Ecco l’«altro» medagliere dove il Kirghizistan batte la Cina

È il risultato ottenuto calcolando il Pil. Rispetto alla popolazione invece vince la Slovenia

La Cina per queste Olimpiadi ha varato il «progetto 119»: raggiungere quota 119 medaglie per diventare la più grande potenza mondiale sportiva. In barba agli Stati Uniti. Osservando il medagliere e seguendo i progressi giornalieri dei cinesi (anche ieri hanno conquistato quattro ori, un argento e un bronzo), sarà dura raggiungere quell’obiettivo, ma la loro supremazia rispetto agli altri Paesi non sarà mai messa in discussione.
Bella forza, per chi può contare su oltre un miliardo e 330 milioni di cittadini: con una base così ampia, è più facile trovare campioni da modellare. Non a caso in Cina vengono eseguite vere e proprio «rastrellate» di bambini che vengono iniziati allo sport sin da piccoli, ed educati alla cultura dell’allenamento. Che poi porta a risultati come quelli di questi giorni.
Più complicato vedere la propria bandierina dominare dall’alto il medagliere, se l’estensione del territorio e la demografia non contano su grandi numeri. E allora proviamo a dare una possibilità di gloria anche a questi Paesi, semplicemente facendo una statistica partendo dal numero di medaglie conquistate sinora e il numero dei suoi abitanti.
In questo caso è la Slovenia a mostrare i muscoli: con solo un oro, un argento e due bronzi riesce a mettersi dietro tutti gli altri, risalendo dalla 70ª posizione del medagliere tradizionale alla prima di quello per popolazione. Con una medaglia ogni 1,9 milioni di abitanti risulta essere il Paese che ha la resa migliore. Sull’immaginario podio troviamo anche l’Armenia (con cinque bronzi e poco meno di 3 milioni di abitanti raggiunge il risultato di una medaglia ogni 1,68 milioni) e l’Australia (una ogni 1,61 milioni). Scorrendo la lista, l’Italia si trova al 33° posto con una medaglia ogni 0,31 milioni di abitanti: Paese di santi, poeti e navigatori ma non di sportivi, dunque.
E le superpotenze? Gli Stati Uniti, forti di 72 medaglie, rimangono otto posti sotto l’Italia con un rapporto di 1/0,23 mentre i padroni di casa crollano di 57 posizioni: una medaglia per 0,05 milioni di abitanti. Chiude la classifica, prevedibilmente, l’India: con oltre un miliardo di abitanti, anche questa graduatoria non può regalarle alte ambizioni.
Proviamo allora a regalarle una seconda chance sostituendo il valore del Pil a quello degli abitanti. Le sorprese non mancano, anche se per l’India l’effetto «Robin Hood» che questa graduatoria regala ai Paesi sportivamente più arretrati, non produce effetti. Considerando l’enormità del suo prodotto interno lordo (pari al quarto assoluto nel mondo), neppure l’oro del tiratore Abhinav Bindra può spostare il suo Paese dall’ultima piazza. Chi sorride è il Kirghizistan che domina la classifica dal basso del suo 140° Prodotto interno lordo mondiale, distanziando di poco l’Armenia, ancora in seconda piazza: cinque bronzi, in queste particolari graduatorie, possono fare miracoli.
Bolt e compagni invece, portano la Giamaica ad occupare il gradino più basso di questo ipotetico podio: l’eventuale sorpasso all’Armenia è cosa difficile ma un oro anche nei 200 metri potrà aiutare non poco.
Le prime posizioni sono di nuovo un miraggio per americani e cinesi: quest’ultimi addirittura ci precedono, in 37ª posizione. Neanche 67 medaglie riescono a far entrare la Cina nella top ten, che comunque fa meglio dell’Italia, solo 51ª: nel nostro caso, più che un Pil basso, dobbiamo scontare una carenza di medaglie che, a dire il vero, ci sta penalizzando anche nel conteggio normale. Ancora più giù gli Stati Uniti, quindi, un 63° posto che nonostante le 72 medaglie, record tra tutti i Paesi, non può fronteggiare il più alto Prodotto interno lordo del pianeta. In questo, di sicuro, i cinesi di strada da fare ne hanno ancora molta.