Ecco la versione di Improta:"Io ricco con 95 immobili?No, lavoro per pagare il fisco"

Il sottosegretario alle Infrastrutture ha 95 fabbricati e 41 abitazioni e dichiara 249mila euro all'anno ma assicura: "Non sono ricco". E spiega: "Lavoro per pagare le tasse"

E' sempre una questione di punti di vista. Anche quando si tratta di numeri. Resta il fatto che se, come aveva promesso quaranta giorni fa, il premier Mario Monti avesse sin da subito fatto chiarezza sui patrimoni di cui gode la compagine di governo, i contribuenti avrebbero potuto farsi una propria idea sui tecnici che hanno spazzato via i politici per prendere in mano le sorti del Paese. Ci ha pensato Libero a fare un po' di chiarezza in attesa che il Professore mantenga la propria promessa. Nei giorni scorsi, infatti, il vicedirettore Franco Bechis ha snocciolato i numeri del governo Monti: fabbrica, case, terreni, ville e via dicendo. Il record? Lo detiene il sottosegretario Guido Improta, proprietario di 96 fabbricati e 61 terreni. "Non sono ricco", si affretta a replicare Improta in una intervista al Corriere della Sera in cui riesce a trasformare l'eredità in un vero e proprio guaio: "Rischio di lavorare per pagare le tasse". Un dramma vissuto quotidianamente dalla stragrande maggioranza degli italiani.

"Tutto è frutto di eredità e i fabbricati sono in realtà 95 e non 96...",  spiega sottosegretario alle Infrastrutture al quotidiano di via Solferino. Corregge Bechis nei numeri: le abitazioni sarebbero in totale 41, di cui "solo 16 sono appartamenti di mia piena proprietà", tutti derivati dall’eredità del padre Salvatore, industriale e costruttore. A questi vanno sommati altri 23 appartamenti, di cui Improta è proprietario per l’8,33%. Anche questi gli sarebbero arrivati dall’eredità del nonno, industriale e avvocato. "Ho una casa a Roma e una all’Argentario, entrambe al 50% con mia moglie - enumera Improta - quindi 22 box e 23 magazzini, quasi tutti con quota proprietaria pari all’8,33% e infine quattro cortili e cinque lastrici solari, ovvero cinque inutili terrazze condominiali". I terreni agricoli sono, invece, una sessantina, 59 per l'esattezza. "Ma tutti agricoli - si affretta a specificare Improta - e rendono poco".

Insomma, non c’è dubbio. Improta non si sente affatto un ricco. "La mia denuncia dei redditi ammonta a circa 249mila euro - spiega - 149mila da stipendio e i rimanenti 100 dalle rendite di appartamenti e terreni". I sedici appartamenti sono a Napoli, in zona Capodichino, accatastati come "abitazioni popolari e ultrapopolari" e affittati a circa 600 euro al mese. Adesso con la riforma degli estimi catastali, Improta teme addirittura di "passare un guaio". Dovrà pagare l’Imu. E non sarà uno scherzo. "Per me sarà una beffa - continua il sottosegretario - a parole sembro un riccastro e invece se non mi sbrigo a vendere un po' di appartamenti, rischio di lavorare per pagare le tasse". Benvenuto nel mondo reale!, verrebbe da dirgli dal momento che la stragrande maggioranza degli italiani lavora per pagare le tasse. Basterebbe fare un giro tra chi si strozza per riuscire a fare quadrare i conti tra mutuo, bollette e fisco. Basterebbe chiedere alle piccole e medie imprese che, come denuncia costantemente la Cgia di Mestre, rischiano di rimanere schiacciate dalla pressione fiscale. Basterebbe chiedere alle famiglie numerose che non possono godere di sgravi per i figli.

Se per Improta tutti quegli immobili sono addirittura un guaio, viene da chiedersi cosa potrebbero dire quegli italiani che a fatica pagano un affitto, che di boxe non ne hanno nemmeno uno (che, poi, non hanno nemmeno la macchina), che la banca ogni mesi esige la rata del mutuo e che, con la revisione degli estimi e con la reintroduzione dell'Imu, dovranno fare i conti con una tassa in più da pagare a fine anno. Ma è sempre una questione di punti vista.