le cose a ridere, e perciò mi si consenta solo di chiedergli perché non ha annunciato la notizia con toni del seguente tipo: «Scherzo planetario! Nel mondo alcuni buontemponi hanno convinto molti ingenui che per salvare il pianeta avrebbero dovuto spegnere le luci per un'ora. Tra quelli che ci son cascati non è mancato il sindaco di Roma che ha spento le luci di via dei Fori Imperiali, lasciando il Colosseo al buio. Un caso analogo di scherzo planetario si verificò alcuni anni fa, quando altri spiritosi convinsero altri allocchi a fare tutti insieme un salto nello stesso minuto secondo, in modo da spostare l'angolazione dell'asse terrestre di quanto bastava per salvare il pianeta da una non meglio specificata catastrofe».
Franco Battaglia