Ecco il vaccino che toglie la voglia di cocaina Via alla sperimentazione

Il consumo di droga è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, tra i giovanissimi. Combattere questa piaga e ridurre il consumo entro 2-3 anni è l’obiettivo che si è imposto il governo. Con diversi strumenti: la prevenzione, i test antidroga e pure con il vaccino anti-cocaina. La conferma arriva dal capo dipartimento delle Politiche antidroga, Giovanni Serpelloni, che ha annunciato la partenza a gennaio 2009 dei primi test umani in Italia. «La sperimentazione partirà a gennaio e durerà 18 mesi - spiega -. Verrà coinvolto un corposo gruppo di volontari, ex cocainomani a rischio di ricaduta che verranno selezionati in diversi centri per ottenere una casistica più controllata». Lo studio ha alle spalle un lavoro di ricerca di quattro anni che ha messo a punto il vaccino la cui molecola base impedisce che la droga raggiunga i ricettori del cervello accendendo gli ormoni del piacere. Insomma, se un ex cocainomane ci ricasca, non sente più eccitazione né sballo.
«Il vaccino funziona visto che negli Usa la sperimentazione è in fase avanzata – spiega il medico – ma è un errore pensare che sia il rimedio assoluto. È un’arma in più accanto all’aiuto psicologico e comportamentale». L’obiettivo del vaccino, comunque, resta quello di evitare le ricadute.
Una droga infida, la «neve» come confermano i risultati di un’indagine effettuata su 3409 persone in 25 città italiane.
Lo studio, inoltre, offre anche un quadro del mercato: un grammo di coca vale 62 euro in Calabria, 80 in Emilia Romagna e 64 nel Lazio. Ma il prezzo cambia anche rispetto alle condizioni dell’acquirente: un «cliente» abituale la pagherà meno di chi la usa occasionalmente. Facendo una media del campione, ognuno ha consumato 87 dosi di cocaina in un anno e speso 1.450 euro al mese, il 33% del reddito disponibile.
Ma chi consuma coca, anche saltuariamente, ha mediamente un reddito più alto di quelli che usano altre sostanze (1.120 euro contro, ad esempio, i 740 euro di chi consuma alcol). È un dirigente, lavoratore autonomo o un professionista curioso che arriva alla coca passando solitamente per la marijuana, l’hashish e il popper. Il 75% di chi ha provato la sniffata smette (entro un anno dal primo uso), e di solito sono persone a basso reddito e timorose dei rischi legati all’assunzione. Per fortuna la platea dei cocainomani non è così elevata come si potrebbe pensare. Il 95% della popolazione non l’assume. Il pericolo vero sta tra i giovani. L’età della «prima volta» si aggira attorno ai 14 anni, ma ci sono anche casi sporadici di tredicenni e anche di dodicenni. «In quella fascia di età il cervello si sta sviluppando e l’uso delle droghe è molto dannoso» spiega Serpelloni. Da qui la necessità di monitorare i giovanissimi. Ma l’esperto sconsiglia i test casalinghi, quelli fatti a scuola, acquistati via Internet oppure quelli fatti da laboratori privati piuttosto costosi (anche 700 euro). «Serve il consenso informato di ogni ragazzo – dice Serpelloni -. Ogni rifiuto è un'ammissione. Inoltre il test va fatto nei Sert dove, non si paga nulla e si è seguiti da personale medico e specialistico fondamentale per poter affrontare al meglio i casi di tossicodipendenza giovanile».
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Carlo Giovanardi, illustra invece la politica del governo. «Contiamo di portare il segno meno davanti al consumo di ogni singola sostanza - assicura -. Dunque non solo cocaina, ma anche hashish, eroina, pasticche varie, eccetera». Un obiettivo non da poco, considerando che i consumi di droga in Italia aumentano, come nel resto d’Europa. «Ma è importante ricordare - tiene a precisare il sottosegretario - che il 99,9% degli italiani non è consumatore cronico di sostanze, mentre il 5-6% le prova o le usa ogni tanto».