«Ecco come taglierò i prezzi a tavola del 30%»

Dietro gli ultimi aumenti non ci sono solo filiere troppo lunghe, ma anche il fallimento delle politiche Ue e le manovre degli speculatori

da Roma

Ministro Luca Zaia, Bankitalia segnala il continuo aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Secondo l'ultimo studio, per esempio, nel settore ortofrutta si registrano dalla produzione di base al consumo rincari fino al 200%.
«Una situazione decisamente inaccettabile e alla quale bisogna trovare una soluzione».
Quale potrebbe essere?
«È necessario sedersi a un tavolo con tutti i protagonisti della cosiddetta filiera alimentare e fare una riflessione seria. Le faccio un esempio: un litro di latte in stalla costa 40 centesimi. Al bar, dunque, un caffè lo paghiamo quanto due litri di latte. È chiaro che qualcosa nel meccanismo non funziona».
Colpa delle filiere agroalimentari?
«Le motivazioni sono diverse. È chiaro che più la filiera è lunga, più sono numerosi i passaggi di mano per arrivare dal produttore al consumatore, più il prezzo lievita. Ma ci sono anche altri fattori».
Per esempio?
«Intanto l'Europa ha fallito nella sua programmazione. Si è talmente convinta che la produzione agricola fosse inutile che ha approvato negli anni misure grazie alle quali gli agricoltori vengono pagati per non mettere a frutto la terra. Così, visto che negli anni passati la filosofia è stata quella di importare l'agroalimentare dai Paesi in via di sviluppo oggi ci ritroviamo con l'Europa che produce due milioni di tonnellate di latte in meno del fabbisogno. Così anche per la carne (siamo mezzo milione di tonnellate in difetto) e per i cereali».
Cosa ha causato questa sproporzione?
«L'aumento del fabbisogno alimentare. I Paesi in via di sviluppo, infatti, da esportatori sono diventati consumatori e noi non ce ne siamo accorti. Altro esempio: la Cina lo scorso anno ha esportato otto milioni e mezzo di tonnellate di grano. Bene, dal 2009 diventerà un paese importatore. Eppoi c'è la speculazione».
Le Borse?
«Oggi chi si diverte con i derivati si sta spostando dal petrolio al cibo. Comprare o vendere barili di greggio o navi di grano è la stessa cosa. Altrimenti non si spiegherebbero fluttuazioni dei prezzi tanto variabili».
Un esempio?
«Qualche mese fa il grano ha toccato quota 400 euro a tonnellata, oggi è sceso a 200. Mi pare chiaro che non sono gli agricoltori a mangiarci sopra...».
Soprattutto i beni di prima necessità continuano ad aumentare. Come si può contrastare questa estrema volatilità dei prezzi?
«La filiera deve fare una riflessione. Da parte del governo non ci sarà alcuna entrata a gamba tesa, ma è chiaro che bisogna chiedere un intervento solidale a tutti gli attori del processo produttivo».
Detto da un ministro di un governo liberista...
«Avere una visione liberista non significa sostenere i monopoli, anzi».
E quali sono i monopoli oggi?
«La grande distribuzione. Ci sono cinque gruppi che controllano l'80 per cento del mercato. Per questo non credo che il problema di fondo siano le filiere: anche se riduciamo i passaggi, alla fine è sempre la grande distribuzione che decide. E le vittime di tutto questo non sono solo i cittadini che non arrivano a fine mese ma anche gli agricoltori che sono ormai agonizzanti. Se si va avanti così, l'unica alternativa resta la vendita diretta in azienda».
È una strada percorribile?
«Non nelle grandi città. Ma nei parcheggi di alcuni supermercati si iniziano a vedere i distributori del latte delle aziende agricole locali. Tu vai lì con la tua bottiglia, la riempi e paghi un prezzo decisamente più basso. Ma non può essere questa la soluzione dei problemi».
Lei cosa ha in mente?
«Io credo ci si debba sedere attorno a un tavolo con tutti gli attori della filiera, dal produttore al consumatore, e dare vita a un paniere low cost».
Si spieghi.
«Le faccio l'esempio della pasta. Decidere un determinato tipo di pasta, che siano spaghetti o pennette è lo stesso, da vendere a un prezzo più basso. Invece di fare la confezione da mezzo chilo si fa quella da cinque chili scegliendo magari il prodotto non di primissima gamma, nessuna pubblicità e si risparmia sul packaging, anonimo e a basso costo».
Come per i farmaci generici?
«Il principio è lo stesso. Negli ultimi tre mesi il latte è aumentato dell'11,8%. Ecco, in questo modo si può arrivare a vendere un litro di latte a 70-80 centesimi invece che 1,20-1,30 euro».
E su che prodotti si può intervenire?
«Pane, pasta, latte, carne e frutta».
L'alternativa qual è?
«Se i prezzi continuano a crescere il rischio è che le multinazionali propongano ai consumatori schifezze a basso costo. Insomma, se non facciamo noi il low cost, lo faranno loro. E finiremo azzannati dalla grande distribuzione. Ovviamente, senza alcuna garanzia per il consumatore e, quindi, per la salute pubblica. E tutto a danno del made in Italy».