Un 2014 senza smalto: Piazza Affari vale il 29% del pil

Ora la Borsa di Milano vale il 29,1% della ricchezza del Paese (era il 28,1% un anno fa) ma c’è da ricordare che il prodotto interno lordo si è contratto nel corso del 2014

È un anno senza smalto a Piazza Affari, che arresta il recupero dell’ultimo biennio e chiude il 2014 sui livelli di dodici mesi fa: per il Ftse Mib il guadagno è minimo (+0,23%). Non si fermano invece gli scambi, ancora in crescita con le le azioni che passano di mano a un ritmo sempre più veloce, ma il problema è che spesso sono sempre le stesse. E non è un caso che il titolo più trattato resti Unicredit. Solo l'arrivo di un gruppo di matricole, non solo sul mercato dei "pesi piuma" (Aim), ma anche su quello principale (Mta), aiuta a far salite la capitalizzazione a 470,4 miliardi di euro (438 milioni a fine 2013) con un aumento di un punto percentuale sul pil.

Ora la Borsa di Milano vale il 29,1% della ricchezza del Paese (era il 28,1% un anno fa) ma c’è da ricordare che il prodotto interno lordo si è contratto nel corso del 2014. Magra consolazione, gli altri listini europei non fanno meglio (Londra -2,9%, Parigi -1,1%) e se segnano qualche rialzo è limitato (Francoforte +2,6%, Madrid +3,8%). Al confronto con Atene (-31,8%) invece c’è da brindare. L’Italia del resto non è la Grecia: a dimostrare che i timori di contagio su altri paesi alla periferia dell’euro come il nostro sono scarsi ci pensa il rendimento del Btp decennale, ai minimi storici (1,89%) nell’ultima asta dell’anno, anche grazie all’attesa per le prossime mosse della Bce. Certo, tolta Mosca (-45,2% l’indice Rts in dollari), alle prese con la crisi del rublo, se si guarda fuori dai confini del Vecchio Continente gli investitori che hanno puntato sull’Italia non hanno da stare allegri. Wall Street, spinta da un’economia che continua ad andare, ha fatto quest’anno un altro passo avanti (a mercati ancora aperti il Dow Jones segna un rialzo 2014 dell’8,5% e il Nasdaq del 14,7%). Bene Tokyo (+7,1%), ancor meglio altre borse asiatiche (Shangai +49,6%, Mumbai +29,4%).

Tornando a casa nostra qualche titolo ha dato comunque motivi di soddisfazione. È il caso Finmeccanica, migliore tra le blue chip (+40,5%), e di Bpm e Intesa (entrambe +35%) che la seguono sul podio. La vera sorpresa è tuttavia Fca, che ha sostituito Fiat il 13 ottobre in parallelo col debutto a New York: se si considera l’andamento anche del vecchio titolo del Lingotto, Fiat Chrysler Automobiles, spinta dall’effetto Ferrari, supera tutti con balzo nei 12 mesi del 61%. Maglia nera invece per Mps (-57%), chiamata a rimediare con un nuovo aumento di capitale alla bocciatura negli stress test, in compagnia di Saipem e Yoox (tutte e due in calo del 43%). La rassegna di fine anno di Borsa Italiana segnala 342 società quotate, delle quali 285 sull’ Mta. Le Ipo sono state 26 (21 della quali all’Aim) per un valore di 2,9 miliardi di euro. Sommate a 11,1 miliardi derivanti da 27 aumenti di capitale, soprattutto delle banche, portano a 14 miliardi la raccolta complessiva. Ben altri numeri arrivano dagli scambi, arrivati a una media giornaliera, per le azioni, di 2,9 miliardi (+33,6% rispetto al 2013), pari a 720,3 miliardi di euro in controvalore annuale. Cresce poi dal 135,4% al 148,7% la turnover velocity, che segnala quanto ruotano i titoli in un anno. Il vero exploit lo hanno fatto però i derivati sul mercato Idem con una media giornaliera di 4,8 miliardi di euro (+54,1%). Confermato poi il primato di Piazza Affari in Europa per i contratti scambiati su Etfplus e sul Mot (titoli di stato).