Ecco dove buttano tutti i nostri soldi

Paghiamo ancora per i terremoti di decine di anni fa o per i mutui
contratti nell’altro secolo. Questa è la vera bomba ad orologeria. <strong><a href="/interni/il_terremoto_che_ci_svuota_tasche/05-07-2011/articolo-id=533129-page=0-comments=1" target="_blank">Il terremoto che ci svuota le tasche</a></strong>

Un’inchiesta dettagliata, voce per voce, del mostruoso bilancio dello Stato. Ecco cosa ci siamo proposti di fare. Un grande economista liberale di inizio ’900, Amilcare Puviani, sosteneva come i conti dello Stato rappresentino una gigantesca illusione finanziaria. La loro scarsa trasparenza dà l’illusione che i nostri governanti, di qualsiasi ordine, grado e colore, perseguano l’interesse pubblico, ma nella realtà tutelano le molteplici caste che negli anni si sono succedute.

La caratteristica principale dei bilanci pubblici (oltre alla loro scarsa trasparenza) è il cosiddetto effetto trascinamento. Se per qualche motivo, in qualche epoca storica, si decide di destinare delle risorse ad un comparto, ad una combriccola, ad una finalità, tagliare ciò che è stato elargito è difficilissimo.

I casi di cui scrive oggi Gian Maria De Francesco sono clamorosi:

- Perseguitati dai mutui eterni: bruciati 4 miliardi ogni anno

- Il terremoto che ci svuota le tasche

Paghiamo ancora per i terremoti di decine di anni fa o per i mutui contratti nell’altro secolo. Non solo ci trasciniamo la pesante eredità del debito pubblico, ma anche leggi di spesa i cui effetti si protraggono nel tempo.

Questa è la vera bomba ad orologeria, che è già scoppiata e tra le cui macerie viviamo ogni giorno. La politica, indipendentemente dal suo colore, ha una straordinaria incapacità di intervento. Si mischiano interessi particolari, diritti acquisiti (nel lontanissimo passato), e circoli di interesse che non hanno alcuna intenzione di mollare la presa. Una politica forte dovrebbe intervenire senza indugio. E nelle prossime settimane, in più puntate della nostra inchiesta, indicheremo nome, cognome e indirizzo dei capitoli di bilancio sui quali esercitare le forbici.

Ma una politica è forte quando su di essa non cadono sospetti. Prima di disboscare le follie del passato, deve tagliare dentro casa sua. Il ridimensionamento dei costi della politica (come abbiamo abbondantemente sostenuto ieri) non è risolutivo dei saldi complessivi. Ma gli uomini del Parlamento non possono chiedere un penny alle tante corporazioni che li circondano, se prima non hanno la coscienza pulita. Nella nostra inchiesta documenteremo bene anche i conti che riguardano gli uomini pubblici. Ma la lotta alla casta (come ora si usa definire) ha un senso solo se essa è lotta nei confronti di tutte le caste. E il bilancio dello Stato è la perfetta fotografia di questa Italia medievale. In cui ognuno ha un pezzetto di bilancio che in qualche maniera lo riguarda. Si tende in genere a pensare che la forbice vada usata solo per il vicino e ci si considera immuni dallo spreco e dall’elargizione. Non è così.

Con un bilancio dello Stato che vale in termini numerici più della metà della ricchezza prodotta in un anno in Italia, questa è una comoda illusione in cui i presunti virtuosi fingono di accomodarsi. Godetevi, senza farvi il sangue troppo amaro, la lettura.