Ecco i quattro fronti della battaglia populista

In agenda: sovranità economica e politica, controllo dei confini e difesa della vita

L'unica novità politica del terzo millennio è la diffusione del populismo. Categoria non nuova, in verità, sempre bistrattata, ma negli ultimi anni dilagante. Il populismo ha un nemico, il sistema globalitario, che è l'incrocio di due retaggi, uno che proviene dalla destra economica e l'altro che proviene dalla sinistra ideologico-politica; il sistema globalitario è infatti la somma di liberismo, tecnocrazia e mercatismo e di progressismo radical, politically correct e internazionalismo. Da una parte il liberismo separato dal profilo nazional-conservatore, che era invece presente nella Thatcher e in parte in Reagan; e dall'altra il progressismo separato dalla lotta di classe proletaria che invece era preminente al tempo del comunismo. Le due prospettive confluiscono nel globalitarismo, il nuovo totalitarismo molecolare dei nostri tempi, fondato sul dominio della tecnocrazia e del mercato globale da una parte e sull'ideologia bioetica e radicale dall'altra: niente più confini tra sessi, tra popoli, tra nazioni, tra culture, ma sconfinamenti, emancipazioni e mutazioni, anche transgeniche. Atomi, automi e flussi di massa.

Il populismo è la risposta al sistema globalitario e alle sue oligarchie economico-finanziarie, tecnocratiche e intellettuali. È saltato lo schema che opponeva il modello capitalista della crescita infinita al sogno anticapitalista della decrescita felice. Siamo dentro il neo-capitalismo ma viviamo il tempo della decrescita infelice; il populismo reagisce al declino economico-sociale e al tradimento della sinistra nel rappresentare i ceti popolari. E insieme reagisce al soffocante e ipocrita canone del politically correct, i suoi totem e tabù, i suoi pregiudizi e la sua intolleranza verso le opinioni difformi che sconfina nel codice penale, oltre che nell'oscuramento politico e mediatico. Rappresenta la voglia di tornare alla realtà.

Quali sono i fronti che si aprono col populismo?

Direi soprattutto quattro. Il primo è la sovranità, ovvero la rivendicazione della sovranità popolare, nazionale, politica ed economica rispetto alle oligarchie dominanti. Rivendicare la sovranità non vuol dire semplicemente che il popolo è la fonte della legittimazione democratica, ma vuol dire anche che l'identità, le tradizioni, le storie e le culture dei popoli non sono fattori secondari, labili e residuali ma sono i fondamenti di un popolo che è nazione e di una società che è una civiltà, con un'origine e un destino. È necessario il passaggio dalla pulsione populistica alla visione comunitaria.

Il secondo tema, intrecciato al primo, è la cura prioritaria degli interessi nazionali anche sul piano economico, e dunque la necessità di proteggere e tutelare le economie locali e nazionali, i ceti popolari, i prodotti autoctoni dalla globalizzazione del commercio e del lavoro. I mercati svolgono una funzione positiva dentro le società; ma le società dentro i mercati sono una patologia e i valori di mercato diventano i valori della società. Non si tratta di tornare a economie autarchiche ma di interpretare con duttile intelligenza l'economia tutelata contro la concorrenza sleale e il colonialismo economico, come Trump sta cercando di fare negli Usa che pure furono il principale veicolo della globalizzazione.

Terzo fronte, la difesa dei confini contro l'abbattimento di filtri e frontiere in ogni campo e il dilagare dei flussi migratori. È la politica di prossimità: vengono prima nella solidarietà i concittadini, i connazionali e poi a seguire gli altri. Amare il prossimo ma a partire da chi ti è più prossimo, cioè più vicino; prima i famigliari, poi i concittadini, infine gli estranei. È una legge naturale di ogni epoca e di ogni società, un principio di autoconservazione dei popoli. I confini non sono muri ma soglie, frontiere aperte al confronto e al conflitto; sono il senso del limite di popoli e Stati, ma anche di persone e comunità, contro il male della dismisura.

