Ecco perché i laici non vogliono neppure ascoltare

Perché i laici non sono in grado di ascoltare e capire il Papa sul problema della famiglia? Dacia Maraini critica il Papa che difende l’idea di «famiglia naturale». Come può essere sostenuta una concezione della famiglia che si compone secondo principii naturali, si chiede la scrittrice, quando la natura è il brutale, è il selvaggio? La famiglia, lei afferma, è una realtà culturale che oltrepassa la mera esistenza naturale.
La scrittrice dovrebbe prendere in considerazione la riflessione del Papa che indaga la relazione tra la cultura classica e quella cristiana, tra il concetto greco di logos e il verbo della tradizione evangelica. In questa relazione affondano le radici della nostra razionalità di cui la famiglia è espressione: la famiglia è la ratio attraverso la quale si accorda il principio naturale che presiede allo sviluppo della specie.
Stefano Rodotà ci tiene, invece, a sottolineare che con il Papa è impossibile trovare punti di confronto, perché mentre il pensiero illuminista, di cui Rodotà si sente rappresentante, è disponibile a mettere in discussione i propri principii, la Chiesa muove da un punto di vista opposto, cioè da valori non negoziabili. Posizione curiosa, per non dire fasulla, questa del giurista, che dimentica come tutto il pensiero liberale e democratico, figlio dell’illuminismo, si basa su alcuni principii e valori fondamentali non negoziabili. Si possono negoziare la libertà, la dignità dell’uomo? Con che cosa e in cambio di quale valore sostitutivo si possono negoziare i principii della democrazia? È proprio della cultura illuminista l’intransigenza di fronte a valori considerati universali e per i quali non si può scendere a compromessi. Lo stesso principio di inalienabilità dei valori appartiene alla tradizione culturale e alla fede cristiana. Il problema che più volte ha sottolineato questo Papa, quando e soprattutto era il cardinale attento interprete della dottrina della fede e filosofo impegnato a ragionare sulle problematiche del pensiero contemporaneo, è quello della sintesi dei principii fondativi dell’etica dell’uomo moderno, non della loro negoziabilità.
Per criticare il Papa sul tema della famiglia Anna Paola Concia e Andrea Benedino, sulla Stampa, prendono un esempio interessante che però, invece di confermare, smentisce le loro posizioni. L’esempio è «la coppia di fatto» Palmiro Togliatti-Nilde Iotti e la loro figlia adottiva. Una bella storia d’amore, dicono giustamente Concia e Benedino, che è lì a testimoniare come la famiglia non segua un modello come vorrebbe sostenere il Papa, ma nasca da un’esperienza d’amore che non è univoca, che è aperta a mille possibilità, tante quante sono le possibilità d’amore che si incontrano nel corso della vita. E se invece l’impeccabile rigore di vita della coppia Togliatti-Iotti dimostrasse proprio l’esigenza di aderire a un modello su cui conformare una realtà indeterminata e poliedrica? Non è forse il fatto di avere seguito razionalmente il modello di famiglia tradizionale che ha permesso ai due leader comunisti di costruire responsabilmente un nucleo familiare in cui far crescere ed educare una figlia adottiva? Quel modello non è stato costituito sulla base di un principio di ragione storicamente e tradizionalmente determinato in relazione ai principii di sviluppo e conservazione della specie?
Questi problemi il Papa li ha trattati nei suoi volumi teologici; recentemente li ha discussi con il maggior filosofo vivente, il tedesco Jürgen Habermas (tra l’altro, per chi non lo sapesse, laico, illuminista e, anche se lui non sarebbe d’accordo, marxista).
I nostri difensori del pensiero laico credono invece di trovarsi di fronte non al Papa ma a un curato di campagna. Le loro argomentazioni laiciste sono così banali che andrebbero sì e no bene su L’Asino di Podrecca. Si studino la filosofia: la letteratura e la scienza giuridica non bastano. Si esercitino su quest’ultimo libro di Ratzinger e Habermas e provino a dire qualcosa che sia in grado di confrontarsi con il pensiero del Papa.