Ecco tutte le «Sanguisughe» liguri di Giordano

Un machete per tagliare via tanti privilegi, un colpo di spugna per cancellare diritti acquisiti che sanno troppo di truffa e addirittura una legge di iniziativa popolare per agire subito, concretamente, contro le «pensioni d'oro che ci prosciugano le tasche». Sanguigna e indignata ha reagito così la platea che ieri sera, all'hotel Bristol di via XX Settembre, ha ascoltato Mario Giordano, ex direttore ed editorialista del Giornale, oggi al vertice di «NewsMediaset», presentare il suo fortunato libro «Sanguisughe». Introdotto da Matteo Rosso, consigliere regionale Pdl, e da Massimiliano Lussana, caporedattore del Giornale, Giordano ha squarciato il velo su una casta di pensionati da anche 4mila euro al giorno o che hanno smesso di lavorare a 29 anni, vuoi perché politici famosi, parlamentari, magistrati, vuoi perché falsi invalidi o baby pensionati ex legge Rumor. E nel farlo non ha potuto non citare alcuni casi clamorosi liguri. Tra un ladro acrobata che all'Inps era invalido e un cieco con la patente, anche le nostre quattro province hanno offerto parecchia materia da indignazione, a partire dal giudice Mario Sossi che prende 13500 euro al mese, e da Gino Paoli, che in quanto ex parlamentare percepisce oltre 3000 euro mensili, per arrivare a Fernanda Contri, che, come ex membro della Corte Costituzionale, non vanta solo una pensione da 7000 euro, ma ha addirittura l'auto blu «a domicilio» con tutte le dotazioni, dal rabbocco dell'olio alla pelle di daino, passando per bollo e candele. «Si dice tanto che bisogna tagliare le pensioni - è la provocazione dell'autore - perché non cominciamo a tagliare proprio da queste?». «C'è tanta ipocrisia - denuncia Rosso - spesso i titolari di pensioni d'oro sono coloro che dicono che la politica fa schifo. E poi vivono da parassiti di quella stessa politica». «Buona parte delle cose che racconto in questo libro sono legali - chiosa Giordano - e questo è ancora più grave. Perché basterebbe così poco per levare la pensione a quei parlamentari che non hanno messo neanche piede a Montecitorio. Avrebbe un gran valore simbolico. E non gli chiederemmo neanche indietro gli arretrati».