Ecco le nozze no global si inizia con la lettera della brigatista Cagol

Lo sposo è Zulu, leader dei "99 posse". Celebra don Vitaliano. E sceglie un testo del terrorismo anni '70. Il "don" espulso dal seminario, rimosso dalla parrocchia e sospeso "a divinis"

Non sappiamo se voi c’eravate, ieri pomeriggio, al matrimonio di Luca "Zulù" Persico, dei 99 Posse con Stefania Carrubo. È uno scrupolo quello di chiedervi se c’eravate, perché don Vitaliano, il prete della protesta contro tutto e tutti, il prete che non è più tanto prete, il prete che ha collezionato più espulsioni di Paolo Montero, aveva «invitato tutti» al matrimonio di ieri. Aveva scritto proprio così «siete tutti invitati», in una pubblica lettera affidata poi, puntualmente, all’ottovolante della rete internettiana. E, di conseguenza, l’antico e ridente borgo medievale di Capocastello di Mercogliano nell’Avellinese è stato letteralmente preso d’assalto da tutti i fan dei rispettivi protagonisti della funzione, celebratasi nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Capite bene che, in quel bailamme che si è scatenato, è difficile dire chi ci fosse e chi no. Mentre è facile e importante ripercorrere alla moviola quel matrimonio. Perché il ricordo della cerimonia non ingiallisca con gli anni. È andato tutto come sarebbe dovuto andare. Come aveva spiegato e anticipato, nella lettera, don Vitaliano.

La celebrazione religiosa si è aperta alla grande con la lettura della lettera con cui Mara Cagol, brigatista rossa, «uccisa misteriosamente dai carabinieri nel 1975» (citiamo testualmente le parole di don Vitaliano) spiegò ai suoi genitori le motivazioni che l’avevano spinta a sposare in Chiesa l’ateo Renato Curcio, nella quale si legge: «Sono ormai milioni le persone nel mondo che per renderlo possibile si prodigano in una lotta continua contro i padroni e la classe borghese senza avere paura della repressione, della persecuzione o della galera...». Non male come prologo, no? Peccato che di tanto sembrassero fuori luogo quei brani del Cantico dei cantici. Ma facciamo un doveroso passo indietro. Sicuramente molti di voi li conoscono bene, ma a chi è andato al matrimonio senza aver incontrato prima gli sposi (càpita, specie nei matrimoni così affollati e folcloristici, che qualcuno si imbuchi) veniamo in soccorso noi. Lei, Stefania Carrubo, cresciuta ad Avellino, ha cambiato la sua vita per amore del suo Luca. Lui, in arte «Zulù», è la voce e anima storica dei 99 Posse, gruppo musicale partenopeo che negli anni ’90 ha interpretato la lotta giovanile e l’opposizione di sinistra al sistema capitalistico.

Capite perché don Vitaliano era raggiante? E ha dichiarato: «Hanno scelto la nostra piccola parrocchia per celebrare il loro matrimonio per l’amicizia che lega il sottoscritto con Zulù e per aver condiviso tantissime battaglie civili: dal Chiapas al controvertice di Genova 2001, dalle lotte in difesa dell’ambiente a quelle in favore dei precari e dei disoccupati». Il «controvertice», per chi non lo ricordasse, altro non è che quella simpatica manifestazione che mise Genova a ferro e fuoco per due giorni. Comunque adesso sì, adesso persino l’happening musicale (anche se il «don», con la sua solita modestia, si ostina a definirla una sobria cerimonia) che è seguito diventa più chiaro e comprensibile se ci si ritrova tra compagni di tante avventure. Perché don Vitaliano Della Sala, classe 1963, giusto per ricordarlo ai pochi distratti, è entrato nel Seminario abbaziale di Montevergine nel 1974 e successivamente nel Seminario arcivescovile di Benevento dal quale è stato espulso nel 1981 per «indisciplina». È stato riammesso nel 1983 nel Pontificio seminario interregionale campano di Napoli dal quale è stato nuovamente espulso nel 1985 per l’insofferenza manifestata nei confronti della vita tra quelle mura. Il 24 ottobre 1992 è stato finalmente ordinato prete, a Mercogliano, da monsignor Joseph Vianney Fernando vescovo di Kandy (Sri Lanka). E l’8 dicembre dello stesso anno è diventato parroco di San Giacomo Apostolo di Sant’Angelo a Scala, un paese di circa 600 abitanti alle falde del Partenio. Nel novembre 1993, come insegnante di religione, assieme ai ragazzi del movimento studentesco di Avellino, ha partecipato all’occupazione di alcune scuole e con un gruppo di giovani a quella di un ex cinema e per questa occupazione è stato rinviato a giudizio. Mattacchione come pochi, nell’estate del 1997, per protestare contro gli inasprimenti dell’embargo a Cuba, ha esposto la bandiera cubana sul campanile, dopodiché è corso a capeggiare una manifestazione a Benevento, contro una fabbrica di elicotteri da guerra e si è beccato un altro procedimento giudiziario. Meno male che nel luglio del 2000, si è rilassato partecipando alle manifestazioni del World Gay Pride di Roma. Poi è stato tutto un crescendo di impegni: dalla marcia zapatista per i diritti degli indigeni, che dal Chiapas ha raggiunto Città del Messico, alle «iniziative» contro il G8 organizzate dal Genova Social Forum.

Se ci mettiamo l’organizzazione di due campeggi «no global» a Sant’Angelo a Scala il quadro è quasi completo. Dopo questa serie di pinzillacchere, per dirla con Totò, dopo ammonizioni e ammonizioni, l’abate di Montevergine non ha potuto che rimuoverlo dalla parrocchia vietandogli di amministrare i sacramenti. Lui ha fatto ricorso e intanto continua a essere lo stesso don Vitaliano di sempre. Tra cortei, messe più o meno sante e «sobrie cerimonie». Come quella che è andata avanti ieri tutta la notte, per brindare all’amore di Stefania e Zulù. Un concerto nel centro storico di Mercogliano che ha visto sfilare sul palco, oltre a Enzo Avitabile, Marcello Colasurdo, Daniele Sepe, anche il Gruppo operaio ’E Zezi, i 24Grana, Lukariello, Katap, Jovine, Safylle, A67, Gentestranaposse, Enrico Capuano, Emiro, Almamegretta e, naturalmente i 99 Posse. Adesso non diteci che ve lo siete perso.