Ecco l’occhio bionico che ridà la vista ai ciechi ma solo in bianco e nero

Prime operazioni a Londra: a due pazienti sono state impiantate retine artificiali. Così metteranno a fuoco gli oggetti

Una telecamera negli occhiali per non farsi sfuggire nulla. Non è l’ultima trovata degli scienziati di James Bond: è molto di più. È la parte esterna di un «occhio bionico» che registrerà immagini in movimento e in bianco e nero e le passerà, tramite un trasmettitore wireless, a un dispositivo elettronico inserito a livello della retina. Da lì, attraverso il nervo ottico, i segnali elettrici arriveranno al cervello che provvederà a trasformarli in immagini, permettendo ai ciechi di vedere, per quanto in modo rudimentale.

I primi a testare questa nuova tecnologia sono stati due pazienti inglesi affetti da retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che colpisce la retina ma, alla fine delle ricerche, l’operazione dovrebbe essere disponibile anche per risolvere problemi legati alla vecchiaia. L’intervento, condotto a livello sperimentale al Moorfield Eye Hospital di Londra, ha suscitato contemporaneamente entusiasmo e cautela. «Essere parte di un programma così importante, in grado di restituire una chance di vedere a chi altrimenti non ne avrebbe nessuna - ha raccontato Lyndon da Cruz, il chirurgo che con la sua équipe ha portato a termine l’operazione - è veramente speciale. Il dispositivo è stato impiantato con successo in entrambi i pazienti, che si stanno riprendendo bene: ora resta da vedere come funzionerà, anche se i precedenti ci danno speranza».

In America, infatti, una tecnologia simile, ma meno raffinata, ha già dato risultati in passato: pur senza restituire la capacità di distinguere chiaramente persone e oggetti, i pazienti coinvolti nella sperimentazione riuscivano a vedere i contorni e i movimenti. «Quando mi hanno operato - ricorda Terry Blind - mi hanno avvisato che sarebbe stata dura. All’inizio era soltanto come vedere un insieme di punti, ma lentamente la mia vista ha ripreso a lavorare e il mio campo visivo si è esteso, fino a quando sono riuscito a vedere mio figlio camminare». Mark Huyman, professore di oftalmologia e ingegneria biomedica al Doheny Eye Institute di Los Angeles che ha ideato questa tecnologia, è fiducioso che in futuro si riuscirà a migliorarla ancora. «Già ora la telecamera, che è veramente piccola e richiede pochissima energia, può stare dentro l’occhio e seguirne i movimenti - ha spiegato al Times -. Nei prossimi cinque anni speriamo di riuscire a svilupparla ulteriormente, fino a portarla alle dimensioni di un pisello, aumentando allo stesso tempo il numero di elettrodi». Quelle impiantate fino ad oggi, infatti, basavano la ricostruzione dell’immagine su 16 elettrodi ma, sui due pazienti inglesi, i chirurghi statunitensi ne hanno impiantato una versione, l’Argus II, con 60. Modelli più avanzati sono già in fase di sviluppo: in California gli scienziati stanno progettando una versione con mille elettrodi, che dovrebbe permettere di riconoscere i volti delle persone, mentre in Germania una a 400 è già in sperimentazione.

Tuttavia la strada da fare è ancora molta. «Quest’operazione è ovviamente una grande notizia - commenta Giuseppe Castronovo, presidente della sezione italiana dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità. I ciechi italiani e i 50 milioni di ciechi nel mondo devono guardare con speranza alla scienza, ma non si tratta di qualcosa che avverrà oggi o domani. È un barlume di speranza per il dopodomani, quando saranno sviluppate le versioni più avanzate, con un numero di elettrodi maggiore e quando si sarà magari scoperto come aiutare la rigenerazione del nervo ottico».