Ecco il centro ginecologico per adolescenti

Eleonora Barbieri

«La nostra ambizione è che sia la clinica ad andare da loro, e non loro a venire da noi: questo sarà il successo del nostro progetto». Loro sono le ragazzine e le adolescenti di Verona, per le quali è stato creato un centro specifico di ginecologia, il primo del Nord Italia. Obiettivo: fornire informazioni e assistenza alle loro necessità.
Anima del progetto è Franco Borruto, professore di Ginecologia ostetricia all’Università di Verona: dopo l’esperienza a Firenze presso il Centro di ginecologia per l’infanzia e l’adolescenza di Vincenza Bruni ha deciso di crearne uno anche nella città veneta. Qui le giovani potranno rivolgersi a due dottoresse per ottenere informazioni e consigli. Tre i fronti principali su cui il centro vuole combattere la sua battaglia: il primo è quello del vaccino contro il papilloma virus. L’hpv, come è emerso durante un congresso mondiale a Vancouver, in alcune varianti è collegato al tumore al collo dell’utero: una malattia che, ogni anno, colpisce 471mila donne nel mondo, ed è mortale per 233mila; in Europa uccide, in media, quaranta donne ogni giorno. «Il vaccino - ci spiega Borruto - è stato sperimentato con successo al cento per cento: noi vorremmo vaccinare il maggior numero possibile di ragazze fra i 16 e i 23 anni, la fascia più a rischio». Nel mondo infatti ne è colpito «il 30 per cento delle giovani sotto i venticinque anni». Un altro fronte è quello delle infezioni pelviche: ne è affetto, ricorda Borruto, il 30 per cento delle adolescenti: una nuova ondata di malattie sessualmente trasmissibili, alcune delle quali, come la clamidia, «sono poco sintomatiche - spiega il ginecologo - e possono essere una minaccia per la fertilità». Infine, un ultimo aspetto è quello delle alterazioni al ciclo: «Noi vogliamo rassicurare le ragazze - spiega il professore - evitando terapie ormonali se non in casi di effettiva necessità». Il centro è attivo due volte a settimana presso il Policlinico di Borgo Roma e l’ospedale di Borgo Trento. «La nostra speranza - conclude Borruto - è di coinvolegere pediatri e medici di base e, soprattutto, di allargare la prevenzione nelle scuole, per raggiungere il maggior numero possibile di ragazze».