Infine, quarto fronte, la tutela della famiglia costituita da padre, madre e i loro figli. E dunque difesa della vita, della nascita, delle unioni secondo natura, civiltà e tradizione. La famiglia non è una convenzione cristiano-borghese: ogni civiltà ha fondato sulla famiglia la propria struttura sociale primaria e il primo architrave formativo. È la difesa dei valori tradizionali legati alla famiglia, al diritto naturale e alla tutela dei più deboli, che sono i vecchi e i bambini e non le minoranze sessuali o gli extracomunitari clandestini.

Quali sono viceversa i limiti dell'onda populista? La semplificazione demagogica, l'avventurismo e l'improvvisazione, la prevalenza della paura e del rancore, la convinzione di poter risolvere i problemi affidandosi a un Capo, magari d'investitura televisiva, che abbia col popolo un rapporto diretto e immediato, in cui si possa fare a meno di una classe dirigente, di un'élite. In realtà non esiste l'autogoverno del popolo, la democrazia popolare è un'utopia: l'unica distinzione realistica è tra governi dei pochi nell'interesse dei pochi, ossia le oligarchie; e governi dei pochi nell'interesse dei tanti, ossia le aristocrazie. Il populismo è efficace nella denuncia emotiva e nella protesta; assai meno sul piano della proposta e della capacità di governare il futuro.

Il compito arduo dei nazionalpopulismi è dotarsi di una visione, una cultura, riconoscere eredità, compiere una rivoluzione conservatrice e insieme formare, selezionare e premiare i migliori, ossia coloro che guideranno i popoli, classi dirigenti e non dominanti. La politica ha bisogno di alta motivazione e perciò non può che attingere al mito, che è racconto di fondazione e proiezione futura.

In questo quadro si tratta di ripensare l'esperienza europea. Il problema è rimettere in piedi l'Europa, cioè di capovolgerla. Finora l'Europa ha pensato con le gambe la tecnica e la finanza e ha camminato a testa in giù: si tratta invece di partire dalla civiltà, dalla storia e dalla geopolitica, e dalla sua unità militare, strategica e geopolitica. E non dai parametri finanziari e merceologici, che sono conseguenze ma non priorità o presupposti. Il futuro dell'Europa è legato a un nuovo assetto confederale, comunitario nelle sue differenze, duttile sul piano economico e monetario, coeso sul piano della politica estera e della capacità di fronteggiare in modo unitario le emergenze europee comuni come il terrorismo o i flussi migratori. L'Europa si poteva intendere in due modi diversi: come integrazione degli Stati nazionali e risposta e argine al sistema globalitario o all'opposto come dis-integrazione degli Stati nazionali e gradino verso il globalitarismo. È stata scelta questa seconda strada e noi oggi scontiamo gli effetti di quell'errore.

In fin dei conti, e da qualunque verso si parta, la scommessa verte sulla civiltà.

Commenti
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Ratiosemper

Dom, 30/04/2017 - 11:24

Analisi approfondita, condivisibile ma: la conclusione? pare di capire, Egregio Veneziani, che la sua conclusione sia favorevole a una "integrazione degli Stati Nazionali e risposta e argine al sistema globalitario". Concetti aleatori, utopistici, privi di reali significati. Forse è meglio rinunciare ad "omogeneizzare i popoli" e pensare invece di creare istituzioni sovra-nazionali esclusivamente tecnico-funzionali, al solo servizio e scopo di aiutare poveri, disabili e risolvere crisi aziendali di ciascun paese, senza infinocchiare la gente parlando di "radici identitarie comunitarie" che sono al di fuori della storia socio-economico-culturale di questo continente.

