Ecco il primo bebè Ogm "scelto" geneticamente

Il figlio avrebbe ereditato dalla madre un alto rischio di tumore. I medici spagnoli con la diagnosi pre-impianto hanno scelto un embrione senza il gene della malattia. SONDAGGIO <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=201" target="_blank">Sei favorevole alla diagnosi preimpianto? Di' la tua</a></strong>  <br />

Non sarà fortuna e non sarà il caso. Un bambino spagnolo non si ammalerà di cancro, e sarà merito della selezione genetica. La scienza ha ripulito i suoi geni malati, quegli stessi che per generazioni i suoi familiari si sono continuati a trasmettere. Oggi la scienza ha interrotto il meccanismo, disinnescato una maledizione, spezzato l’asse ereditario con la «selezione genetica». Questo bimbo nato un paio di giorni prima di Natale in Spagna, sarà libero dal cancro al pancreas. E come lui, i suoi figli.

I medici hanno aspettato tre mesi prima di presentarlo al mondo. Oggi, che gli esami sono stati fatti e che la sua salute è ottima, ci sono state le presentazioni ufficiali: è il primo bebè senza un gene, il Brca1, fortemente legato allo sviluppo di tumori, soprattutto al seno, alle ovaie e al pancreas.
Un esperimento unico al mondo, realizzato grazie alla legge spagnola sulla Riproduzione assistita, che autorizza la selezione genetica di embrioni liberi di determinate malattie legate ad un unico gene. Una diagnosi genetica pre-impianto precisa, che ha garantito il risultato finale. Ma come si è realizzato il procedimento? Sono stati fecondati diversi ovuli, producendo embrioni, due dei quali, senza il gene Brca1, sono stati impiantati nella madre, nella cui famiglia si erano verificati diversi casi di cancro. Uno solo dei due è sopravvissuto. E nove mesi dopo è nato il primo bebè privo di Brca1. «In questo caso - spiega Olga Martìnez, responsabile del centro di riproduzione assistita del centro -le probabilità che i genitori trasmettessero il gene malato ai figli era del 50 per cento».

«Nella famiglia del bambino c’erano stati già viri casi di tumore maligno, e tutti precoci, intorno ai 30 anni, e si sapeva che la mamma era portatrice del gene malato».
L’intervento della scienza si posiziona così: come un baro che guarda le carte in anticipo per fare il suo gioco. «La coppia spagnola si era presentata al centro per un classico problema di fecondazione, racconta la dottoressa. All’inizio- racconta il medico- si sono presentati per una normalissima fecondazione in vitro. Quando abbiamo fatto i primi accertamenti abbiamo capito che si presentava la possibilità di intervenire sul destino del bambino, “pulendolo“ da questa malattia». Un successo. E ora c’è già una seconda richiesta che aspetta di essere autorizzata. Si tratta di una coppia che ha altissime probabilità di trasferire al figlio il tumore al colon. Ma la dottoressa avverte: «Non tutte le coppie hanno la stessa storia e gli stessi problemi. Per questo ogni caso va considerato a sè.

E soprattutto non siamo capaci di curare ogni tipo di tumore. Noi medici dobbiamo mettere un certo limite». La dottoressa sembra volersi difendere da chi pensa già a un salvavita completo. «Non si possono creare embrioni liberi da ogni malattia». Questo -ancora- la scienza non lo può garantire.