Ecco cosa serve per ridare fiducia agli italiani

Premetto che, fossi Walter Veltroni, inizierei a preoccuparmi di tutte le attenzioni che Silvio Berlusconi gli dedica. Giacché più sono sincere, peggio dispongono i fanatici della sinistra verso il sindaco di Roma, ed implicano avvisi speriamo non di garanzia. Il rischio per Veltroni di essere immolato aumenta col crescere del suo buon senso, e la disponibilità della destra. E tuttavia, fatta doverosa avvertenza, come non essere tentati? Non provare a elencarli: quei punti restanti di un programma che completino i sette che già si erano attribuiti a Berlusconi? Ed è quanto farò volentieri, di buon animo. Perché coetaneo di Veltroni, so che noi del ’55 si è su un filo del rasoio che le altre leve d’età non possono capire: nel dovere di cambiare, ma costretti ad una nostalgia operosa, e ingenua, così facile da equivocare. Ma che ha una sua onestà. Di qui un elenco di altri otto punti che intenderei come un progetto inusitato, ma dal quale sia la destra, sia la sinistra, potrebbero uscire migliori.
La questione del patrimonio pubblico, della sua mobilitazione a riduzione del debito e non solo, è la prima sulla quale il buon senso dei due Poli deve esercitarsi. L’idea è stata anestetizzata a dosi di curaro dal bisogno di Prodi di non urtare i comunisti con lui al governo. Ma è fondamentale. Prometterebbe una riduzione del debito consistente: in una legislatura e mezza, si potrebbe arrivare a un taglio del 30%, considerato l’alto grado di liquidità dei patrimoni degli enti locali, immobili e municipalizzate. Stiamo stimando al 2006 le cifre, ed esse confermano il mio ottimismo. La privatizzazione della mano morta pubblica configura una soluzione alternativa alle tasse.
Scuola e sanità
E questo è il secondo punto. Non si tratterebbe infatti solo di privatizzare e quindi affidare al mercato le attività pubbliche. Si potrebbe pure trasformarle in collaterali: municipalizzate, immobili coi quali dotare la sanità e l’istruzione. Si tratterebbe di affermare il principio della solidarietà cosciente e voluta, di scuole, università, ospedali che resterebbero pubblici nei loro intenti; ma non sarebbero più statali. Potrebbero evolvere in fondazioni. Dunque politica e partiti non ci entrerebbero più per niente. E potrebbero pesare meno sulla spesa corrente statale, se nutriti di donazioni. Come detto pubbliche, ma anche private, e a detrazione potente per l’appunto delle tasse.
Follia statalista
Si tratterebbe di trovare soluzioni diverse da mercato e Stato. Di far tornare le sinistre alla tradizione mutualista mazziniana che è stata la loro origine. E far loro dismettere la follia statalista che ha rovinato tutto. Si pensi alla libertà che nelle scuole e nelle università si otterrebbe sempre mobilitando gli attivi pubblici e la libera scelta. Si pensi a come possa funzionare per gli anziani; o per trovare i capitali con cui finanziare le case ai giovani che Berlusconi vuole far fare. Per non dire quanto è folle il monopolio statale sui programmi scolastici, capisaldo dei totalitarismi, come poi il libro di testo.
Una nuova previdenza
Ovvio al quarto punto affrontare nello stesso spirito libertario e mutualista la questione delle pensioni. Ma perché deve essere lo Stato con una sua legge a decidere quando si va in pensione? Si costruisca la libera scelta smontando l’Inps in un assieme di mutue del tutto autonome, nelle quali a seconda dei contributi si decida entità ed età dei versamenti. E la solidarietà tra loro si lasci articolare alle mutue degli operai e dei contadini o dei commercianti con un fondo comune. Ma si smetta di lasciare la gestione delle pensioni ai veti di una coscienza di gregge come quella sindacale, che ha del tutto obliato i lavoratori...
Tasse e burocrazia
Come sarebbe anche molto sano ridurre tasse e burocrazia. Un impegno a ridurre la pressione fiscale in una legislatura di una quota compresa tra il 3 e il 5% del pil è forse fattibile. Persino con una congiuntura negativa, si avesse il coraggio di ristrutturare la spesa corrente. Nuove idee come le sopraddette possono aiutare questa ristrutturazione. Si possono ridurre di almeno mezzo milione gli statali, nonché i ministeri e il resto.
Ma appunto occorre che all’invidia e alla follia di ingigantire il moloch statale si sostituisca il principio di sussidiarietà. Ovvio quindi il corollario di abolire le province e ripensare le regioni.
Modello Svizzera
Evolvere a un modello confederativo svizzero, sarebbe la più bella delle riforme costituzionali per l’Italia, la sola che nella tempesta omologante della globalizzazione permetterebbe di proteggere e rinnovare un fondamento della nostra civiltà: il municipalismo. Ovvio per conseguenza il taglio dei compensi alla politica, e la fine di sussidi, gettoni e stipendi. La politica dovrebbe finire di essere un mestiere, e ritornare alle funzioni.
Basta col Cnel
Altra riforma utile quella che rinnova tutta la rappresentanza economica. Sindacati di imprese o di lavoratori, come quelli di categorie funzionano ormai male. Occorrerebbe una camera economica, indipendente dallo Stato, in grado di mediare tra associazioni di consumo, imprese, lavoratori, mestieri in modi nuovi. Ovvio terminare quel luogo cimiteriale che è il Cnel.
Ultimo punto, quello delle liberalizzazioni. Come risulterebbe da quanto stanno elaborando la Commissione Europea per la concorrenza e la signora Kroes, occorre abolire le agevolazioni fiscali di cui si giovano le grandi cooperative in Italia. Loro sono la prima e la più vistosa delle sviste di Bersani. Ma certo che, anche se è del 1955, a Veltroni o meglio alla sua parte, qui chiederemmo molto... E però senza boiardi e potentati tutti, a destra come a sinistra, ma quanto respirerebbero meglio! Ma ecco già finita con questo ottavo punto la quindicina richiesta.