Ecco l’esame per gli immigrati Resta in Italia chi è promosso

RomaPromosso resti in Italia. Bocciato sei espulso. Il consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo all’accordo di integrazione, il cosiddetto permesso di soggiorno a punti, già contenuto nella legge sulla sicurezza del 2009 ma fino ad ora inattuato. Non appena verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il regolamento entrerà in vigore ma non avrà valore retroattivo e dunque si applicherà soltanto agli stranieri che entreranno nel nostro Paese dopo la pubblicazione in G.U. e chiederanno il permesso di soggiorno per almeno un anno.
Come funziona l’accordo? Lo straniero che arriva in Italia dovrà affrontare un percorso formativo e di integrazione per il quale avrà due anni di tempo. L’accordo verrà stipulato al momento dell’ingresso presso lo sportello unico dell’immigrazione. Lo straniero accumulerà punti «integrandosi» ovvero ad esempio scegliendo il suo medico di base, mandando i figli regolarmente a scuola, ottemperando ai suoi obblighi fiscali. Al termine dei due anni dovrà sostenere una sorta di test sia di lingua italiana sia di cultura generale. Il livello richiesto è elementare per quanto riguarda le conoscenze linguistiche e di vita quotidiana per quanto riguarda la cultura generale. L’immigrato dovrà dimostrare di conoscere le nostre leggi, i principi fondamentali della nostra Costituzione, e più in generale le regole della vita civile. Con trenta punti si è promossi, l’accordo si considera ottemperato e lo straniero ottiene il permesso di soggiorno. Da uno a 29 punti si è rimandati e occorrerà affrontare di nuovo il test. Se invece il punteggio resta a zero la porta si chiude per sempre e si viene espulsi.
I punti possono essere accumulati nel corso dei due anni grazie alla frequentazione dei corsi di lingua o di formazione o semplicemente della scuola visto che l’accordo vale per gli stranieri dai 16 ai 65 anni. Ma si potranno accumulare crediti anche col proprio lavoro, col pagamento delle tasse, con la registrazione del proprio contratto di affitto. Si perderanno punti invece per i comportamenti scorretti o la violazione della legge.
Per tutti gli immigrati in questi due anni sarà obbligatorio frequentare un corso di «formazione civica e informazione sulla vita civile». Il corso sarà gratuito e verrà accompagnato da corsi di lingua le cui spese saranno a carico dello Stato. Proprio su questo punto, ovvero chi pagherà l’organizzazione dei corsi, era scattata la polemica da parte degli enti locali, comuni, province e regioni, che temono di dover essere loro ad allargare i cordoni della borsa. Alcune regioni in particolare avevano dato pare negativo (Basilicata, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria) per «mancanza di un chiaro impegno finanziario da parte dello Stato con conseguente ricaduta dei costi a livello territoriale su Regioni ed Enti Locali». Preoccupazione anche per «l’impatto sugli Sportelli Unici Immigrazione con evidente sovraccarico di compiti e impegni che mettono a rischio la qualità e l’efficienza del servizio ed indeboliscono le funzioni connesse al rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno».
L’accordo è stato presentato dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e da quello del lavoro, Maurizio Sacconi che hanno insistito su un punto: l’accordo, il percorso formativo, rappresenta un vantaggio per l’immigrato e non un ostacolo.
«Si tratta di un’iniziativa molto importante che va nel senso della responsabilizzazione e dell’integrazione dello straniero -dice Maroni- É un modo nuovo di gestire i flussi».
Pure Sacconi insiste nel definire l’accordo uno passo avanti per la piena integrazione degli immigrati. «Non è uno strumento punitivo ma consente alla persona immigrata di far valer positivamente ciò che realizza -dice Sacconi- Non è un percorso ad ostacoli, sollecita i minimi requisiti di volontà di integrazione».