«Ecco il piano di rilancio per vincere nel 2006»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«La ripresa del consenso elettorale passa per la ripresa dell’economia». Sembrerà pure ovvio ma nessuno l’ha detto, finora. Lo dice per primo, in quest’intervista al Giornale, Mario Baldassarri. C’è bisogno di politica economica a incominciare dai prossimi giorni, quando si dovrà definire il prossimo Dpef, spiega il viceministro dell’Economia. E le direzioni sono chiare: recupero della competitività per le imprese, e recupero del potere d’acquisto dei salari. Tutto questo è possibile nel quadro di un centrodestra rinsaldato e coeso.
«Qui sta prendendo il via - afferma Baldassarri - un percorso importantissimo: nuovo partito-contenitore, coalizione che si cementa, consenso che si allarga. È un progetto strutturale, che nel breve periodo serve anche a vincere le elezioni del 2006. C’è una differenza radicale fra il centrodestra e il centrosinistra: la sequenza contenuto, contenitore, squadra. Prima l’accordo politico per fare, da qui il miglior contenitore, e infine da questo la leadership e la squadra. La sinistra non può attuare un processo analogo, perché presenta differenze di valori e di programmi, ha discusso per un anno solo di nomi e di leadership. L’unico loro collante è l’abbattimento di Berlusconi».
Invece, il centrodestra...?
«Il centrodestra ha valori comuni, ed è d’accordo nell’incominciare dai programmi. Sa inoltre che la ripresa del consenso è uguale alla ripresa dell’economia reale. La ripresa dell’economia reale passa, nei prossimi giorni, per un quadro strategico di medio periodo - il Dpef - e per la finanziaria 2006. Da quest’ultima, si tira fuori un provvedimento da varare subito, per decreto, che riguarda l’Irap ed altre misure urgenti».
Professor Baldassarri, quali devono essere le linee guida del Dpef?
«L’obiettivo è, senza dubbio, quello di agevolare la competitività delle imprese e far recuperare potere d’acquisto ai salari. Il numero che ci deve interessare è uno solo: il tasso di crescita. Non ho passione per la gara a chi indovina, nell’ambito di una forchetta fra lo zero e lo 0,6% di crescita del pil: qualunque sia la cifra, è insoddisfacente. Bisogna invece puntare fra il 2 e il 3%, ci vorranno due o tre anni, ma è lì che dobbiamo arrivare».
Partiamo, però, dal basso...
«Computando il -0,4% dell’ultimo trimestre 2004 e il -0,5% del primo trimestre 2005, siamo a -0,9% rispetto al settembre scorso. Quindi, se tutto va bene, possiamo aspirare a una media annua fra lo 0 e lo 0,6%. Ma un conto è se continua la stagnazione, un conto è se nel terzo e nel quarto trimestre facciamo + 1%. Avremmo uno slancio positivo per l’anno sucessivo».
Come riprendere competitività?
«Affrontando, e quindi eliminando, gli zoccoli di non competitività: il cuneo fiscale contributivo che fa pagare tanto il lavoro alle imprese (il 20% in più rispetto a Francia e Germania), e lascia poco in tasca ai lavoratori. Ecco perché lo sgravio Irap. Il costo dell’energia, del 25% superiore a quello europeo. I costi di logistrica e trasporti, più elevato del 15% a causa dei ritardi nelle infrastrutture. E riprendendo a fare politica industriale».
È una frase fatta?
«No, è una frase che significa Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica. Aziende che insieme hanno una massa d’urto enorme e che possono agire - nel rispetto dei mercati e nel rigore finanziario - in un quadro coerente di politica industriale, al di fuori dall’area del deficit pubblico. E c’è pure la miniera Sud, la risorsa Sud, da affrontare con decisioni mirate, introducendo la fiscalità differenziata e sviluppando un processo selettivo virtuoso di imprese e imprenditori. Tutto questo è strategia di politica economica, da inserire nel Dpef, e poi da tradurre nella finanziaria».
La domanda è sempre la stessa: dove si trovano le risorse?
«Occorre rovesciare il discorso. Prima si decide quante risorse servono per dare una spinta vera all’economia - venti, trenta miliardi? - e poi le risorse si trovano fra i 630 miliardi di bilancio pubblico, toccando magari gli interessi di qualche migliaio di persone ma nell’interesse collettivo di 57 milioni d’italiani. Ed è qui che si dimostra il vero coraggio politico».
Forse si può recuperare qualcosa anche con la lotta all’evasione. Se ne parla in queste ore, ad esempio per gli affitti in nero. E che cosa pensa dell’armonizzazione delle tasse sulle rendite finanziarie?
«La lotta all’evasione va fatta con accertamenti seri, ma soprattutto attraverso lo strumento del conflitto d’interesse: se consento la deducibilità fiscale di alcune spese e servizi, il cittadino ha tutto l’interesse a chiedere al fornitore la ricevuta. Sulle rendite, ricordo che la sovranità nazionale è limitata: i movimenti dei capitali sono liberi, occorre tenerne conto. Dunque, se la tassazione aumenta, i capitali possono restare qui ma a tassi più elevati. Oppure i tassi restano fermi, e i capitali emigrano altrove. Dunque, direi che la cosa migliore è studiare un intervento da concordare in sede europea».