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libertà o cara

Dom, 30/04/2017 - 15:13

Gentile dottor Veneziani Grazie per il suo intervento sul ""Populismo"", lucida, pregievole esposizione e ben comprensibile. Nella Storia, se governo e popolo collaborano al meglio ciascuno per la sua parte, le sorti della nazione fioriscono in: benessere del popolo, potenza della nazione e gloria dei governanti. Son più di due secoli che i due: popolo e governo vivono da separati in casa! Il popolo, vessato, paga e soffre. Il governo, vessatore, a tutto pensa men che al popolo. Popolo considerato "oggetto" privato senza dignità, oggetto da essere vessato! L'articolo, pregievole, si chiude con una sparata ideologica sorprendente, in nulla condivisibile! Adombra il sorgere di una casta di superuomini destinati al governo, al volgo di contro il "piacevole" affidare i propri destini ai suddetti, un affidare acritico. Grazie della proposta, la rigettiamo, abbiamo già dato con il Cavour ed il suo terrificante "dobbiamo fare gli italiani"! Chi era il generale Cialdini? E il MPS?

Ritratto di Maximilien1791

Maximilien1791

Dom, 30/04/2017 - 16:00

Se questi sono i temi de populismo allora sono populista al 100% e chi non lo è si merita l'appellativo di traditore della nazione !

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Leonida55

Dom, 30/04/2017 - 16:24

Contento di essere "populista", a favore del popolo.

Ritratto di Adriano Romaldi

Adriano Romaldi

Dom, 30/04/2017 - 16:50

Il Popolo sente questi problemi anche se non sa darne ragione; ben venga qualcuno come lei che ne spiega le pulsioni. Non scordiamoci, purtroppo, che il nichilismo, ha fatto breccia fra la Gente come e più di qualsiasi ragione, separando la realtà dal vivere quotidiano dal bene effimero dei propri bisogni; il Nostro Pontefice Benedetto XVI° ha spiegato molto bene questo male ma chi ha ascoltato? Direi che per armarsi e partire, occorre fare introspezìone e conoscere da dove siamo venuti, dove siamo ora e dove vogliamo arrivare; infine le forze e il coraggio vengono di conseguenza. Shalòm.

Marcello.508

Dom, 30/04/2017 - 16:56

Senza troppe perifrasi la chiosa del suo articolo, Veneziani, rappresenta la realtà che stiamo vivendo all'oggi, mentre quella propugnata diventa sempre più evanescente. Colpa di chi? La politica oramai non traina più, questo lo si vede da almeno 25anni, mentre un pensiero dello speculatore e massone Soros, tratta da un suo libro - L'alchimia della finanza - chiarisce bene quello che sta avvenendo all'oggi e che, se non contrastato, costituirà la fine di questa Ue nata zoppicante e sempre più dominata da poteri sovranazionali: «Le scienze sociali (e la politica e una di queste n.d.r.) sono una falsa metafora e che staremo meglio quando le riconosceremo come tali». Quindi e per fermare la globalizzazione è bene, politicamente, darsi una mossa prima di finire noi europei e non solo.. ko.

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Sniper

Dom, 30/04/2017 - 17:05

Apprezzo molto il punto sulla difesa dei deboli e chi essi siano veramente. Per il resto, penso che un'UE imperfetta e` sempre meglio di un'Europa fatta di Paesi in ordine sparso, facili prede, in tutti i settori, dei grandi falchi appunto globalitari. Vede come sono contenti della Brexit la Russia, gli USA, la Cina...? E se l'UE e` imperfetta e` meglio cercare di cambiarla dall'interno. Cavalcare l'ignoranza del popolino perdente cronico, come fa la Le Pen, e come fa Salvini, e` deplorevole.

pier1960

Dom, 30/04/2017 - 18:56

populismo: situazione nella quale il popolo si chiede perchè debba continuare a mantenere nel lusso e nel malaffare una classe politica corrotta e incapace di farsi carico del bene pubblico e dedita soltanto a perseguire il proprio privato interesse