Ecco perché Roma non farà mai la fine di Atene

Mentre gli Spatuzza e i Di Pietro si danno da fare per destabilizzare la situazione politica italiana, il paese che corre il vero rischio è ora la Grecia, dopo che a Dubai è suonato il campanello d’allarme. La Grecia probabilmente non fallirà, perché fa parte dell’euro, ma la sua situazione è precaria. Coloro che criticano Berlusconi e Tremonti e in genere l’attuale governo dovrebbero invece lodarlo per la saggezza con cui ha guidato il paese in questi anni difficili.
Il mercato delle obbligazioni, dopo che la società parastatale Dubai World ha chiesto la moratoria di sei mesi sui miliardi di debiti in scadenza, è entrato in fibrillazione. Fuori dall’Unione europea, lo Stato che in Europa è messo peggio è l’Ucraina, e fuori dell’Europa sono ad altissimo rischio di default, cioè di insolvenza nell’America Latina Ecuador, Giamaica, Venezuela ed in Asia il Vietnam. Nell’Unione ora nel mirino è entrata la Grecia, ma si nominano anche l’Irlanda, la Romania, la Bulgaria, e persino la Spagna, quella che si vantava di avere superato l’Italia nel prodotto lordo (Pil) pro capite. Non si fa invece il nome dell’Italia. Gli unici a parlarne male sono Di Pietro e alcuni presunti pentiti, premiati dallo Stato con un programma di protezione che paghiamo noi.
Il rischio della Grecia è altissimo, a differenza di quello dell’Italia innanzitutto perché il deficit di bilancio in Grecia è all’11% del Pil, mentre quello italiano è sotto il 5 e nel 2010 il deficit greco rimarrà attorno al livello attuale, mentre quello italiano scenderà. Inoltre mentre il governo italiano è in grado di correggere le proprie previsioni sull'economia e sulla finanza pubblica in meglio, rispetto alle precedenti stime, perché le fa con prudenza e governa con equilibrio, il governo greco che ha perso le elezioni che quello nuovo, che gli è succeduto fanno stime ottimistiche, continuamente corrette in peggio. E così la Grecia ha perso credibilità, mentre l’Italia la ha guadagnata.
Sino a poco tempo fa il debito pubblico greco era a quota 93% del Pil, quello italiano a quota 107. Ora il debito greco ha superato l'italiano ed è sopra il 120% del Pil. Anche il nostro debito pubblico è salito, a causa della difficile congiuntura ma molto meno di quello greco nonostante la spesa per gli ammortizzatori sociali che ha mantenuto la disoccupazione in Italia sotto la media storica e sotto la media attuale europea. La Grecia negli anni passati ha avuto una veloce crescita, sostenuta però dalla bolla del credito immobiliare e dalla alta domanda di beni di consumo dovuta al credito facile alle famiglie. Il Pil pro capite greco così è salito di continuo, ma in modo artificioso. Esso due anni fa era arrivato a 27.800 euro, con tassi di crescita del 4,6% annui mentre quello italiano con trassi di crescita annui di 1,6% era di 31.800 euro. Vi era chi pronosticava il sorpasso greco dopo quello spagnolo. Ma ora questo corpo gonfio è scoppiato come quello della rana di Esopo perché questa crescita era alimentata dal debito. Le famiglie greche hanno un rapporto fra debito e reddito del 70%, quelle italiane del 48%. E mentre in Italia le famiglie hanno una propensione al risparmio pari al 15% del reddito, quelle greche hanno una propensione al risparmio che, rispetto al loro reddito, è attorno a 1,2%. Ossia quasi zero. Con un debito alto e un risparmio così basso, le famiglie greche sono ben poco solvibili, a differenza di quelle italiane. La disoccupazione in Grecia ora è al 15%, 6 punti in più che due anni fa e ciò rende ancora più precaria la solvibilità delle famiglie e aggrava il rischio dei mutui immobiliari e quindi la situazione delle banche. In Italia la disoccupazione è all’8%, in aumento di 1,5 punti rispetto al minimo pre crisi e non vi è alcun pericolo per i mutui immobiliari e per le banche. Infine la Grecia ha una disastrosa bilancia del commercio estero, perché importa per tre volte tanto quanto esporta e nonostante i proventi del turismo ha un forte passivo della bilancia corrente dei pagamenti, pari al 10 per cento del Pil, dovuto al fatto che consuma molto di più di quel che produce.
La disprezzata Italia ha il commercio estero in pareggio, il passivo della bilancia corrente dei pagamenti è il 2% del Pil, ma tutto causato da interessi passivi, mentre quelli attivi degli investimenti italiani all’estero vengono accumulati là. In conclusione i numeri dicono che l’Italia nonostante il grosso debito pubblico è solvibile, mentre la Grecia non lo è. E questa differenza dipende in parte dall’economia, ma in parte notevole dal governo.