Ecco come far fruttare i risparmi: piccola guida di sopravvivenza

Le due regole auree: agire con prudenza e diversificare il portafoglio. Oltre alle azioni, tenere d’occhio i titoli di Stato &quot;lunghi&quot; e le obbligazioni bancarie. <a href="/a.pic1?ID=317800" target="_blank"><strong>Tre portafogli per il nuovo anno</strong></a>: i consigli degli esperti<br />

I principali titoli di Piazza Affari, Eni, Enel, Generali, Telecom valgono tra la metà e un terzo rispetto all’inizio dell’anno. E se la sono cavata ancora bene. Unicredit, colpita duramente dalla crisi di fiducia finanziaria, e Fiat, nel ciclone della crisi dell’auto, valgono un quinto. Questi titoli fanno la metà della capitalizzazione della Borsa italiana, stanno in tutti i portafogli istituzionali, in quelli dei fondi, delle gestioni e dei piccoli riparmiatori. Non molto meglio sono andate quest’anno le Borse estere. Per chi ha azioni in portafoglio è stato un disastro: per recuperare una perdita del 50% un titolo deve salire del 100%. Ma proprio l’entità della discesa induce a chiedersi se le quotazioni così sacrificate non rappresentino occasioni d’acquisto. John Templeton, leggendario investitore americano, morto quest’estate all’età di 94 anni (in 35 anni, di gestione dei fondi Templeton vantava una performance media annua del 14,5%), aveva iniziato a investire dopo la crisi del ’29 e diceva: «I mercati al rialzo nascono nel pessimismo, crescono nello scetticismo, maturano nell’ottimismo e muoiono nell’euforia. Il tempo del massimo pessimismo è quello migliore per comprare e quello del massimo ottimismo è quello migliore per vendere».
Una previsione affidabile su quando riprenderà a crescere la Borsa non ce l’ha nessuno, quindi non si può dire se il 2009 sarà l’anno buono per puntare sulla Borsa o se le perdite sono finite. La storia ci dice però che l’economia è ciclica e che le perdite di Borsa sono sempre state recuperate. Non solo: sul lungo periodo, nonostante i periodici crolli gli investimenti in azioni risultano superiori a quelli dei titoli di Stato (vedere il grafico qui sopra).
La crisi economica nella seconda parte dell’anno ha peggiorato il panorama per le aziende, già in difficoltà per la crisi finanziaria originata dalle avventate speculazioni sui mutui americani. Molte società quotate nel 2009 non distribuiranno utili, o perché non ne avranno, o perché decideranno di metterli a riserva, fieno in cascina in attesa di tempi migliori. Va osservato però che nonostante i profitti in calo e le prevedibile perdite che si osserveranno nel 2009, le valutazioni medie delle società quotate sono basse. La maggior parte delle banche, solo per fare un esempio, vale in Borsa meno dei mezzi propri. «Sicuramente i prezzi attuali rappresentano un’opportunità per chi ha un orizzonte di medio lungo periodo e buone diponibilità finanziarie», dice Gianluca Verzelli, economista e responsabile del private banking per la Banca Akros (gruppo Bpm).
D’altro canto gli investimenti sicuri, come quelli in Buoni del Tesoro danno ormai rendimenti molto risicati, in questi giorni i Bot sono scesi sotto il 2%, insomma non recuperano neppure il valore dell’inflazione. Cercare qualche alternativa per diversificare il portafoglio è quindi quasi d’obbligo. Di alternative i mercati ne offrono, dai titoli di Stato con scadenze un po’ più lunghe dei Bot, ai libretti postali (vedere articolo nell’altra pagina), ai conti deposito bancari ad alto rendimento, che danno fino al 5% (se n’è parlato sul Giornale di lunedì). Oppure ci sono le obbligazioni delle banche. Quelle di molti istituti di credito solidi, e quelli italiani lo sono, offrono ora rendimenti notevoli.
In ogni caso, se si decide di dare fiducia ai mercati nel 2009 è bene farlo con grande avvedutezza, affidandosi agli esperti e impiegando in quegli investimenti che sono più rischiosi dei titoli di Stato una percentuale ridotta delle proprie disponibilità finanziarie. Qualche suggerimento operativo, ma comunque improntato alla prudenza, è nella pagina a fianco.