Ecco i libri da leggere l’anno prossimo

Il 2011 si annuncia interessante: Bolaño "gioca" (seriamente) con il nazismo, Roth invoca la "Nemesi" e Palahniuk sarà "Dannato". E fra gli italiani spiccano il romanzo criminale alla milanese di Roversi e un’esordiente di 50 anni

Da Bolaño a Roth, da Nicole Kraus a Lethem all’attesissimo Franzen: sono tanti i romanzi di qualità in uscita nei primi mesi del 2011. Senza dimenticare gli italiani che, soprattutto tra gli esordienti, riserveranno molte sorprese.
Ad aprire l’anno è Roberto Bolaño con Il Terzo Reich. Dopo Tra parentesi, straordinaria raccolta di saggi inediti usciti in autunno per Adelphi, ora è la volta (sempre per Adelphi) di un romanzo in cui il Terzo Reich apparentemente diventa un «gioco» di guerra. Il protagonista, Udo Berger, è un giovane scrittore che si sente un fallito. Ossessionato sin da bambino dai wargames, affronta i vari livelli del videogioco «Il Terzo Reich»: dallo sbarco in Normandia ai campi di sterminio. Si è autorecluso in una stanza d’albergo in Costa Brava mentre la sua fidanzata si gusta il sole e i piaceri delle spiagge. I due incontreranno personaggi, tra cui un bagnino quasi completamente ustionato da un incendio, che daranno corpo ai loro incubi più allucinanti. Scritto nell’89, anno emblematico per la Germania, pubblicato in Spagna lo scorso 4 febbraio e poi in Sud America, il romanzo ha il passo narrativo dei thriller più riusciti, anche se le molte digressioni rischiano di confondere il lettore meno paziente.
Altrettanto atteso è il nuovo Philip Roth, Nemesi (dall’8 febbraio per Einaudi). È il suo trentesimo libro che, a differenza degli ultimi, non delude. E negli ultimi cinque anni è il quinto romanzo di quelli che Roth definisce «corti» e che diventeranno nove entro il 2013. Nella rothiana Newark, nell’estate del 1944, il ventenne Bucky Cantor deve affrontare un’epidemia che colpisce i bambini e che provoca paralisi, disabilità permanenti e spesso la morte. La piccola comunità del New Jersey si chiude in un isolamento completo che nasce sin dalle singole famiglie. L’unica «oasi» è Indian Hill, il campo estivo per ragazzi gestito da Cantor sulle montagne Poconos dove «l’aria era purificata da tutte le contaminazioni». Una potente metafora sui temi dell’ultimo Roth: quale tipo di Destino determina le nostre vite?; come può l’individuo affrontare al meglio la morte? Perché in Nemesi le parole più frequenti sono «orrore», «terrore», «pericolo» e «panico».
Sarà poi la volta di Paul Harding con un romanzo insolito, rifiutato dalle più importanti case editrici americane, poi pubblicato da un editore sconosciuto sino a raggiungere le vette delle classifiche di vendita e ad aggiudicarsi il «Pulitzer». L’ultimo inverno, questo il titolo italiano (l’originale è Tinkers), in libreria dal 24 febbraio per Neri Pozza, racconta le ultime ore di vita di George Washington Crosby, un uomo che ripara orologi, figlio di uno stagnaro, che ripercorre la propria esistenza sul letto di morte come in un saggio di Thoreau o Emerson. Una «novella» che l’estate scorsa fece il giro del mondo essendo, insieme a Freedom di Jonathan Franzen (uscirà per Einaudi in maggio), era la lettura scelta dal presidente Obama.
Un autore che in Italia inizia finalmente ad avere seguito è Percival Everett. Afroamericano, nato nel 1955 a Los Angeles dove vive, da noi è stato lanciato da Nutrimenti con capolavori come Glifo, Deserto americano e Ferito. Il 25 febbraio toccherà a Il paese di Dio, un western ambientato nel 1971 sospeso tra narrativa di ampio respiro e divertente saga di un’America già allora indifferente alle odissee private sino a rendere la vita civile un naufragio. Per i primi di marzo è attesa Nicole Kraus, moglie di Jonathan Safran Foer, con La grande casa (Guanda), ambientato tra il Cile delle dittatura di Pinochet, l’Inghilterra e Israele: da mesi in testa alle classifiche statunitensi, si preannuncia come il suo libro più riuscito.
Tra beat, hippie e intellettuali radical chic, è ambientato il nuovo romanzo di Jonathan Lethem, Dissident Gardens, ma Bompiani non ha ancora deciso la data di uscita. Come Einaudi per David Foster Wallace, con il romanzo postumo che uscirà negli States a metà aprile: per chi non ce la facesse ad attendere è appena uscita, sempre per Einaudi, una nuova edizione di Brevi interviste a uomini schifosi (con un fiammante saggio di Zadie Smith). Chuck Palahniuk, tra i geni assoluti della narrativa contemporanea, conosciuto soprattutto per Fight Club (Mondadori), ha annunciato da pochissimi giorni su Internet che il prossimo autunno pubblicherà Dannato, l’inquietante vicenda di una dodicenne che si ritrova all’Inferno.
Passando agli italiani, si inizia (male) a metà gennaio con Barbara Di Gregorio e Le giostre sono per gli scemi (Rizzoli): secondo il suo editor Michele Rossi è la nuova Silvia Avallone, non certo un complimentone dal punto di vista della qualità, ma si sembra puntare moltissimo sul suo libro che quest’anno ha sbancato a Francoforte. Va molto meglio con Lorenza Ghinelli: il suo Il divoratore (dal 16 gennaio per Newton Compton) è una gothic novel già in fase di traduzione in dieci Paesi. Interesse meritato, perché il romanzo esce dai canoni di genere e impressiona non solo per la storia, quella di un bambino autistico vittima e testimone di un orrore senza limiti, ma anche per uno stile di scrittura cinematografico e insieme di spessore letterario.
Se invece avete nostalgia del De Cataldo di Romanzo criminale non perdete Milano criminale di Paolo Roversi (dal 16 febbraio per Rizzoli): a parte il titolo da supermercato del già sentito, ha tutti i numeri per essere il «romanzo criminale milanese». Roversi, classe ’75, è tornato finalmente ai livelli dell’esordio di Blue Tango e de La mano sinistra del diavolo, dopo altri due romanzi illeggibili. Con Milano criminale si conferma lo Scerbanenco postmoderno con un libro che racconta gli anni dalla fine dei ’50 al ’72. È la storia romanzata di due bambini che, testimoni della celebre rapina di via Osoppo, scelgono strade diverse: uno diventerà un poliziotto e l’altro un feroce assassino, facilmente riconoscibile in Renato Vallanzasca.
Annotatevi anche il nome di Mariapia Veladiano, esordiente a 50 anni: La vita accanto (in uscita per Einaudi), grazie a una scrittura magnetica, ipnotica e straordinaria che ricorda Agota Kristof e Magda Szabò, è un capolavoro come da anni non se ne leggevano.