Ecco le star in corsa per «il Signore dei più snelli»

Il precursore è il politico Lawson: la sua dieta è diventata un bestseller

Eleonora Barbieri

da Milano

Abbracciava la statuetta degli Oscar sudato, gli enormi occhiali tondi cascanti a metà del naso, i capelli ispidi sulle spalle, la pancia prominente: Peter Jackson l’osannato regista del «Signore degli anelli», era indubbiamente grassissimo. «Era», appunto, perché quando è comparso a New York, martedì scorso, per la prima del suo «King Kong», la folla è rimasta sbalordita, e non solo dal film: Jackson è infatti sfilato in gran forma, senza lenti spesse e, soprattutto, visibilmente più magro. In cifre, meno cinquanta chili.
«La dieta di Skull Island», com’è stata ribattezzata (dal luogo del set), ha funzionato: come, rimane un mistero. Jackson si è infatti limitato a spiegazioni evasive. La più venduta si fa scudo di un ritmo di lavoro massacrante: ventun ore al giorno sul set di «King Kong», col sole e col buio, con tre ore di sonno per notte. Poi ha anche confessato di avere eliminato gli hamburger e di essersi convertito a yogurt e muesli; e ha provato a buttarla sul semplice: «Ho soltanto chiuso con i cibi spazzatura». Il risultato, comunque, è certo: 49 chili in dieci mesi.
Jackson, comunque, non è l’unica celebrità di sesso maschile a dover tenere d’occhio il peso. La dieta «per lui» è ormai entrata di diritto nel novero delle abitudini delle star, facendo così cadere l’esclusiva riservata al mondo femminile. Come fa notare il quotidiano britannico The Independent, il precursore assoluto è stato Nigel Lawson, ex cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher, che è riuscito a perdere 32 chili in dieci mesi: i suoi colleghi alla camera dei Lord temevano addirittura che fosse malato. E invece no: tutto merito di sua moglie Therese, che aveva inventato per il ciclopico marito una dieta su misura: grassi e amidi limitati, niente zuccheri, e poi burro, latte, cioccolato, formaggio - tutti nel dimenticatoio insieme, ovviamente, all’alcol. Un regime rigidissimo ma efficace, tanto da trasformarsi in un bestseller di successo, l’omonimo «The Nigel Lawson diet book».
Anche un divo come Robbie Williams ha qualche problema con la bilancia, tanto da aver messo in vendita alcuni pericolosissimi (per la linea) attrezzi da cucina, come la macchina per fare il pane o quella per i popcorn. Del resto, all’immagine ci tiene: ancora fa fatica a digerire l’epiteto, che gli affibbiò Noel Gallagher degli Oasis, di «ballerino grasso dei Take That». Uno che ha a che fare con le passerelle dovrebbe sfoggiare una linea smagliante: ma il sillogismo non vale per Alexander McQueen che, incoronato da Givenchy nel 1996, ha cominciato a metter su peso, tanto da dover ricorrere alla liposuzione e a farmaci specifici, oltre che a limitare «il proibito»: così è sceso di 25 kg. C’è anche chi, per dimagrire, si è sottoposto a fatiche degne di «Pollicino» Maenza, oro olimpico nella lotta greco-romana, esilissimo, ma comunque costretto a enormi sacrifici per mantenersi sotto i 50 chili: è successo a Jack Osbourne, figlio del cantante Ozzy, che ha perso 30 chili in sei mesi partecipando a «Jack Osbourne’s exciting ways to die», programma di sport estremo. In aggiunta, il giovane e ormai modaiolo Jack si è sottoposto a un trattamento disintossicante in Thailandia, abbinato a un corso di kick-boxing, ha smesso di bere e si è rassegnato a uno stile di vita decisamente salutista: sveglia alle 7, tre quarti d’ora di corsa e poi una bella colazione a base di frutta. Il record, comunque, spetta a Buster Bloodvessel, cantante dei «Bad manners» che, delle sue abitudini poco salutari ma molto rockstar, si era sempre fatto vanto, tanto da sfiorare i 200 chili. Eppure, complici alcuni problemi al cuore, anche lui ha ceduto e si è affidato ai ferri del chirurgo. Risultato: meno 114 chili in dieci mesi.