Ecco il laboratorio segreto dove già si vola nel futuro

Al progetto Phantom Works lavorano 4500 scienziati

Andrea Nativi

da Saint Louis

Phantom Works, i laboratori fantasma. Mai una designazione fu più azzeccata per definire il complesso di laboratori, centri di ricerca, hangar dove lavorano quasi 4.500 scienziati, ingegneri, ricercatori della Boeing, impegnati in oltre 500 progetti avanzatissimi. Lavorano a tecnologie che definiranno il futuro del settore aerospaziale, civile e militare.
Il tutto si svolge nella più assoluta segretezza, perché la maggior parte delle attività svolte nelle 8 sedi principali, 7 negli Stati Uniti, con quartier generale a Saint Louis, una a Madrid, è altamente classificata.
Lo stesso simbolo di questa organizzazione, una specie di agente segreto dai calzari alati, ben rappresenta il modus operandi: si fa, ma non si dice. E se si parla dei risultati ottenuti, è solo quando ormai non rappresentano più lo stato dell'arte. Una bella frustrazione per i brillanti cervelli, reclutati nelle migliori università o strappati ad altre aziende ad alta tecnologia, che non possono ottenere un pubblico riconoscimento per il loro lavoro.
Un classico esempio di questo approccio è rappresentato dal Bird of Prey, un velivolo sperimentale sul quale sono state provate soluzioni stealth per ridurre la segnatura radar ed infrarossa. Ha compiuto 38 voli dal 1996, il progetto è partito nel 1992 e si è concluso nel 1999 senza che nessuno ne sapesse nulla. Lo strano aereo, che ha cambiato il modo di progettare e costruire i velivoli militari a bassa osservabilità, è stato svelato solo nel 2002 e solo perché ormai la tecnologia era diventata uno standard industriale. Ma certo non è un caso se il suo nomignolo è lo stesso dei caccia usati dai malvagi Klingon nella saga di fantascienza Star Trek.
Questo è l'approccio standard per i Phantom Works, che riescono anche a produrre, in fretta ed a costi ragionevoli, prototipi e dimostratori, che vengono poi provati presso installazioni militari segrete. Ci sono però anche progetti con applicazioni civili: ad esempio il Personal Transportation System, in pratica l'auto-aereo che dovrebbe sostituire le autovetture e liberarci dalle congestioni del traffico «il difficile non è realizzare il mezzo, possiamo farlo già oggi, ben più arduo è studiare come canalizzare il traffico nei cieli ed evitare gli incidenti, ricorrendo a sistemi automatici», ci spiegano. Oppure c'è il concetto di un aereo da trasporto civile/militare tutt'ala, un triangolo volante senza coda, straordinariamente efficiente e poco costoso: lo studiano dai primi anni '90, ora cominciano a provare in volo modelli sempre più grandi. Il prossimo avrà un'ala di sette metri.
Ma non lo vedremo in servizio prima di due o tre lustri.
Alcuni degli studi Phantom Works sono applicati a velivoli commerciali meno esotici, come il nuovo B787 che utilizza materiali compositi in una percentuale mai vista su un aereo civile. La maggior parte delle ricerche ha tuttavia finalità militari, dallo spazio fino alla terraferma. Quest'anno si comincerà a dimostrare la fattibilità di novelli specchi ustori, che utilizzano i laser invece dei raggi solari. L'idea è di «sparare» fasci laser da terra verso specchi leggeri, otticamente perfetti e deformabili, appesi a dirigibili in volo ad altissima quota o addirittura spiegati da satelliti. I raggi potranno colpire bersagli fissi o persino mobili, a distanze che si misurano in centinaia e centinaia di chilometri.
Un altro studio si riferisce al Pelican, un incrocio tra un aereo e una nave, capace di portare un carico di 1.400 tonnellate attraverso gli oceani, volando a bassa quota (6-7 metri) sulle onde, con consumi minimi sfruttando l'effetto suolo, ma in grado di salire ad oltre 6.000 metri quando si imbatte nella terraferma. Dovrebbe avere un'apertura alare di oltre 160 metri ed è un giocattolo che interessa a chi deve spostare in fretta uomini e materiali da una parte all'altra del mondo.
Per le esigenze delle forze speciali invece si sta lavorando ad un aereo capace di decollare ed atterrare quasi verticalmente, senza bisogno di piste d'atterraggio, ma in grado di portare carichi di oltre 20 tonnellate ovunque e in fretta.